giovedì 10 aprile 2014

Il mio paese (piazze e parcheggio)

Foto by Leonora
Sono stato in dubbio fino all’ultimo, poi ho detto sì, ammettendo che avrebbe fatto bene a candidarsi al consiglio comunale. Così ho aggiunto il mio al parere già favorevole dei nostri figli (espresso senza primarie, in un dopo cena rapido rapido, mentre lei sparecchiava e io cercavo di non farmi portare via forchetta e coltello) e Isabella ha sciolto gli ultimi dubbi: per la prima volta si cimenterà in una campagna elettorale, superando l’imbarazzo di metterci la faccia e anche il timore di non essere all’altezza, sapendo che noi siamo con lei, anche se poi dovrà cavarsela da sola.
Da parte mia metà sono contento, perché conosco l’onestà di fondo e la genuinità che la muove, mentre per l’altra metà sono preoccupato, volendo proteggerla da invidie, piccole gelosie e la naturale contrapposizione che in queste situazioni si crea. Ma non è questo il punto o almeno non il motivo per cui scrivo queste cose, oggi. Semmai mi importa condividere il motivo per cui alla fine ho ritenuto giusto che qualcuno della mia famiglia si impegnasse, dicesse sì, non mostrasse indifferenza.
La causa principale direi che è la frustrazione nel vedere un paese spaccato, una comunità che si divide su tutto, trovando a fatica i punti di incontro. Mi piacerebbe che Isabella, che è al di fuori delle logiche di appartenenza o partito, sapesse portare quello sguardo distaccato, sereno, difendendo le proprie opinioni ma anche comprendendo le ragioni dell’altro.
Sarei disonesto tuttavia se non ammettessi che nei giorni scorsi c’è stata una goccia che ha fatto traboccare il vaso dell'indecisione. Un fatto apparentemente da nulla, come l’inaugurazione di "piazza Italia", proprio a Lurate Caccivio. Il giorno successivo, mentre ci passavo davanti, guardando il cartello e ricordando l’articolo in pompa magna sul giornale, mi sono detto: “Ma com’è possibile chiamare “piazza” un “parcheggio”?”. Capisco le ragioni elettorali e anche l’amore per il proprio territorio, che come tra fidanzati e fidanzate fa sembrare principe azzurro persino un pupazzo di pezza, ma non chiamare più le cose con il nome esatto è il principio della decadenza. Perché se chiamiamo “piazza” un “parcheggio” allora anche il “giusto” può diventare “sbagliato”, il “bene comune” confuso con “l’interesse privato” e invece della “faccia” possiamo dire che è il “c…ollo” (scusatemi, so che c’era un’espressione più efficace ma non voglio esser volgare).
Con tutto il rispetto per il primo cittadino uscente, trovo l’enfasi e la retorica usata in questi anni fuori luogo per il posto dove abito, a cominciare da quell’ostinazione nel chiamarla “città”, pur giustificata dalla facoltà che la legge concede a chi supera anche di poco i diecimila abitanti.
Città di qua, città di là, città di sopra, di sotto e anche di lato, ma per me Lurate Caccivio resta un paese, il paese in cui – a differenza della città – ci si dovrebbe conoscere tutti, dove le distanze tra persone e non soltanto tra luoghi sono ravvicinate e il senso di comunità prevale sull'ampiezza. Per me infatti non è grande ciò che è vasto, bensì quello che vale molto, proprio come il paese in cui abito fin da neonato, dove ha costruito casa mio padre, in cui ho intenzione di vivere e un giorno anche di essere sepolto, prima o poi (speriamo più poi che prima).

1 commento:

Natale Carelli ha detto...

Coraggio e non abbia timori! Facce nuove e oneste per una nuova politica!