Venti righe. Indro Montanelli sosteneva che in venti righe si può raccontare tutto. Bastano tre parole invece per spiegare le ragioni di questo blog: comunicare, in libertà. Per il resto, vale per me ciò che scrisse Jorge Luis Borges, "I miei limiti personali e la mia curiosità lasciano qui la loro testimonianza".
domenica 3 ottobre 2021
Quando cala l'oscurità (La luce dentro)
sabato 2 ottobre 2021
Lasciare un'impronta (Desiderio e cambiamento)
domenica 6 aprile 2008
Dove andiamo? Ci sarà posto?

Non voglio né potrei aggiungere nulla allo scontato, dicendo che si tratta di persone speciali, che mi fanno sentire ottimista per il futuro.
In questi giorni poi non sono molto presente, con la testa intendo. Vivo un po' nel mio mondo. Capita.
Ciò non toglie che in un momento di lucidità, meditando su quel benedetto futuro dell'informazione che mi sta a cuore, riflettevo su questo:
- La logica di sviluppo e di propagazione delle informazioni “in rete” non conosce verticismi, bensì coordinate orizzontali. Per dirla con un esempio che mi pare efficace: in Internet vince non chi ha un megafono più potente, bensì chi è abile a creare un passaparola più rapido e autorevole.
- Ciò che nella carta stampata ha perso smalto (citare le fonti, non “addomesticare” le notizie, accettare il confronto e se si è sbagliato chiedere scusa) in Internet é una necessità, pena la gogna e la perdita di ciò che distingue tuttora il potente strumento di informazione dal blogger, cioè l’autorevolezza, la certezza di serietà nel reperire, verificare, presentare la notizia.
E cosa centra il Pizza Blog con tutto questo? Nulla forse, se non per un aspetto: giovedì sera mi sono trovato attorno a un tavolo, con persone che stanno preparando la tesi, o che si occupano di grafica, che fanno i commercialisti e i docenti universitari, i consulenti d'informatica e gli addetti del settore tessile, i "responsabili della comunicazione nelle situazioni di crisi aziendale" e i fotografi, e ho compreso più cose sul futuro dell'informazione che stando a contatto per giorni con la maggior parte dei giornalisti.
Forse siamo troppo presi dal mettere un piede dopo l'altro, dal continuare passo dopo passo il cammino, per comprendere dove ci stiamo dirigendo e qual è l'intero itinerario.
Mi viene in mente una vecchia battuta "esistenziale" di Woody Allen: "Chi siamo? Dove andiamo? Ci sarà posto?"
Foto by Leonora
lunedì 28 gennaio 2008
Esmeralda e noi

Erano i miei amici, i miei nuovi amici, e io non c'ero. Il resto è solo "chiacchiere e distintivo". Cercherò di farmi perdonare, intanto ammetto che mi sono mancati. Mi sono mancati un sacco.
Chiusa parentesi, volevo aggiungere un ringraziamento al mio amico Raffaele, che mi ha regalato un libro della edizioni Leonardo International, a cura di Marco Impagliazzo, dal titolo: "Il caso zingari".
I testi sono di autorevoli studiosi, tra i quali Giovanni Maria Flick e Amos Luzzatto, con un'introduzione di Andrea Riccardi, in cui tra l'altro si legge:
"Questo libro vuole essere un contributo a una cultura politica di ampio respiro, non appiattita sull'emozione del momento o sugli archetipi del nemico, nomade, straniero. E' una rimeditazione di un dramma - quello dello sterminio degli zingari ad opera dei nazisti, dopo una secolare persecuzione - la discussione di un caso, ma anche la proposta di un ripensamento sulle politiche per gli zingari, a partire dalla scuola, cioè dall'investimento sui più giovani. E', anche, un richiamo al pericolo dell'antigitanismo, che viene da una storia antica e si fa disprezzo verso un intero popolo. L'antigitanismo ci rassicura che il nemico della nostra sicurezza è lì, davanti a noi, nei campi, sudicio, accattone, infido, ma in fondo debole, facilmente schiacciabile. L'antigitanismo è un prodotto della paura delle nostre società e si alimenta di stereotipi antichi oltre che dell'esperienza di un contatto, non sempre facile, molto particolare, con gli zingari".
E' questa frase che mi ha colpito: "...il nemico della nostra sicurezza è lì, davanti a noi, nei campi, sudicio, accattone, infido".
E' vero, anche per me che credo di essere antirazzista, aperto alle culture più diverse, convinto dell'importanza del dialogo inter religioso, non prigioniero di pregiudizi. Invece li ho. Nei confronti degli zingari li ho. Per ignoranza, credo. O forse perché in fondo sono "deboli, facilmente schiacciabili".
Non ci avevo mai pensato. Non finché Raffaele mi ha "casualmente" regalato questo libro. Lo leggerò.
P.S. Il libro sugli zingari sarebbe stato un seme gettato sui rovi o tra i sassi se giovedì scorso, su Raisatcinema, non avessi visto insieme al mio figlio più piccolo, Giovanni, un film del 1939, tratto dal romanzo di Victor Hugo "Notre Dame de Paris". Mentre lo guardavo, pensavo al fatto che gli zingari erano a quel tempo perseguitati, che la società del tempo aveva nei loro confronti un sacco di pregiudizi, ma anche al fatto che uno scrittore nonché politico come Hugo avesse scelto di darne una visione positiva, assegnando alla zingara Esmeralda e ai suoi compagni il ruolo di protagonista, in positivo.
Mi domandavo la reazione dei benpensanti di allora, se oggi una scelta del genere sarebbe ripetibile da parte di un romanziere inserito nel "sistema" com'era Hugo. E mi chiedevo se era lui coraggioso o gli zingari diversi o se, tutto sommato, la società dell'Ottocento fosse più aperta della nostra, nel ventunesimo secolo. Domande che ho lasciato sospese a mezz'aria e sarebbero finite nel dimenticatoio se non ci fosse stata la coincidenza del libro ricevuto.
mercoledì 23 gennaio 2008
al Hattabi, il grido e l'uncino

domenica 18 novembre 2007
Epicuro il saggio
Approfittando della domenica, oltre ai riti festivi, ho trovato il tempo per dilettare mente e spirito con gli “Aforismi” di Epicuro.
Ne trascrivo tre.
- “Da ogni cosa ci si può mettere al sicuro, ma nei riguardi della morte viviamo in una città senza mura”.
- “Nei discorsi tra quanti amano ragionare, guadagna chi perde, perché impara”
- “L’uomo onesto coltiva saggezza e amicizia, l’una è un bene mortale e l’altra immortale”
martedì 13 novembre 2007
"Il ballo..." in sei frasi

- Pag. 124 "In poche parole, Francois viveva esattamente la sua età. E, di tutte le stagioni, la primavera, se è quella che sta meglio indosso, è anche la più difficile da portare".
- Pag. 126 "Vivere una fiaba non meraviglia. Solo il suo ricordoce ne fa scoprire il miracolo".
- Pag. 160 "... loro opponevano la stizza al suo entusiasmo: la carrozza era sporca, un attore non sapeva la sua parte... Gli intenditori devano lamentarsi, pensavano. Ed è ahimè! ciò che dal basso in alto pensano tutti".
- Pag. 162 "Semplicemente, la signora de Séryeuse non nutriva contro la pigrizia il pregiudizio che nutrono gli umili".
- Pag. 169 "Il conte d'Orgel nasceva a un sentimento nuovo. Aveva sempre evitato l'amore come una cosa troppo esclusiva. Per amare ci vuole tempo libero, e le frivolezze si accaparravano il suo".
- Pag. 176 "Ci sono degli esseri come i mari; negli uni, l'inquietitudine è lo stato normale; altri sono un Mediterraneo, che si agita solo per un po' e poi ripiomba nella bonaccia".
venerdì 9 novembre 2007
"Il diavolo..." in quattro frasi

- Pag. 22 "Mio padre e i miei fratelli si erano annoiati, ma che importava? La felicità è egoista".
- Pag. 63/64 "L'etichetta di corte è piuttosto semplice, come tutto ciò che è nobile. Ma nulla eguaglia in enigmi il protocollo del popolino".
- Pag.67/68 "Ma l'amore è pigrizia benefica, come la molle pioggia che feconda. Se la gioventù è ingenua, è perché non è stata pigra. Ciò che indebolisce i nostri sistemi educativi è che si rivolgono ai mediocri, a causa del loro numero. Per una mente in movimento la pigrizia non esiste. Io non ho mai imparato di più che in quelle lunghe giornate che, dal di fuori, potevano sembrare vuote, e in cui osservavo il mio cuore novizio come un arricchito osserva i propri gesti a tavola".
- Pag. 73. "Me ne avvalsi come quei despoti che s'inebriano di un nuovo potere. La potenza si dimostra solo usandola con ingiustizia".
Per concludere, aggiungo che più del libro in sè mi è piaciuta la biografia dell'autore, talento precocissimo e morto a soli ventidue anni.


