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venerdì 9 ottobre 2020

A spalle larghe (Le porte scorrevoli del destino)

Le porte scorrevoli del destino aprono e chiudono possibilità infinite, lasciandomi muto.
Se mi concentro sul motivo per cui avviene questo piuttosto che quello, a me e non a lui, a loro e non a noi e viceversa, mi ritrovo in breve sull'orlo di un abisso. Scuro.
L"accettazione è compagna fedele, oltre che indispensabile, di ogni essere umano: c'è chi la tiene - o sembra tenerla - placidamente per mano; altri la portano come zaino che piega la schiena, ribellandosi agli eventi infausti, cercando di scrollarseli di dosso, puledri bradi a cui per la prima volta vengono imposti giogo e basto.
Neppure l'immagine della ruota che gira, pur percependone il seme di verità che contiene, mi acquieta del tutto, troppo vaga e lontana dal senso di equità imposto dalla ragione, il monumento al quale vorremmo si piegasse tutto.
Invece di certo e ragionevole c'è nulla o poco e per quanto riguarda i fatti salienti della vita restiamo gli stessi che mettevano piede fuori dalla caverne, migliaia di anni fa, egualmente nudi e piccoli e fragili, sentendoci Dio appena la porta si spalanca su una stanza in cui entra il sole, mentre quando l'anta si apre verso un locale buio ci ritroviamo sgomenti, impauriti, costretti a stare fermi o procedere a tentoni, senza sapere neppure chi siamo.

P.S. Poi ci sei tu. Oggi finito per l'ennesima volta sotto i ferri del chirurgo e a cui è toccato in sorte un fardello che a soppesarlo da fuori schianterebbe un orso. La dignità con cui lo affronti, la capacità di non far ricadere sugli altri paure ed angosce, mi lascia ogni volta ammirato, consapevole che stai dando a tutti noi una lezione, con lo stile che ti ha sempre distinto, silenzioso e calmo.
Mi ripeto spesso che ciascuno di noi ha spalle più larghe di quanto appare. Tu di più. Ed è per questo che mi verrebbe da scrivere che per la nostra famiglia sei un pilastro, ma non è così: per noi sei più albero, poiché non soltanto sostieni ma metti anche seme, così che altri possano crescere e un giorno a loro volta sostenere il peso che abbiamo.

sabato 22 ottobre 2011

Teresa

Oggi compie gli anni, ma Teresa è sospesa in quel limbo in cui tutto e niente sono un filo, un sassolino in bilico tra il burrone e la terra ferma.
In estate non era stata bene. Era in vacanza nel paese d'origine dei genitori, in Puglia, e all'ospedale l'avevano mandata a casa, senza una diagnosi precisa, dicendo soltanto che non era nulla di grave. Esami più approfonditi li aveva fatti qua, scomprendo dei calcoli biliari.
Pochi giorni fa era entrata in clinica, per un'operazione che sembrava banale. Banale però un'operazione non lo è mai: su migliaia ce n'è sempre una che cambia spartito, che va storta. Un'ora, due, tre, cinque, otto... Un via vai dalla sala chirurgica che aveva messo in apprensione i genitori, poi le complicazioni, il trasporto a un altro centro e a un altro ancora.
Conosco i medici che l'hanno avuta in cura, so quanto sono seri, competenti, professionali, gli stessi a cui io affiderei la mia stessa vita.
Teresa è stata a un soffio dalla morte ed è stata riportata alla luce, così come sua mamma e suo papà, la sua famiglia. Ora lotta. In una camera sterile e piena di tubi resta aggrappata alla speranza di farcela, di scampare il pericolo, di poter essere quella di prima. Migliore anche. Come possono esserlo coloro che vedono la morte in faccia e hanno in sorte di tornare a sorridere alla vita.
L'ho già scritto una volta e lo ripeto ora: forza Teresa.

Foto by Leonora