Venti righe. Indro Montanelli sosteneva che in venti righe si può raccontare tutto. Bastano tre parole invece per spiegare le ragioni di questo blog: comunicare, in libertà. Per il resto, vale per me ciò che scrisse Jorge Luis Borges, "I miei limiti personali e la mia curiosità lasciano qui la loro testimonianza".
mercoledì 4 ottobre 2023
Hai voluto la bicicletta (E io sto fermo)
lunedì 3 ottobre 2022
In viaggio (Alla ricerca del buono)
sabato 31 luglio 2021
Il cielo d'Irlanda 2 (Il trapezista ostinato)
Venirti a trovare non è stata una mia idea, pigro come sono e riottoso a mettermi in moto, preferendo viaggiare con la mente, come spesso mi capita, tuttora, nonostante gli anni.
A insistere è stata piuttosto tua madre, con l'ostinazione e la tenacia che la distingue, premiata da quell'abbraccio nel ritrovarti che mi ha fatto sentire grande e al tempo stesso piccolo, rispetto al bene che lei ti vuole (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi, che infatti apro, sul nodo che lega due creature che hanno condiviso uno stesso grembo, un sentimento che in natura, per intensità e frequenza di vibrazioni, non ha pari, schianta qualsiasi paragone con il resto).
Ho archiviato tutto ciò nel seminterrato dei ricordi, assaporandolo di tanto in tanto, consapevole che ogni giorno qualcosa si perde, ma alla fine, per decantazione, resterà il meglio, il nocciolo delle emozioni, cioè il piacere di averle provate.
Se ne scrivo qui è proprio per lasciare un segnaposto, un pro memoria per i giorni a venire, abbinato all'orgoglio di aver visto lì una parte dell'Italia migliore, i tuoi amici di Caserta e di Salerno e di Bari, che in quel paese dove per gran parte dei giorni piove e tira vento si guadagnano un poco più del pane e lo fanno senza fanfare né medaglie, impegnandosi, in silenzio.
P.S. Mi hanno insegnato che "chi si loda si imbroda" e che "ogni scarrafone è bell' 'a mamma soja", perciò non mi sfiora neppure il pensiero di caricarti sulle spalle elogi fuori luogo.
A differenza di chi parte per necessità tu lo hai fatto per scelta, con la rete del trapezista ben spiegata sotto. Non è un dettaglio trascurabile, accessorio.
Però misurare la distanza che ogni mattina alle sei e mezza fai in bicicletta per recarti al lavoro; immaginare il maltempo che quasi sempre c'è lì e quanto arrivi zuppo, prima ancora di cominciare il turno; notare i calli, le fiacche, le cicatrici sul palmo e sul dorso delle mani, mi hanno fatto sentire fiero di te, degno erede - più di me - di chi ti ha preceduto.
venerdì 15 gennaio 2021
Il cielo d'Irlanda (Buon vento)
martedì 7 luglio 2020
La stagione della farfalla (Attesa e pazienza)
lunedì 14 ottobre 2019
Davide contro Golia (La dignità della leggerezza)
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Mi racconta Roberto che Lindbergh riuscì nell'impresa della traversata atlantica per uno sgravio: gli altri puntavano sulla potenza, aumentando i motori per poter coprire più distanza ma nel contempo dovendo sopportare un peso che faceva da croce tombale ai sogni di gloria e alla loro stessa vita: lui scelse un motore solo, la leggerezza, e arrivò dove nessun altro aveva volato prima.
Un secolo dopo debbo all'aviazione una lezione analoga, anche se più personale, banale, prosaica.
La compagnia Ryanair, nel tentativo di massimizzare i profitti, impone gabelle sempre più minuziose, a cui nei rari viaggi che faccio mi picco di replicare con altrettanta ostinata e certosina pedanteria.
È così che - memore tra l'altro che il post più letto di gran lunga sul mio blog è questo, sulla virtù del togliere - ho accolto senza batter ciglio l’indicazione di contenere il bagaglio gratuito consentito alle misure lillipuziane di una borsetta, applicandomi con attenzione per portare con me il meno possibile, pur restando al di sopra della decenza, cioè prevedendo cambi di biancheria e abiti sufficienti per non restare senza in caso di freddo o pioggia.
Sono rimasto stupito e dunque provo indiretta gratitudine per il “gigante cattivo” dei cieli, poiché ho scoperto quanto poco serva, oltre alla piacevolezza di viaggiare lievi, di riuscire a godersela lo stesso, se non di più, senza peso in eccesso e zavorra.
P.S. Siccome ogni Davide, quando affronta un Golia, per vincere deve puntare alla guerriglia più che a una battaglia ad armi pari dichiarata, confesso di aver escogitato piccoli, innocenti diversivi, che riporto qui, per un’espiazione catartica, ammettendo che se dovessi sentirli raccontare messi in atto da qualcun altro ne riderei o ne resterei scandalizzato, giudicandolo meschino al limite della grettezza. Chiedo scusa dunque alla dignità d’essere umano e ai millenni di civiltà che mi hanno preceduto se prima di imbarcarmi, per ridimensionare lo zaino, ho indossato un maglione, una felpa e tre giacche (una però senza maniche), infilando nelle tasche tre paia di calze, una mutanda (pulita!) due libri, il caricabatterie del telefono, il telefono, un cappellino, sei pasticcini in una scatola esagonale, un deodorante (mini), lo spazzolino da denti e una maglietta da calcio del Portogallo (da regalare).
sabato 10 settembre 2016
Padri e figli (Ascoltarsi in silenzio)
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| Foto by Leonora |
La tua voce, bassa, profonda, pacata, irrompe improvvisa, uno squarcio, ma uno squarcio che cuce, che in un istante cancella e annulla tutto attorno e nel mezzo restiamo soltanto noi due, tu e io. Mi accorgo allora pienamente di quanto sei cresciuto, anche dentro, provo ammirazione per l'uomo che sei diventato, anche se resti un ragazzo. Ascolto i tuoi ragionamenti e mi viene in mente il mio, di un padre. Sorrido pensando che anche con lui funzionava così: io gli parlavo quando lui sapeva restare in silenzio, davo risposte a domande che non poneva, pesce che affiora a pelo d'acqua se nulla increspa la superficie, se il lago rimane placido, indisturbato. (L'esatto contrario di molte madri, che invece interrogano di continuo lamentandosi di non sapere mai nulla, di sbattere sempre contro un muro).
Ogni stagione ha i suoi frutti, sono appagato da quelli che mieto adesso, accorgendomi di essere sul culmine di un dosso. Mi commuovo facilmente (vedendoti allenare i ragazzini, all'oratorio, ad esempio, o per un complimento che ti riguarda e che mi giunge all'orecchio). Non credo tu sia migliore di altri, non ho mai preteso lo fossi, preferendo l'eccezionalità delle persone normali, che sanno mettere in fila ciò che conta davvero, imparando da ciascuno e insegnando a nessuno. Neppure provo preoccupazione per il futuro, conscio che percorrerai la tua strada, augurandomi unicamente che tu sia appunto sereno, sorridente, cordiale e gentile con chiunque, per primo e soprattutto con te stesso.
martedì 30 agosto 2016
L come Luglio (e come L'America)
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| Foto by Leonora |
- La colonna sonora di J-Ax, imposta da Giovanni, Giorgia e Giacomo.
- New York più sporca di come la ricordavo.
- I viaggi in auto e le autostrade a quattro corsie, con il prato nel mezzo.
- Gli scoiattoli rossi, che lì sono considerati invasori (qui gli invasori sono quelli grigi, i loro: questione di punti di vista).
- Gli animali selvatici, moltissimi, che sbucano da ogni parte e convivono con l'uomo (coyote, puzzole, cervi, i chipmunks, cioè i Cip e Ciop della Disney e Alvin superstar della 20th Century Fox, serpenti, orsi, tassi, procioni...).
- L'ossessione che Donald Trump diventi presidente.
- Le case di legno, con il patio.
- Lo stile italiano o greco delle abitazioni, ma di una Italia e una Grecia arcadica che hanno in mente loro.
- Il rispetto delle regole e pure una burocrazia molto meno invadente della nostra, con una libertà simile a quella che qui c'era negli anni Settanta, quando - ad esempio - andare per strade di campagna su una vecchia auto senza targa e da rottamare non era uno scandalo né un crimine abominevole.
- La lentezza ai margini dell'indolenza di chi svolge un lavoro a contatto con il pubblico.
- I laghi vasti quanto un nostro mare, ma bassi, più dell'Adriatico.
- Le distanze.
- Gli spazi.
- L'assenza di recinzione tra le case (avendo così tanto spazio a disposizione a dividere provvedono già le distanze: mi viene in mente il paragone con la Valtellina, dove per un termine di confine spostato di mezzo metro in un bosco o peggio in un prato si veniva alle mani e si portavano rancori destinati a durare generazioni).
- I "garage market" del sabato mattino, perché gli americani sprecano molto ma buttano via poco (lo so, è una contraddizione, ma con le contraddizioni da che mondo è mondo conviviamo).
- La fila lunghissima, di fronte alla chiesa di San Francesco, sulla Trentunesima, la domenica mattina, per fare colazione gratis.
- La frutta fresca già pulita, già lavata, già selezionata, già confezionata.
- I recipienti da un gallone, quasi quattro litri, di limonata.
- I fast-food che hanno lo stesso nome e gli stessi arredamenti di quelli in Italia, ma sapori, menù e pietanze differenti (d'accordo Giovanni, non c'era il McToast, però non era il caso di farne un dramma cosmico e limitarsi a mangiare soltanto patatine per tutto il viaggio!).
mercoledì 22 febbraio 2012
Father and son
Due giorni a Madrid con Giacomo, un regalo di Natale goduto a febbraio. Padre e figlio insieme, poche chiacchiere per un'intimità sazia di sguardi più che di parole; l'essenza delle cose si coglie anche in silenzio, mentre si cammina, si guardano i negozi, si viaggia in metropolitana, si mangia. Tendenzialmente da McDonald.Siamo stati bene, senza ansie, senza recite, senza fretta, venendoci incontro con reciproco riguardo, non facendo pesare all'altro nulla. Si è stupito per il Santiago Bernabeu, per la vista dall'aereo, per la mole del rinoceronte allo zoo, per il corteo di almeno un milione di persone in cui ci siamo imbattuti appena arrivati, la domenica. Io più di lui, vedendolo alto come me, sulla rampa di lancio della vita.






