martedì 16 marzo 2010

Milano può attendere


Non sono mai stato così a due dimensioni: casa e lavoro, lavoro e casa. Nient'altro. Lo scrivo anche per le persone che mi conoscono: non sono sparito, solo in apnea. E' un periodo così, ricarico le pile. Oggi sono stato a pranzo con un amico, una persona a cui voglio bene e a cui debbo molto, perché mi ha aiutato a crescere (nonostante sia più piccolo di me) e mi ha insegnato molte delle cose che so, principalmente l'autorevolezza che deve avere un capo e l'importanza delle regole. Nessuno dei due è tipo da molte parole, confidenze men che meno, ma quando ho avuto bisogno lui c'è sempre stato e spero che lui possa dire lo stesso di me. Quando ci siamo salutati, mi ha detto che andrà a votare. Io ho ribadito ciò che pubblicamente ho scritto sul giornale: no, quest'anno non andrò. Sarà la prima volta in ventisei anni di diritto acquisito. Altre volte sono stato tentato di astenermi, senza però rinunciare a quello che considero un rito fondamentale, cioè la partecipazione civica. La misura però è colma, almeno per come la vedo io. La maggioranza in Lombardia (la foto di Leonora, che vedete qua sopra, è stata scattata dal trentanovesimo piano del nuovo palazzo regionale) governa da vent'anni e in nessuna società libera è cosa buona e giusta. Se pure il capo è buono, in vent'anni si forma una corte, una combriccola di leccapiedi e maneggioni, che neppure con il cambio della guardia al vertice è possibile spazzare via: figuriamoci se manca l'alternanza, ch'è principio fondante di qualsiasi democrazia. D'altro lato, l'opposizione nulla ha fatto in questi anni per costruire un'alternativa valida. Il voto a favore concesso loro in altre occasioni elettorali non è stato percepito come uno sprone a far meglio, bensì un sentirsi arrivati, un "va bene così". Ma così non va bene per niente. Ho in mente il secondo governo Prodi, con i suoi centodue tra ministri e sottosegretari e i soliti franchi tiratori che, dopo pochi mesi, l'hanno mandato a casa. Io a casa desiderei mandare sia la destra arrogante sia la sinistra confusa e pasticciona, ma - non potendolo fare - sono anche stanco di turarmi il naso. E' una vita che ce l'ho turato, non vorrei che alla fine a puzzare fossi io. Se Corvo rosso non avrà il mio scalpo, né Formigoni né Penati avranno il mio voto e Pezzotta men che meno: non sono qualunquista, solo stufo e un bel pò sconfortato: passo la mano, sto fermo un turno.
Foto by Leonora

7 commenti:

andre ha detto...

non sei il primo e probabilmente nemmeno l'ultimo che sento dire dell'astensione: comincio a credere che stavolta forse sarà la vera novità, che finalmente non sarà relegata a semplice scelta di ripiego (della serie, meglio una gita in campagna che una fila alla cabina!). Forse stavolta avrà davvero il senso e la dignità di voto, di scelta, di segnale....o forse no: tutto continuerà come prima. Commenti saggi e ispirati al voto e al non voto, mea culpa (rarissimi) e tea culpa (molto più in voga!), qualche finanziamento di ringraziamento e, aventi tutta, nel Paese che non s'avvede. Tanto le vacanze sono alle porte, il sole splenderà sulle spiagge, una buona birra fresca, testa bassa e lavorare!!!

Davidone ha detto...

Capisco profondamente le tue ragioni, le condivido, pure io sto vacillando ma penso che alla fine cederò al senso del diritto/dovere (più che al senso di colpa).
Dopo Masi (che nel frattempo ha traghettato il traghettabile fino a salire finalmente sullo yacht di Silvio)… dopo Sarfatti (incredibile che gli abbiano fatto impersonare oggi lo slogan + democratici – timidezza!!!), penso di riuscire a trovare qualcosa di buono nelle proposte (es. il candidato consigliere Pippo Civati del quale ti consiglio di visitare il blog).
Mi chiedevo solo, con un filo di malizia, se al posto di Penati ci fosse stato Martinazzoli, cosa avresti fatto? :-)

Giorgio ha detto...

Caro David, avrei fatto lo stesso (anche perché, con tutto il rispetto che si deve a un mito della bella gioventù, Mino mi aveva già dato l'idea di esser salito sul carrello dei bolliti - politicamente parlando - quando si era alleato con Mastella). Di persone meritevoli e stimabili ce ne sono anche a Como, il problema è la "testa", la capacità di offrire un'orizzonte e non soltanto di occuparsi (male) dell'amministrazione quotidiana. Ripeto: ogni volta che ho dato fiducia, sono stato tradito. "E' ora di basta" come direbbero gli ometti della bocciofila :-)
P.S. Bella la definizione di "Tea culpa". Andrea, mi sa che te la rubo

andre ha detto...

come si dice: l'ignoranza aguzza la creatività. Siccome non ho fatto le "scuole alte".....cmq ruba, ruba, sarà solo un onore per me.

Marco Migliavada ha detto...

Sai bene quanto poco mi possa soddisfare il baraccone elettorale che ci aspetta, ma non mi piace lasciarmi scivolare le cose addosso.
Capisco la tua scelta, ma non la condivido.
Chi ascolterà mai il silenzio di un non voto, e chi potrà godere della tua decisione di astenerti se non chi hai i favori del pronostico?
Non è possibile non schierarsi, nemmeno non votando perché non è possibile non scegliere. Anche il tacere sulla scheda elettorale è una scelta che porta vantaggi ad alcuni e svantaggi ad altri che forse per te pari sono.
La tua speranza è che l'astensione suoni da monito?
Dubito molto della sensibilità all'ascolto di questa protesta silenziosa di chi vincerà le elezioni.
I candidati non sono soltanto 3, anche se soltanto due possono vincere realisticamente. Ne sceglierò uno e mi turerò il naso.
Sicuramente non sceglierò Formigoni e il PDL che sono all'antitesi della mia etica e morale. Da perdente cercherò le forze di impegnarmi perché nello schieramento che ho votato le cose assomiglino più al mondo che desidero.
Che non è un mondo di schede bianche.

Fuma ha detto...

Grazie a davide-one per il suggerimento, sono andata sul blog di questo Civati e devo dire che mi è piaciuto assai: prima del suo suggerimento avevo tentato di vedere degli you tube di Penati, dopo 5 minuti la mia faccia era precipitata sulla tastiera: il classico colpo di sonno. Con gli you tube di Civati, invece, mi sono risvegliata e anche divertita. Finalmente qualcuno che ha un'idea di cosa voglia dire COMUNICARE con le persone, e non farle abbioccare.

Massimiliano ha detto...

Caro Giorgio, aggiungo anch'io un mattone al muro. Pare che l'idea del fermarsi un turno elettorale sia abbastanza diffusa, non sei infatti il primo che sento nella mia cerchia. Non giudico (ovviamente) le scelte personali, mi limito solo a farmi un'idea di cosa stia succedendo: sai bene che il senso critico non mi manca, né sono per natura affezionato agli schieramenti (a parte quelli bianconeri purtroppo). In sintesi: noi che andiamo alle urne perderemo giocando, ma "lui" (inteso come metonimia della società di oggi) ha già vinto "a prescindere" perché ha abituato questo Paese a tutto, un po' alla volta ma ce l'ha fatta.