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sabato 22 aprile 2023

Non tutto il male (Ti do un bacino)

Esiste una normalità e spicchi di gioia in tutto, persino nel dolore e in una vita che sbirciata da fuori è soltanto fatica, ingiustizia, calvario.
A quella vita sei rimasta aggrappata fino all’ultimo, sorprendendo per resistenza e puntiglio, a dimostrazione che esiste un istinto più forte della ragione e dei nostri disegni, del nostro ritenere (miope) cosa sia giusto e sbagliato.
Ti abbiamo accompagnato nell’ultimo viaggio in molti, il resto di una vasta famiglia, di quelle che non ci sono più o di rado, mentre erano regola fino al principio del secolo scorso, con una coppia e otto figli, di cui un’immancabile suora e gli altri sposati, con a loro volta un figlio o due e rispettivi nipoti, sempre in numero contenuto.
A proposito, dovrebbe incuriosire e insegnarci qualcosa il fatto che si desideravano più figli quando si aveva nulla o poco - il paradosso della scarsità che genera abbondanza e l’abbondanza invece chiusura, difesa, recinto - ma non è questo il punto.
Così come oggi non voglio limitarmi al ricordo di te, Pinuccia, bensì al bene che grazie a te è sgorgato, all’esempio del “prendersi cura” che hanno dato prima tua sorella Bruna con suo marito Franco e poi i tuoi nipoti, Gabriele ed Alessia.
La loro fatica, il caricarsi sulle spalle un sacrificio (una croce, la tua croce, mi verrebbe da dire, attingendo alla cultura cristiana di cui sono imbevuto), farlo con dignità, senza mai l’esternazione eccessiva di un lamento, mi hanno sempre lasciato ammirato.
Di più. Quel bene vissuto, concreto, non ostentato, ha creato vicinanza, condivisione emotiva, un legame tra noi che altrimenti non ci sarebbe bastato.
Anche questo è un paradosso, che non spiega la ragione della sofferenza, del dolore, del male - che rimangono un mistero - ma dimostra la validità di un vecchio detto (“non tutto il male viene per nuocere”) e che la differenza la facciamo sempre noi, come reagiamo.

P.S. Devo chiedere scusa a una persona, mia mamma, e voglio farlo in pubblico. Per tutte le infinite volte che tornando a casa, passando a salutarla, la trovavo impegnata a chiacchierare. “Sei sempre al telefono!” le dicevo, metà sorridendo, metà scocciato davvero. “È la Pinuccia” sussurravi di rimando, per fare capire a me e non farti sentire da lei, pur se nemmeno così smettevo di brontolare, da perfetto bambino imbronciato, nonostante gli anni che porto sono ormai quelli di un nonno.
Mi consola ora il fatto che di me non ti curavi e continuavi a chiacchierare, come se nulla fosse.
“Ta dù un basìn”. Ti do un bacino. Si concludevano immancabilmente così quelle telefonate, con una tenerezza che non ti appartiene per carattere ma evidenzia il cuore che hai: la parte migliore di te, quella che - anche tu come Alessia e Gabriele - con l’esempio mi hai trasmesso, insegnato.

sabato 14 settembre 2019

La donna più ricca del mondo (Addio Bruna)


Sette giorni, oggi. La donna più ricca del mondo se n'è andata sabato scorso e sono fiero, oltre che contento, di averla conosciuta e di potere ricordarla qui, dove "passava" spesso, commentando poi le sparute volte in cui ci incontravamo, quando tornava a Como o più spesso nelle occasioni in cui passavamo dalla sua Lavagna, in Liguria.
Bruna ha lasciato i suoi cari dopo settimane di silenzio e sofferenza, alle prese con un male che azzanna e fino all'ultimo non molla la presa. Aveva settantre anni ed era cugina di mia mamma, che l'ha pianta parecchio, sentendo scivolare via insieme con le lacrime pure la propria giovinezza.
Bruna era la donna più ricca del mondo, ho scritto, e non è stata una svista.
Non per i soldi, che quelli vanno e vengono e poi li lasci tutti, non portando appresso neanche una moneta, bensì per gli affetti da cui era contornata e per l'esempio di garbo, di eleganza, di compostezza che ha sempre dimostrato, compreso nei frequenti momenti in cui il destino le ha fatto masticare un pane amaro, risparmiandole poco o nulla.
Il contrappasso è stato vedere uno accanto all'altro, nel giorno del commiato, i molti parenti anche lontani, senza divisione alcuna, capaci di perdonarsi reciproche distanze, torti reali o presunti, litigi e incomprensioni che prima o poi arano il campo di qualsiasi famiglia. Bruna è stata mai forbici e sempre ago e filo, rammendando rapporti, evitando strappi, cucendosi la bocca, se necessario, limitandosi a qualche sguardo al cielo e a tanta, tanta pazienza.
Uno sforzo non vano, ripagato dal constatare quanto in gamba siano i suoi figli, Gabriele ed Alessia, che in questa prova ardua hanno mostrato di che pasta sono fatti, gestendo il tutto al meglio, come avrebbe voluto lei, come meriterebbe la dignità innata di ogni persona che mette piede sulla terra.
Si sente ripetere spesso, in circostanzi simili, quando si saluta per l'ultima volta la persona amata, che "siamo un po' più poveri tutti". No. Non è vero. In questo caso siamo tutti un po' più ricchi, perché condividiamo il suo insegnamento, il suo esempio, la sua ricchezza appunto.
So che da dove guarda e ci legge, ora, Bruna non dirà una parola eppure sorriderà serena, felice di aver vissuto una vita grama, ma feconda, pensando tra sé e sé: "E' stata dura, ne valeva la pena".