domenica 27 settembre 2020

Io per primo (Cambiare)

“Cambiare” e “convertirsi” sono verbi che si somigliano: entrambi occorre declinarli alla prima persona singolare, se si vuole che si realizzino.
Di questo, con gli anni, mi sono convinto: l’unica certezza di cambiamento comincia dall'io, da sé stessi. Limitarsi all'auspicio o alla pretesa che gli altri possano o debbano farlo è inutile, prima ancora che sbagliato.
Mutare il modo di pensare, i propri convincimenti, gli schemi mentali, non è semplice, figuriamoci le azioni, i comportamenti.
Il cambiamento suscita sempre resistenza, ansia, smarrimento.
Di contro, osservo con stupore la disinvoltura con cui avviene nella natura, specialmente in questa stagione, che del cambiamento è il simbolo.
In essa trovo agio, forse perché in un mese d’autunno sono nato.
Adoro il calore dei colori, che sostituisce quello sulla pelle, ad agosto; il taglio della luce all'alba e al tramonto; le piante che si spogliano del superfluo, andando incontro all'inverno; il profumo greve, dolciastro, della frutta che nessuno coglie, per terra o sull'albero, e che rimanda all'eccedenza, all'abbondanza senza calcolo, senza risparmio: l’unica unità di misura che conosce la natura o, per chi crede, Dio.

P.S. “A scrutare gli abissi altrui siamo bravissimi, ad esplorare i nostri un po' meno” mi scrive David. È vero. Soffriamo di presbitismo. Lontano vediamo benissimo, invece tutto si sfoca man mano che ci avviciniamo. Cercherò di ricordarlo e di farne un buon proposito nei prossimi mesi. Cominciando a cambiare io, per primo.

domenica 13 settembre 2020

La resistenza del pigiama (Contro ogni inerzia)

“Mai restare in pigiama. Anche soltanto per bere un caffè, ci si veste, ci si trucca e si esce, ogni giorno”.
Paša ha settantasei anni, un passato da ballerina e un presente da donna unica, ma non sola, poiché nonostante la guerra le abbia sottratto la vicinanza fisica di parte della famiglia, si ostina a uscire di casa, a coltivare passioni, amicizie, una vita.
Ripenso alle sue parole, che mi sembrano la migliore pietra angolare per quella che a tutti gli effetti, soprattutto quest’anno, è una ripartenza.
Non restare in pigiama. Svestirsi di dubbi, incertezze, esitazioni, pigrizia, sciatteria, affrontando ogni santo giorno con dignità, buoni propositi, energia.
Vale per me - sospeso tra il limitarsi a seminare bene nel solco tracciato dall'aratro dell’esistenza oppure cercare orizzonti ampi e nuovi campi per mettere a frutto quanto ricevuto in sorte, per dono o conquista - e conta ancor più per chi invece ha una pena grande e dunque motivo di farsi cadere le braccia, di arrendersi alla depressione, alle delusioni, alla malattia, sia mentale sia fisica.
Con una differenza.
Nel secondo caso è più difficile, anche se non c’è scelta: reagire, non cedere all'inerzia, è una questione fondamentale, di sopravvivenza.

P.S. Sono fortunato. Non conosco la depressione, se non in maniera indiretta, osservata da lontano o da vicino, in alcune persone care, ma nelle forme più lievi, quando labile è il confine tra il male di vivere e la melanconia. Quando ho ascoltato la regola di Paša ho pensato innanzi tutte a loro, a quanti faticano ad alzarsi persino dal letto, la mattina, e anche a chi ogni giorno in pubblico indossa una maschera, ma dentro ha una tenda buia. che tutto ammanta, oscura. Nel mio piccolo posso fare poco, se non esprimere comprensione, vicinanza.