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giovedì 17 marzo 2011

Fratelli d'Italia extra strong


Prendo per la coda questo compleanno nazionale, che ha messo a dura prova persino chi - come me - è orgoglioso del tricolore e ritiene l'Unità nazionale una fortuna. Lascerei perdere, perché ognuno ha già detto la sua e le parole sono state spesso spreco che ha offuscato la sostanza. Mi limiterò perciò ad annotare che numerose sono state le occasioni in cui essere italiano m'è stato d'orgoglio e il "verde" legato alla speranza, qualche altra in cui s'è rivelata imbarazzante e sono diventato "rosso" di vergogna oppure "bianco" per la rabbia.
L'Italia che detesto è: il furbo che cerca di sorpassare che gli sta vicino, in coda e fa finta di niente, manco alza la mano e si scusa; le case abusive lasciate senza intonaco, in riva al mare o in collina; il cartello "torno subito" allo sportello pubblico o l'impiegata strafottente in comune o in posta; il politico che cambia casacca ma non lascia mai la poltrona; l'onorevole Domenico Scilipoti e il senatore Sergio De Gregorio; il Trota; Massimo D'Alema in barca a vela; le comitive chiassose e caciarone in gita all'estero, che pensano di essere spiritosi e invece sono soltanto cafoni; i dieci anni che si impiegano per una causa civile; le pagine e pagine di giornale sul bunga bunga; colui che fissa un appuntamento in ospedale e per due fiocchi di neve non si presenta; chi va in motorino senza casco; tutti quelli - e sono tanti, troppi - che se ne fregano e confidano che tanto qualcun altro più stupido provvederà a sistemare le cose, se proprio necessita.
L'Italia che amo è: l'inno di Mameli e la maglia azzurra quando gioca l'Italia; il pane, il vino, la pasta e la pizza; le tavolate di paese e le feste in piazza; l'inventiva nel risolvere i problemi prendendoli dalla parte che nessuno aveva mai immaginato prima; Roberto Benigni che legge e spiega la Divina commedia; Valentino Rossi, la Ferrari e chi partecipa alle Olimpiadi, magari vincendo una medaglia; i paesi con un campanile, una chiesa; il festival di Sanremo, anche quando vincono i Jalisse; Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi, ma se stai anche a Pasqua con i tuoi è meglio; il mare e la montagna; i vestiti di Armani, Valentino e pure quelli di Dolce e Gabbana; le cento città capoluogo, prima che venisse introdotta la provincia Verbano Cusio Ossola e similari; i film neorealisti e Fellini, quand'era in forma; gli scrittori siciliani, sardi, piemontesi e qualche lombardo, come Piero Chiara; le feste del patrono; il marmo di Carrara; Pertini, Bearzot e il mondiale di calcio vinto in Spagna; Prodi che va in Parlamento, viene sfiduciato, se ne va a casa e non grida allo scandalo, non urla, non minaccia, non torna, neanche se glielo chiedono; i magistrati che combattono le organizzazioni criminali e che rischiano la vita ogni mattina; chi potrebbe lavorare o insegnare all'estero e invece rimane in patria; i cipressi delle colline in Toscana; il sindaco di Lampedusa, che non ricaccia la gente in mare; Anna Valle a miss Italia; la Gran Torino della Ford, che la chiamano così per rispetto alla Fiat e alla Lancia; la Vespa, soprattutto la mia; gli alpini e i bersaglieri, ma più gli alpini; le opere liriche di Verdi e Rossini; Reinold Messner, Gustav Thoeni, Armin Zoeggeler, Isolde Kostner e tutti quelli che hanno dato lustro al nostro paese con un cognome composto più da consonanti che da vocali; gli uomini e le donne del Friuli che ricostruiscono le loro case, dopo il terremoto; i dodici professori universitari- unici, in tutta Italia - che con semplice: "Preferirei di no" rifiutarono il giuramento imposto da Mussolini; Don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana; Venezia ch'è triste, ma niente in confronto a Porto Marghera; le trattorie e le osterie; la Barbera; De Gasperi che parla alla conferenza di pace di Parigi, subito dopo la disfatta della seconda guerra mondiale, e dice: "Sento che tutto è contro di me, qui, tranne la vostra personale cortesia"; il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America James Byrnes che, nel gelo più totale che segue il discorso di De Gasperi, si alza in piedi e gli stringe la mano (d'accordo, Byrnes è americano ma questo gesto è talmente bello... E descrive meglio di ogni parola la dignità che ci viene riconosciuta all'estero. Non potevo ometterlo, proprio oggi, nel giorno della nostra festa).


Foto by Leonora

martedì 26 febbraio 2008

Sette note in sette giorni



Come mi capita non di rado, in questi giorni, sono restato in apnea per un po'. Ad uso e consumo di parenti / amici / conoscenti aggiorno brevemente sugli ultimi eventi.

Primo. Non ho aggiornato il blog perché il lavoro mi porta via oltre a parecchie ore, preziose energie. Pur considerandomi un "obiettore" della strage di Erba e riuscendo a delegare al mio collega "Stakanov" Romualdi la cronaca giorno per giorno di ciò che avviene in aula e (soprattutto) fuori, la responsabilità della redazione del tg mi obbliga ad occuparmene più di quanto vorrei. Con spirito lievemente masochista, che tento di celare dicendomi che rientra anche quello nei miei doveri professionali di aggiornamento, seguo la triste vicenda anche sul blog del mio amico Mauro e persino sui media nazionali. Secondo. Nei rari momenti liberi, scippati al lavoro e pure alla famiglia, cerco di rimanere aggiornato con le tematiche sul futuro dell'informazione. Oggi, ad esempio, mi sono guardato due interventi di "State of the Net", che si è tenuto un paio di settimane fa a Udine e a cui non ho partecipato di persona. In particolare mi sono sorbito i video dell'intervento di un amico, Gaspar, e un dibattito moderato da Marco Formento.

Terzo. Negli ancor più rari momenti scippati alla famiglia e allo studio professionale, mi diletto nella lettura di un bel libro di riflessioni di storia naturale, scritto da Stephen Jay Gould e intitolato "Bravo Brontosauro". C'è un capitolo che consiglierei anche a Gaspar, Formento e tutti gli amici di "State of the Net", in cui si parla della tastiera Qwerty e di come essa smentisca alcune teorie sull'evoluzione.

Quarto. Cerco di farmi una ragione di come possano capitare cose del genere: più di un mese fa chiedo alla Telecom di cambiare il mio abbonamento ad Alice, passando da una tariffa "a tempo" ad una flat. Mi dicono che devono passare quindici giorni prima dell'attivazione. Dopo tre settimane il modem per il collegamento "a tempo" non funziona più, per cui chiamo Telecom e mi viene risposto che come da richiesta sono collegato "flat". Una settimana fa, noto problemi sulla linea, richiamo Telecom e un gentile operatore dice che non risulta che io abbia alcun collegamento "flat", non prima del 27 febbraio almeno. Rispondo che un'operatore precedente mi aveva assicurato il contrario. Mi viene risposto che capita, che probabilmente mi arriverà una bolletta più alta, poiché nel frattempo il collegamento a Internet è stato calcolato "a tempo", e mi viene suggerito di non pagare se non quello che io credo sia giusto e poi di mandare una lettera in cui si spiega quanto avvenuto. Nel breve istante di silenzio dovuto alla sorpresa, che solitamente precede di qualche secondo l'incavolatura, lo stesso operatore ribadisce che "di solito capita" e che comunque ogni telefonata con loro viene registrata, per cui alla fine potrò dimostrare le mie ragioni. Ok, benissimo. Ma la scocciatura e l'incavolamento chi me lo risarcisce? E poi, siamo nel 2008, nell'era dei servizi efficienti e rapidi verso il cliente o siamo rimasti all'Ottocento di Kafka?

Quinto. Mi ostino a seguire la politica. A me Uolter non dispiace, ma evidentemente conto poco, poiché mi è simpatico pure Prodi e invece, a sentire Formigoni questa sera, dovrei vergognarmene profondamente, poiché la sua legislatura è stata la più breve dal dopoguerra e nessun altro premier è stato giudicato meno popolare. Mi verrebbe voglia di ribattere che era ora che, dal dopoguerra, avessimo uno che andato in minoranza in parlamento, se ne andasse a casa portando con se anche i mille e passa parlamentari magna magna. E forse, sempre nel dopoguerra, sarebbe stato utile qualche primo ministro impopolare ma "utile" all'Italia, mentre ne abbiamo avuti in abbondanza di popolarissimi e assolutamente inutili.

Sesto. Ho visto in tv il derby, Juve - Torino. A differenza di sabato scorso l'arbitro non è stato scandaloso e così me la posso tranquillamente prendere con Ranieri che non fa giocare il mio beniamino, Tiago.

Settimo. Non rubare. Ma a me pure Moggi stava simpatico...


Foto by Leonora





venerdì 25 gennaio 2008

Saluto Romano


Lo so che in questo paese chi si schiera è perduto, lo so che dicendo certe cose si passa facilmente per somaro, lo so che secondo alcuni il giornalista dovrebbe essere un eunuco (nel senso di mascherare le proprie opinioni: come se con questo mestiere, cioè dire il vero, tener nascosto il nostro pensiero renda più credibili che rivelarlo), lo so che sarebbe meglio un bel sorriso e far finta che nulla ti tange, che nulla è accaduto... Lo so. Non c'è bisogno di ripeterlo, tanto, almeno qui, faccio di testa mia lo stesso.


Io Romano Prodi lo ammiro. Proprio lui, come persona. E oggi, anche se nemmeno mi conosce, anche se conto meno di zero e lui ormai altrettanto (politicamente parlando), gli voglio stringere idealmente la mano e dirgli grazie, perché non mi ha fatto pentire di averlo votato.

In un paese che si fa beffe della serietà, che considera il "bene comune" solo in rapporto al proprio tornaconto, che conosce raramente il significato di "essere al servizio", Romano Prodi, ancora una volta, si è distinto: è caduto a testa alta, senza cercare trucchi, accettando di essere sconfitto al Senato, senza lasciarsi alle spalle vie d'uscita, come quasi ogni altro politico avrebbe fatto.

Il suo non era il miglior governo possibile, ma con le carte che aveva almeno ci ha provato. In molti ne parlano male, io non mi associo al coro e a differenza di molti (quasi tutti quelli schierati con il centrodestra, ma pure una buona parte del centrosinistra) vedo anche tanti buoni provvedimenti presi e non soltanto ciò che non è stato fatto.

Come ho scritto nel post precedente, se fosse dipeso da me, nei confronti del suo governo avrei fatto come Siegfred Brugger e le sue minoranze linguistiche: appoggio esterno, ma leale.

Da semplice cittadino, nell'ora del commiato governativo, volevo dire a Prodi grazie. Lo considero una persona per bene e di questi tempi non è poco.