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domenica 27 settembre 2020

Io per primo (Cambiare)

“Cambiare” e “convertirsi” sono verbi che si somigliano: entrambi occorre declinarli alla prima persona singolare, se si vuole che si realizzino.
Di questo, con gli anni, mi sono convinto: l’unica certezza di cambiamento comincia dall'io, da sé stessi. Limitarsi all'auspicio o alla pretesa che gli altri possano o debbano farlo è inutile, prima ancora che sbagliato.
Mutare il modo di pensare, i propri convincimenti, gli schemi mentali, non è semplice, figuriamoci le azioni, i comportamenti.
Il cambiamento suscita sempre resistenza, ansia, smarrimento.
Di contro, osservo con stupore la disinvoltura con cui avviene nella natura, specialmente in questa stagione, che del cambiamento è il simbolo.
In essa trovo agio, forse perché in un mese d’autunno sono nato.
Adoro il calore dei colori, che sostituisce quello sulla pelle, ad agosto; il taglio della luce all'alba e al tramonto; le piante che si spogliano del superfluo, andando incontro all'inverno; il profumo greve, dolciastro, della frutta che nessuno coglie, per terra o sull'albero, e che rimanda all'eccedenza, all'abbondanza senza calcolo, senza risparmio: l’unica unità di misura che conosce la natura o, per chi crede, Dio.

P.S. “A scrutare gli abissi altrui siamo bravissimi, ad esplorare i nostri un po' meno” mi scrive David. È vero. Soffriamo di presbitismo. Lontano vediamo benissimo, invece tutto si sfoca man mano che ci avviciniamo. Cercherò di ricordarlo e di farne un buon proposito nei prossimi mesi. Cominciando a cambiare io, per primo.

martedì 8 novembre 2011

Il buono di un uomo

L'avevo promesso e l'ho fatto: tiro il fiato, respiro piano, scrivo meno. Leggo. E osservo, mi guardo attorno, metto in moto i due neuroni del cervello mentre sono in auto, fermo al semaforo, e quando mi sveglio la notte, verso le cinque. Capita più raramente di un mese fa, ma non di rado. Non prendo rabbia, mi godo anche quel tempo, senza svegliare nessuno, al massimo mettendo la testa sotto il cuscino e fantasticando, tirando rette e tracciando curve che dovrebbero cambiare il destino del mondo e che si accartocciano nello spazio tra testata del letto e lenzuolo. Nel lavoro mi alleno a non accentrare ("Il delega" mi ha chiamato oggi Ferrari), a casa sono più sereno e per il resto sono attento a tenere i contatti con gli amici, sia quelli che vedo in carne ed ossa, sia quelli con cui il rapporto è un messaggio nella bottiglia, affidato alla corrente e al vento (amici "virtuali" non mi piace, poiché non esiste persona che incroci la mia strada e con cui non abbia un legame concreto). Adoro l'autunno, i colori che lo accompagnano e persino la pioggia di questi giorni smunti, in cui anche a mezzogiorno sembra tramonto. Tra due giorni compio gli anni e non mi fa né caldo né freddo. Sono nel "buono di un uomo" - come si dice da queste parti, solitamente in dialetto - ed è già un gran regalo.
Foto by Leonora