Sei nata all’alba del millennio e stendi i tuoi anni come panni da asciugare al sole: ognuno un colore e un tessuto diverso, ma tutti che odorano di bucato.
Oggi ti sei laureata magistralmente, avverbio impegnativo, con massimo dei voti e lode per una tesi scritta e discussa su “Method and Disagreement in Analytic Philosophy” (Metodo e disaccordo nella filosofia analitica), che pare un titolo difficile già in italiano e in effetti lo è. Anche se il mio collega Carlo, quando gliel’ho accennato, l’ha ridotto a un concetto semplice: «Se ci pensi, è ciò che distingue il pensiero occidentale e scientifico: non soltanto la possibilità di dissentire, bensì il valore del disaccordo e, in fin dei conti, della diversità».
Sono così fiero di te che neanche vorrei dirtelo. Il rischio di risultare stucchevoli è altissimo e quel che conta davvero, tra padre e figlia, trova voce nel silenzio. E negli occhi limpidi che lo sostengono.
P.S. Qualche giorno fa era il nostro onomastico. So di sembrare melenso dicendo che nel nome di ciascuno è custodito, come in un gheriglio di noce, un destino.
Il nostro, “geōrgios”, è quello di coltivare, cominciando dalla semina e dal mettere a dimora, continuando con il prenderci cura di chi ci sta attorno, come fosse un giardino.

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