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mercoledì 21 ottobre 2020

Senza didascalia (Lui ed io)

Per un giorno parto dalla coda: invece di scrivere qualcosa e scegliere poi una foto a corredo, metto l'immagine innanzi tutto.
Lo faccio per gratitudine verso Leonora, che quasi sempre inconsapevole presta volti e colori alle mie parole messe nero su bianco, ma pure perché quel bimbo immortalato, che non so chi sia né quanto grande è diventato, mi sento molto io.
Aggiungere la ragione precisa, tentare di spiegarne l'esatto motivo sarebbe una forzatura, oltre che tempo sprecato. Un po' come quando ti raccontano una barzelletta e alla fine te la spiegano.
Per una volta mi piace pensare che ciascuno possa vedere ciò che crede, quanto sente, confidando che l'istinto, l'intuito, possano cogliere nel segno più di qualsiasi puntiglioso resoconto.

P.S. L'ho già scritto, lo ripeto. Leonora non è l'unica fotografa che apprezzo. C'è anche Elena ad esempio, i cui scatti mi piacciono moltissimo, spesso lasciandomi stupito. O Francesca. Oppure Margot, Andrea, Augusto. Qualche altro. A Leonora, però, a Lyonora, come si firma, sono grato poiché mi accompagna praticamente dall'inizio e perché ha un sito che mi permette di attingere a piene mani, senza nessun fastidio, con un semplice clic, blandendo non soltanto l'artista che c'è in me, ma anche il pigro.

sabato 22 novembre 2014

L'età dei lumi (e chi impara ad orientarsi al buio)

Foto by Leonora
Esiste una testa, una ragione, un modo per far funzionare il cervello e di questo ognuno di noi è convinto. Meno consapevolezza c'è invece su una sfera altrettanto importante che tuttavia, essendo ardua da dimostrare con il metodo scientifico, tendiamo a ignorare o a porla in secondo piano, quasi fosse un dio minore, un'abilità tanto complicata e misteriosa che è meglio tenerla chiusa in un cassetto.
Mi riferisco a tutto ciò che in genere abbiniamo all'area del cuore, inteso non come pompa idraulica, bensì come luogo emotivo, in particolare all'intuito, al "sentire" qualcosa - un'emozione, uno stato d'animo, una passione, una condizione umana... - prima ancora di capirla.
Ci stavo pensando ieri sera, tornando da un affollato e interessante incontro voluto dalle amministrazioni comunali e dalle associazioni genitori di Villa Guardia e Lurate Caccivio, con relatrice la psicopedagista Valerie Moretti (nome pronunciato alla francese, Valerì).
Per oltre due ore, con abilità, in modo spiccio, asciutto, semplice, scegliendo alla perfezione i tempi, gli esempi e pure le battute di spirito aveva intrattenuto e interessato moltissime mamme e papà, aiutandoli a riflettere sul loro ruolo e sui comportamenti dei figli, siano essi bambini che frequentano le primarie o adolescenti già svezzati da un pezzo. Inutile dire che mentre l'ascoltavo ero tutto un raffronto con quanto capita a me, in famiglia, come si fa con la raccolta di figurine sull'album: ce l'ho, ce l'ho, mi manca, ce l'ho...
Al termine sono uscito confortato nell'apprendere che quanto accade è frutto di fattori biologici, oltre che culturali, dunque il mio margine di incidenza non è illimitato (tradotto: per quanti danni possa fare, il risultato di come saranno i miei figli non dipende da me), ma pure un poco disorientato. Perché in tanta conoscenza mi pareva mancasse un tassello e non tanto perché Valerie/Valerì abbia mancato di sottolinearlo, bensì perché sono io che tendo ad ignorarlo.
Sono cresciuto con l'idea che il bene abbia a che fare con tutto ciò che si può contare, spiegare, provare, dimostrare rigorosamente, perciò tengo in secondo piano altre azioni che invece andrebbero allenate, rinforzate, stimolate, coccolate persino.
L'intuito, ad esempio, ma anche l'istinto, quella capacità che a volte nei film (la "forza" e il suo contrario, negativo, il "lato oscuro", in Guerre stellari, ma anche le percezioni di Rutger Hauer in Furia cieca) è tanto esagerata da collocarla tra le fantasie, tra le illazioni senza fondamento.
E' così? Oppure c'è un embrione di vero in quel narrare d'incanto?
Un paio di esempi, per spiegarmi meglio.
Quando si tratta di educazione dei figli, di accompagnarli in un percorso che li porta da bambini ad adulti, è fondamentale documentarsi, ragionare, adeguando la teoria alla prassi, però è altrettanto vero che certe cose si "sentono" e che liberandoci dalle troppe nozioni, prestando ascolto a ciò che "sappiamo dentro" riusciamo a dare risposte più congrue e adatte allo scopo, azzeccandoci e sbagliando meno.
Lo stesso vale per alcune sensazioni che abbiamo quando si tratta di rapporti umani, certe impressioni sul collega di lavoro o sul partner, non sono confutate da prove, ma che avvertiamo vere, salvo scacciarle oppure dando loro eccessivo peso, mentre sarebbe meglio trattarle per ciò che sono: indicazioni, suggerimenti, direzioni di senso, briciole di pane nel sentiero di Pollicino.
Non so se la radice sia la stessa, però mi capita anche con l'inglese, che riesco a capire lentissimamente quando mi sforzo di tradurlo parola per parola, mentre ne comprendo meglio il significato quando lascio fluire le parole, senza trattenerne nessuna, pemettendo loro di attraversarmi, senza ritrosie né imbarazzo.
Per concludere: non rinnego l'età dei lumi, di cui mi ritengo legittimamente figlio, ma certe volte credo sia importante imparare ad orientarsi al buio.