lunedì 1 marzo 2010

Il volo dell'ippopotamo


Io sto come gli ippopotami: immerso, completamente immerso nell'acqua, con fuori, all'aria, soltanto narici, occhi e orecchie che mi sforzo di muovere, per captare ciò che accade attorno e che m'è estraneo, quasi avvenisse a migliaia di chilometri di distanza e non a un pollice dal naso. Sommerso dalle cose da fare, dai riti da compiere, dalle pratiche pubbliche e private da sbrigare, alterno giorni in cui ritaglio scampoli di libertà, in cui riprendere fiato, ad altri d'apnea totale. Mi sento legato alla ruota delle abitudini, che gira senza posa, e continuo a rimandare scatti di originalità, eccezioni alla regola: una cena a due, il cinema da solo, una gita coi bambini, un viaggio a Edimburgo o in Normandia o a Berlino, Istanbul, Dublino. Penso a Paolo, che ha accettato di lavorare diciotto mesi a New York e s'è portato appresso sua moglie Viviana e il piccolo Giacomo. E ad Armando, cugino di Isabella, che s'è fatto trasferire ad Abu Dhabi per stare vicino alla fidanzata. Oppure ad Angelo, il mio miglior amico, che ad aprile e maggio farà carte e fagotto, lasciando Brunella e i loro quattro ragazzi a casa, per andarsene ad Harvard e frequentare un master che costa quanto un'auto di lusso e che gli sarà utile nel lavoro "ma anche per la crescita personale", come mi ha detto, sorridendo senza darsi eccessiva importanza, con quell'espressione buona negli occhi, che gli conosco fin da quand'era bambino. Io, a loro confronto, sono un bullone avvitato alla piastra, un masso conficcato nel terreno: cresciuto senza avvertire radici, quando le ho scoperte era troppo tardi e avevo smesso di immaginare di muovermi, di lasciare tutto. Non me ne pento, ognuno segue il solco che egli stesso s'è tracciato, anche se insiste a chiamarlo destino. E poi la vita non finisce domani (toccando ferro, almeno) e nessuno sa cosa gli riserva il futuro. Non ci sono ippopotami che hanno imparato a volare, ma qualcuno che esce dal fiume sì. Almeno per un paio d'ore, per una cena a due o una serata al cinema o una gita coi bimbi o tre giorni a Dublino.

P.S. Sono grato a chi passa da questo blog, ai molti che leggono con sguardo non severo e a coloro che lasciano un pensiero. Talvolta scopro qualcuno nuovo e ne sono lieto. Alcuni sono interlocutori fedeli, con i quali posso ricambiare il piacere di leggere il diario di bordo che anch'essi tengono e pure i sostenitori pubblici, qui a fianco, sono già trenta e li sento accanto anche adesso, mentre scrivo.
Foto by Leonora

8 commenti:

carla ha detto...

ciao giorgio, trovo difficile imaginarti come un ippopotamo, non tanto fisicamente anche se comunque ti mancherebbe un po di peso, quanto mentale....c'e' chi viaggia per studio o lavoro o magari per amore...tu ci fai viaggiare sui tuoi pensieri e anche chi non ha il coraggio di prendere e partire, vola via un po con te

Fede ha detto...

...oppure un ippopotamo di lago, narici, occhi e orecchie ad affiorare dall'acqua per cogliere ogni giorno profumi, parole e scene di vita, e poi rimescolarle in quell'acqua che ogni giorno cambia odore e sapore: e così dipingere uno scorcio di Como, che poi è uno scorcio d'Italia, nelle poche righe di un articolo di giornale. Per far scoprire, a noi lettori, che si può viaggiare anche stando fermi, se solo si impara a cogliere ciò che sta sotto la superficie; che si può tentare di capire il mondo leggendo un giornale di Provincia.
A patto di saper scrutare con l'attenzione e la pazienza dell'ippopotamo...

Giorgio ha detto...

@ Carla: se non sto attento, sono io che rischio di volar via, gonfio e gongolante di vanità :-)
@ Fede: ho un'ammirazione sincera per chi studia fisica (a cominciare da Carla, mia compagna di liceo, che ora insegna meccanica quantistica al King's College di Londra) e sono orgoglioso che nella mia stessa città ci siano persone come sei tu...

croquenbouche ha detto...

ciao giorgio,

anch'io ho staccato le radici, e sono un brianzolo d'esportazione.
ti seguo da molti anni, dai tempi di espansione tv.
eri troppo impacciato, e ti consideravo negato.
anche se faccio mostra del contrario, ho sempre apprezzato chi non ha le stimmate del talento, ma mette impegno e costanza per riuscire dove altri mollerebbero.
ti leggo anche per prenderti in giro, dentro di me, ma alla fine scopro che lo faccio senza cattiveria, apprezzando la tua modestia, e cercando un po' di serenità lariana anche ora che vivo a bologna da dieci anni, e in te ritrovo quel gianni de simoni che da ragazzo sbeffeggiavo, e intanto, come faccio con te, leggevo ogni giorno.

Giorgio ha detto...

@ croquenbouche: meglio farsi prendere in giro da chi è schietto e sincero che l'adulazione del falso amico. Grazie per essere andato oltre le apparenze

carla ha detto...

ma smettila

Fede ha detto...

Bè, grazie dell'ammirazione sincera. Speriamo di meritarcela.
Credo che la fisica in fondo abbia molto in comune col giornalismo: se sei un fisico o un giornalista puoi avere una tua idea su come va il mondo, ma devi essere disposto a metterla continuamente in discussione, per poter vedere davvero in profondità dentro le cose.
(Comunque siamo parecchi a studiare fisica, nella nostra città! Forse un po' nascosti...ultimamente un po' alterati per alcune paventate prospettive, ma ci siamo!)

Pol ha detto...

Oggi saprò cosa risponderti, quando mi chiederai se ho qualcosa da proporti per le pagine... mannaggiaattte!