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venerdì 23 gennaio 2015

Diciotto (auguri, Giacomo)

Foto by Leonora
La notte in cui sei nato; il pianto che non arrivava; tua madre che ti teneva in grembo e sorrideva, il mattino dopo; la faccia di tuo nonno e gli occhi lucidi quando per la prima volta ti ha visto; la culla con il fasciatoio accanto, con una trapuntina patchwork sul blu; il primo bagnetto; la maglietta verdina di Winnie Pooh con la faccia davanti e la coda pon pon sulla schiena che ti aveva regalato Simona; la sera in cui avevi la febbre alta e hai perso conoscenza e io ero al Pianella a vedere una partita di coppa Korac di Cantù contro una squadra albanese; la sera di qualche mese dopo in cui l'episodio s'è ripetuto e io ero a casa perché Zambrotta esordiva in nazionale e dovevo scrivere un articolo per il Corriere di Como ma non l'ho mai scritto, perché hai smesso di respirare e sembravi morto e l'ambulanza non arrivava mai e stranamente non sono svenuto e poi quando finalmente ho sentito la sirena nel nostro cortile hai aperto gli occhi ed eri vivo; il primo giorno di asilo; il pomeriggio del tuo quarto compleanno, quando mi hai visto dall'altra parte della strada e all'improvviso ti sei divincolato dalla stretta di mano di tua mamma e hai fatto per attraversare la Varesina e ti sei fermato di colpo e a un centimetro del tuo naso è sfrecciato un camion a sessanta all'ora e tutto l'universo mi pareva avesse trattenuto per un istante il respiro (ho avuto allora la percezione esatta, certa, che l'angelo custode esistesse davvero); le innumerevoli visite al Pronto soccorso per tagli, zecche, bronchiti; le tue gambe ad archetto che sembravi John Wayne a cavallo, mentre oggi sono dritte come un fuso; la gallina che hai lanciato facendo canestro, in giardino (deve esserci ancora da qualche parte il video); la camicia scozzese di flanella e la foto con il nonno, in Valtellina, al Prato Maslino; la tua passione di cercatore di funghi; le moltissime sere trascorse al circolo delle bocce, sempre con il nonno, e i gelati e la gazzosa che ti facevi comprare ogni volta; la prima gita che hai fatto senza di noi, a Grosio, con Angelo e Raffaele e rispettive famiglie e ci hanno telefonato a mezzogiorno dicendo che c'era stato un piccolo guaio e alla sera sei tornato con il braccio ingessato, dopo averlo rotto cadendo da un masso; le mille costine che hai mangiato, spolpandole fino all'osso; i mille Magnum ma sottomarca Bennet - all'anno - che ti sei sbafato e che ti sbafi tuttora, con una media di tre al giorno; i mille barattoli di Nutella, anch'essi divorati in prevalenza sul divano; la mille partite a pallone; la vittoria del torneo di Lurate del Csi; il trofeo come miglior giocatore al torneo di Cirimido; i campionati alla Faloppiese; la prima e unica volta in cui hai detto una parolaccia in campo (eravamo a Legnano, ci rimasi malissimo, l'arbitro ti ammonì e da allora sei tornato a essere quasi un lord, in campo); la semifinale del Gianni Brera a Cantù, che per me resta la tua partita migliore, perché trascinavi tutto il gruppo; le tue lacrime trattenute dopo il campionato perso all'ultima giornata, lo scorso anno, con il Parè; i film visti insieme; le puntate del tuo programma preferito, DeeJay chiama Italia in tv; l'ammirazione per Sconcerti e i racconti di Buffa; tutte le partite viste in tv della Juventus; la gare dal vivo allo Juventus Stadium; la gita soli, io e te, a Madrid, e la visita al Santiago Bernabeu; le delusioni del Terragni; la maturità con cui hai affrontato quelle delusioni e ne sei uscito più forte, migliore, maturo; le tue decine e decine di amici; gli auguri che ti hanno fatto, oggi; il carattere che hai, solare, aperto; l'educazione e quel tuo salutare sempre tutti, per primo; la richiesta che a casa nostra, a tavola, si pranzi o si ceni sempre con qualcuno, parenti o amici che siano; la tua faccia triste ai funerali dei nonni; le discussioni di politica e la tua pacatezza, non disgiunta dall'entusiasmo e dal credere fortemente che le cose possano cambiare, nonostante il vecchio, il marcio; i quattro o cinque episodi che indirettamente mi hanno fatto capire che potevo fidarmi di te, che non ti fai facilmente trascinare dagli altri, che sei dolce ma altrettanto inflessibile quando ti impunti; l'ingenuità e il senso di colpa per sbagli che fanno tutti anche se tu non lo sai; le discussioni con tua madre, quando rispondi indolente e lei giustamente va in bestia e io non prendo mai abbastanza la sua parte perché in fondo penso che sei già bravino e poteva andarci peggio; il vederti crescere così alto, robusto; le risate; soprattutto le risate, limpide, squillanti, quella voglia e quel gusto di ridere, senza preoccupazioni, senza tempo...
Oggi compi diciott'anni Giacomo e per quanto mi sforzi di ricordare i momenti belli trascorsi insieme sono troppi, così come troppe sono le raccomandazioni che vorrei farti. Rinuncio in partenza, evitando di ribadire ciò che già sai e che le parole d'altra parte non possono esprimere compiutamente. Averti, vederti crescere, insieme ai tuoi fratelli, è un privilegio, oltre che il dono più bello che abbia mai ricevuto. E lo è ancora di più perché pur intuendomi radice sento che sei altro da me, un essere inimitabile, unico.
Che la vita sia generosa con te, ma che tu sappia sorridere anche nei tempi grami, che certo arriveranno, senza spezzarti, se saprai restare un po' del bambino che eri pur diventando un uomo.

domenica 7 agosto 2011

Francesco Corrado, il casinò di Campione e le castagne al fuoco


Non ho amici. Non sul lavoro almeno. La mia regola è: per me pari sono.
Non mi riferisco ovviamente ai colleghi, né alla dozzina di persone a cui sono più legato, quasi tutte conosciute quand'ero bambino o ragazzo. Nessuna di loro però è famosa o ha incarichi pubblici, per cui è raro se non impossibile che interferiscano con ciò che sul giornale scrivo. Tutti gli altri - politici, imprenditori, docenti, funzionari pubblici e privati... - posso permettermi di trattarli al medesimo modo, senza debito di riconoscenza nei confronti di nessuno. Qualcuno m'è più simpatico, ovviamente, qualche altro meno, ma ciascuno lo valuto dai fatti, tenendo le mani libere per scrivere ciò che voglio. Una garanzia basilare per me stesso e per loro, che possono contare sulla limpidezza di giudizio, pure quand'è critico e poco generoso.
Se però esiste un'eccezione essa risponde al nome di Francesco Corrado. Chi legge questo blog e ha buona memoria (dubito che la soglia di tale categoria superi il numero di due o uno) sa la genesi di tutto questo. Quando l'ho conosciuto la prima volta non ho esitato a farne un ritratto caustico, lui però non s'è offeso e nei fatti, non a parole, mi ha dimostrato un affetto che si riserva soltanto a un figlio. Niente di che, niente contributi monetari o favori sottobanco. Semplicemente qualche consiglio sincero, una stima manifestata senza vergogna e un esserci, quando ne avevo bisogno.
Ecco perché m'è venuto da sorridere, leggendo oggi il Corriere di Como, che lo indica in posizione privilegiata per diventare nuovo presidente del casinò di Campione d'Italia. Non perché non sia vero (il Corriere, per metterlo nero su bianco, avrà i suoi buoni motivi) bensì perché mi pare strano che una gallina dalle uova d'oro sia affidata a una persona che, pur non scevra da abilità e consorterie, è stato, è e sarà sempre uno spirito libero.
Se così fosse, ho pensato, i casi sono due: o il casinò è davvero messo male, tanto che ci troviamo in uno dei rari momenti della storia in cui la politica si ritrae, perché le castagne vengano tolte dal fuoco da qualcuno più avvezzo, oppure il mondo sta cambiando davvero.
Non essendo più di primo pelo, dubito che il secondo motivo sia quello corretto. Non resta che aspettare dunque. Conoscendolo, è difficile che in questi giorni Corrado sia a Como o a Cantù, piuttosto sarà facile trovarlo nella sua Mombaruzzo, in Piemonte, a rispolverare vecchi cimeli dei suoi avi o a scrivere memorie, tutto proiettato al passato mentre qui c'è chi lo immagina e vuole protagonista del futuro.

Foto by Leonora