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venerdì 10 giugno 2022

Dall'altra parte della barricata (Le cose sono un po' diverse)

In questi giorni mi trovo spesso a dare buoni consigli, forse perché sono rimasto a corto di cattivo esempio.
Pur restando intimamente orso - chi mi conosce bene lo sa - mi piace ascoltare le persone, cercare di capire cosa vogliono esprimere anche quando non lo dicono, per pudore, timore, imbarazzo.
Il problema iniziale, la sfida, è sempre la stessa: provare a mettersi nei panni altrui, "camminare almeno tre lune nei suoi mocassini" come direbbero i nativi americani Sioux.
Ho un mente una frase di Nenni, che dopo una vita all'opposizione si trovò vice presidente del Consiglio. Quando Montanelli andò a trovarlo, egli disse tra lo stupito e il costernato: "Certo che, a vederle da questa parte della barricata, le cose sono un po' diverse".
Scriverlo in tempi come questi, di guerra alle porte d'Europa, potrebbe sembrare di gusto ambiguo, tuttavia provare anche soltanto idealmente a spostarsi nella barricata altrui e vedere da lì, dovrebbe essere per ciascuno un esercizio da trasformare in obbligo.
In psicologia questa capacità di porsi in maniera immediata nello stato d'animo o nella situazione di un'altra persona si chiama "empatia". Io la considero semplicemente umanità.

P.S. Scriverei più spesso su questo blog, a volte però non sono ispirato, a volte temo un eccesso di vanità, a volte mi pare che tutto ciò che c’è di essenziale sia stato detto, a volte - sempre - l’assenza di vincolo uccide la creatività, non la esalta. Lo preciso qui, nel giorno in cui insieme alle eccellenti Giulia e Marta, sono stato invitato nella nuova biblioteca del mio paese a parlare proprio di questo blog, iniziato come aquilone che mi portasse via dalla scontentezza per il lavoro che facevo e diventato nel tempo una sorta di diario di viaggio, intimo, la parte migliore dell'uomo peggiore che nella vita di tutti i giorni sono.

sabato 28 febbraio 2015

Si stava peggio (quando si stava peggio)

Foto by Leonora
Ci lamentiamo troppo, specie a casa nostra. La colpa per la maggior parte è mia, che d'istinto me la prendo per cose da nulla, insegnando ai figli la reazione più sbagliata. Una sensazione che ho da qualche tempo, un errore di cui mi sono accorto con lucidità ieri sera.
Andiamo con ordine.
C'erano pochi ragazzi ed è un peccato, perché l'incontro sarebbe stato ancor più interessante per loro, come mi  ha detto Davide (Passoni), ma la cinquantina di persone presenti e lo spirito con cui si è tenuto hanno ripagato con abbondanza l'impegno per prepararla da parte di Isabella e di chi l'ha aiutata.
Il tema del dibattito erano le nostre radici contadine. Titolo scelto: "Sotto la neve pane", anche se sotto la neve - abbiamo scoperto - di pane ce n'era poco e anche quel poco era giallo, gramo, raffermo, spesso ammuffito, accompagnato a un companatico di stenti, debiti, fame, malattie, miseria...
E' stato bravo Luigi Clerici a spiegarlo e mentre parlava riflettevo su quanto corta e vaga sia la nostra memoria. Anche quella in buona fede, alimentata dai ricordi dei più anziani e dei racconti di genitori e nonni, nati tutti però nel Novecento e dunque con una visione limitata.
Ieri ho realizzato con chiarezza che le difficoltà della generazione che mi ha preceduto e che pur mi sembrano terribili quando le sento dalla voce di mia mamma (classe 1940) sono blande in paragone a chi c'era prima. Vessazioni, carestie, cibo scarso e sempre quello, sofferenze erano la norma.
E' vero, come insegna Primo Levi, che non esiste una forma di infelicità perfetta e persino nel lager nazista esisteva una normalità che comprendeva gioie e soddisfazioni, ma se osservate con i nostri occhi e immaginate sulla nostra pelle quelle condizioni risultano d'uno spavento tale che si rizzano i capelli in testa (chi li ha).
La locandina della serata
Due i sentimenti che ho provato, mentre ascoltavo il resoconto puntale dell'esistenza di chi mi ha preceduto, degli uomini e donne sulle cui spalle siamo saliti per arrivare al punto in cui siamo ora.
Primo: siamo davvero fortunati, una buona sorte paragonabile all'aver vinto il superenalotto ogni mattina, giuro che prima di lamentarmi di qualcosa che non va, di alzare il sopracciglio per un torto nelle mancanze materiali, ci penserò dieci volti. E anche quando lo farò sarò consapevole della pochezza di quanto vado dicendo, aggiungendo al brontolare un sorriso d'ironia.
Secondo: davvero erano tipi tosti i nostri avi, gente forgiata d'una tempra di cui oggi s'è persa traccia ma a cui in altri ambiti, in differenti situazioni, noi assomigliamo, perché i cromosomi sono identici e dunque alla memoria per quanto sono riusciti a fare loro va a braccetto la speranza, la certezza anzi, che qualsiasi cosa capiti - crisi economiche, maggior tasse da pagare, diritti ritenuti fondamentali che vacillano... - sapremo reagire anche noi, sopravvivere. Cavarcela insomma.
Ed ora mi preparo alla solita filippica di Giovanni che quando si sveglierà e non troverà i frollini della sua marca preferita metterà in piedi un pianto greco che Eschilo o Sofocle sarebbero fieri di lui o di Giorgia, che monterà su tutte le furie perché alla brioche fresca portata a casa ieri sera da suo fratello non può aggiungere la Nutella (d'accordo, lo ammetto, l'ho finita io!), o di Giacomo che invece di tre simil Magnum di gelato potrò mangiarne soltanto due e imprecherà contro il cielo e gli uomini: e il dramma è che non posso incolpare loro, poiché il primo re della lagnanza per quisquiglie sono io, che per la pasta leggermente scotta o per un sugo che non è quello che mi ero immaginato posso andare avanti a menarla per mezz'ora.
Se esiste una vita dopo la morte, siano clementi coloro che mi hanno preceduto e che avrebbero tutto il diritto di farmi passare qualche secolo di purgatorio a calci nelle terga (e scrivo terga ma meriterei espressione più volgare e consona).
P.S. Devo delle scuse pubbliche a Luigi Clerici, perché per molto tempo ho sottovalutato il lavoro che faceva. Non che ne parlassi male, non ne avevo l'occasione del resto. Il mio torto è stato peggiore di colui che sparla ma a ragion veduta, poiché conoscendolo in altro ambito (lui si occupava della comunicazione del Comune di Como quando io lavoravo prima a Etv poi a La Provincia) avevo la presunzione di conoscere i suoi scritti senza averli letti. Un due più due sciocco prima ancora che sbagliato, di cui mi pento e chiedo scusa. L'anno scorso poi, quasi obbligato per non ricordo quale evenienza, mi sono trovato a leggere una sua pubblicazione e l'ho trovata eccellente, capace di coniugare il rigore storico appunto alla divulgazione semplice, lineare diretta. Una qualità che ho avuto modo di riscontrare di nuovo ieri sera.

mercoledì 10 ottobre 2012

Fiero di lei

Foto by Leonora
Da quattro o cinque giorni covava qualcosa e sbuffava quanto una mantice. Una locomitiva, meglio, anche se - per motivi giorni prima evidenti e poi via via sfumati - dallo scorso fine settimana non c'eravamo scambiati verbo. Così quando ieri sera l'ho vista attraversare tutta la sala, afferrare il microfono e chiedere la parola mi sarei voluto fare piccolo piccolo e scomparire persino, temendo che fosse fraintesa o che vista l'ora tarda e il clima torrido della serata la pazienza del pubblico fosse ancora più labile e poco propensa ai distinguo e alle provocazioni fuori tema (in certe circostanze la platea è una tigre, assai più propensa ad azzannare che ad essere addomesticata). Man mano che parlava tuttavia, mi rendevo conto di quanto il mio timore fosse meschino e il suo ardire evidente, limpido, contagioso persino.
Il soggetto è mia moglie, Isabella, e il contesto il consiglio comunale aperto indetto dal sindaco Palamara per spiegare le ragioni della chiusura delle scuole di via Bulgaro e l'ammassamento improvviso, improvvisato e provvisiorio nella struttura di via Volta. Una serata a cui ho partecipato per non tradire le aspettative di Isabella, appunto, e di mio figlio maggiore, Giacomo, che ha un senso civico inversamente proporzionale alla passione per la matematica.
Ora, della serata in sé non ho molto da dire. Quattro o cinque cose al massimo, a mo' di appunto.
Primo: osservando le reazioni della gente m'è parso di cogliere una rabbia, un'insofferenza, pronta a sfociare addirittura in violenza. Ormai si percepisce chiunque come "casta" dappertutto e come mi diceva Martina a pranzo, quest'oggi, "in ogni politico vedono Fiorito".
Secondo: il torto maggiore del sindaco credo sia stata la poca chiarezza e i molti punti interrogativi di tutta la faccenda, che hanno portato a una discussione surreale per qualunque osservatore esterno. Un po' come chiedere a un bambino: vuoi più bene al papà o alla mamma?
Terzo: se tutto fosse chiaro e alla luce del sole, non c'era neppure da discutere. Il sindaco nel maggio scorso, prima delle vacanze estive, avrebbe chiamato i genitori, informato dello stato della struttura di via Bulgaro e ordinato verifiche puntigliose sullo stabile, in modo da arrivare a inizio settembre con una relazione tecnica esaustiva e decidendo insieme il dà farsi, se chiudere la scuola e procedere immediatamente ai lavori oppure, in caso di nessun pericolo, avviare tranquillamente le lezioni. Così non è stato: per mesi non hanno detto nulla, poi ad agosto inoltrato la decisione e a settembre la sorpresa.
Quattro: i tempi della decisione, i modi e la scarsa informazione hanno portato il sospetto che oltre la nobile facciata dell'attenzione per la sicurezza degli innocenti si celasse un'astuta (apparentemente astuta) scelta politica, cioè quella di un valzer degli edifici scolastici, ungendo la volontà amministrativa con il fenomenale balsamo della necessità tecnica.
Quinto: più che i disagi, decisiva in questi giorni mi pare esser stata la sensazione di esser presi in giro che accomuna molti genitori. Nessuno sano di mente può infatti biasimare una scelta che va nella direzione della sicurezza, ma se sento che questo è il tranquillante per far passare altre decisioni sopra la mia testa, allora mi arrabbio e mi impunto, pretendendo chiarezza.
Per il resto, concordo con quello che ha detto Isabella, la cui scintilla che ha scatenato il sacro fuoco è stata la visita che ha fatto ieri pomeriggio nel cantiere quasi ultimato della biblioteca, che il sindaco vuole trasformare cocciutamente in scuola. "E' bellissima, un gioiello" dice Isabella, che a differenza mia non ha abbandonato la speranza che il primo cittadino si ricreda, che non compia lo scempio di fare come si fa con i vestiti vecchi, ricavando un paletot da una giacca o mettendo insieme una scarpa e una ciabatta.
"Cambiare la destinazione d'uso significa affossare definitivamente la possibilità che nel centro di Lurate sia piantato un seme di conoscenza, di dialogo, di incontro, di cultura". Questo ha detto Isabella, senza badare al fatto che sulla persona Rocco Palamara non abbiamo pregiudizi, che per noi è un onore avere per amica sua moglie Teresa e i suoi figli Giuseppe e Simone e anche lui, che abita dirimpetto a nostra cognata ed è sempre cortese, gentile. Però se come sindaco sbaglia non glielo mandiamo a dire. Mia moglie più di me, perché oltre ad esser più chiara è pure più coraggiosa ed è anche in momenti come questo che io sono fiero di averla sposata.

venerdì 10 febbraio 2012

I libri alla rinfusa (guai metterli in gabbia)

Accidenti. Da sabato a venerdì, un solo post: sono stato pigro questa settimana. E anche l'altra non è che sui tasti del computer mi sono spezzato le nocche delle dita (che suona bene, anche se sui tasti sono i polpastrelli e non le nocche ad esser messi a dura prova).
Leggo molto e, eccetto per lavoro, scrivo poco. In queste settimane ho via via ridotto le distrazioni - alcuni delle quali piacevolissime - concentrandomi su poche cose, ciò che a mio parere veramente conta. Vorrei e dovrei disperdere ancor meno energie, però non è bene oltrepassare una sorta di soglia fisiologica che permette di distinguere l'uomo dall'automa. A ben pensarci infatti alcune tra le cose più belle della vita sono arrivate senza che le cercassi, semplicemente trovandole durante il viaggio, senza meta. Un dono più che un progetto insomma. E' la medesima ragione per cui le migliaia di libri che decorano la mia casa non sono catalogati uno ad uno, con efficienza asburgica, bensì giacciono in ordine sparso su mensole, comodini, tavoli, scaffali... Il motivo è semplice e duplice. Primo: messi così, alla rinfusa, sono più belli. Secondo: quando ne cerco uno ne trovo per strada dieci, venti altri, così la curiosità è mai doma e la fortuna può rivelarsi in tutta la sua grazia, travestondosi da casualità mentre in fondo - lo so - sono dei segni della provvidenza.

Foto by Leonora

giovedì 13 ottobre 2011

Più biblioteca per tutti (invito per sabato)

Il giorno e l'orario forse non sono dei più felici (io, ad esempio, lavoro), ma l'appuntamento vale una presenza. Se non potete andare voi, mandate la moglie, il marito, la mamma, i figli, un parente anche oltre il terzo grado, il cane, gli amici, i conoscenti, i vicini di casa, fermate i passanti per strada e dite loro ch'è importante, che ne va più dell'evento in sé, che in gioco c'è addirittura la democrazia.
Siamo parlando dell'incontro che si terrà dopo domani (sabato mattina) alle undici e mezza, di fronte al Comune di Lurate Caccivio per ribadire civilmente che la nuova biblioteca va aperta, che attendere altri mesi è un tesoro sprecato, per chiedere insomma alla attuale amministrazione un gesto di coraggio, oltre che di buon senso e di speranza.
Altre parole non servono, anche perché sull'argomento ho già scritto e non ho cambiato idea.
Gli organizzatori mi hanno chiesto di fare un breve intervento, ma come ho detto lavoro e faccio un mestiere tale per cui non posso dire "Tanti saluti, ci vediamo dopo", perché le notizie non aspettano. Alle dodici e mezzo conto di esser di ritorno, ma non so se durerà tanto.
In ogni caso ci saranno mia moglie, mia madre, i miei figli, gli amici... E a chi teme che partecipi poca gente, dico due cose.
Primo: le battaglie si giudicano dalla bontà degli argomenti, oltre che degli obiettivi.
Secondo: in una società in cui moltissimi si disinteressano e badano esclusivamente al proprio orto, chi vuole il bene del proprio paese e mette al primo posto la cultura, i giovani, ha già vinto e raccoglierà i frutti di certo. E' solo questione di tempo.

Foto by Leonora

venerdì 4 marzo 2011

La biblioteca di Lurate Caccivio sarà femmina


Speriamo che sia femmina. E infatti lo sarà, la nuova "biblioteca / centro civico" di Lurate Caccivio, appena il sindaco si deciderà ad aprirla, comprendendo non solo ch'è giusto averla lì, dov'è stata progettata. E sono certo che sarà così. Non solo perché lo stesso sindaco Palamara prima o poi capirà che ha solo da guadagnarci a tagliare il nastro e fare bella figura ad inaugurare un'opera che praticamente s'è trovato già bella e pronta, piuttosto che tenerla bloccata per anni, con la vaga promessa che "forse, magari, può darsi, probabilmente" fra tre anni ci rimetterà una parte della scuola elementare. Tanto più che, se fosse lungimirante, potrebbe lo stesso perseguire il suo disegno, aprendo la "biblioteca / centro civico" e impegnandosi ugualmente a ristrutturare tutto il resto, secondo ciò che lui pensa giusto, rimettendo poi ordine ai vari edifici una volta che potrà farlo per davvero e non promettendo promettendo senza garanzia alcuna che riuscirà a fare questo e quello.

In ogni caso, non è del sindaco che volevo parlare, ma di tutti quegli uomini e quelle donne che si stanno impegnando non per soldi, non per gloria, non per potere, bensì per una semplice idea che reputano giusta. Soprattutto le donne. L'ho capito ieri sera, tornando a casa tardi, notando sulla rampa delle scale tre enormi cartelloni e un cesto di volantini che Isabella, insieme ad altre amiche, ha distribuito stamane al mercato. L'ho capito perché bisogna avere fede in un principio e sapere di essere nel giusto se ci si alza presto e si dedica l'unica mattinata libera della settimana per restare al freddo, sotto la pioggia, a parlare con la gente, accettando di discutere e sostenendo le proprie ragioni senza timore di giudizio alcuno. L'ho capito perché so quanto sanno essere generose ma soprattutto ostinate le donne, che a differenza di noi uomini sanno cos'è il puntiglio e una volta stabilito l'obiettivo, raramente mollano la presa prima di raggiungerlo. E sono proprio le donne l'anima vera di una battaglia che non ha alcun colore politico ed è trasversale, va da destra e sinistra, andata e ritorno, affrontando una semplice questione amministrativa, che però riguarda il nostro paese, la comunità in cui viviamo, il presente e soprattutto il futuro. Ecco perché non invidio il sindaco, professor Rocco Palamara, che potrà pure essere cocciuto, ma su questo tema si gioca non soltanto la poltrona, ma anche il ricordo che lascerà della sua amministrazione, per generazioni e generazioni. Con qualcuno potrà pure fingere ch'è una questione di fazioni, con altri continuerà a sventolare la bandiera della nostalgia, ma alla lunga la questione rimarrà nella sua nuda semplicità: tagliare un nastro e prendersi un applauso, ripromettendosi di fare ancora meglio in futuro, oppure lasciare tutto com'è, mantenendo un edificio nuovo vuoto e cominciando una serie di battaglie con chi ha già l'elmetto in testa: i genitori delle attuali elementari, gli insegnanti, gli anziani del circolo delle bocce, che faranno le barricate quando capiranno che a breve saranno sfrattati, per allargare un plesso che ad oggi è perfetto per la biblioteca, ma troppo piccolo per la scuola. Senza contare il bilancio comunale in rosso, dove sarà difficile persino trovare i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti, figuriamoci reperire milioni e milioni di euro, lasciando nel mentre tutto paralizzato, sospeso. Ecco perché so che alla fine avranno ragione loro, le donne. Adesso o fra tre anni, quando si andrà a votare di nuovo. In ogni caso, per quando sarà inaugurata, propongo che l'aula magna della futura "biblioteca / centro civico" sia intitolata a tutte "Le donne di Lurate Caccivio". Se lo meritano, più di chiunque altro.


Foto by Leonora