giovedì 7 febbraio 2013

2013 (Il cruccio)

Foto by Leonora
Compleanni, anniversari, San Silvestro, capodanno, feste comandate e ferie rinviate, mattine, pomeriggi, giorni di sole, neve, pioggia, nuvole assortite, cene con gli amici, pranzi, partite di calcio, tutto il mese di gennaio, la fine di dicembre, l’inizio di febbraio… Ho saltato a piè pari tutto questo, ritrovandomi qui, quaranta giorni dopo l’ultimo post, troppo pigro per lasciare traccia e abbastanza egocentrico da considerarlo un cruccio.
Tutto scorre, passo anch’io, acqua agitata in un bicchiere mezzo vuoto, corridore tra milioni, consapevole che non esiste altro traguardo del baratro che prima o poi incontreremo e non risparmia nessuno, né chi ci seguirà né quanti ci hanno preceduto. Non c’è sgomento in me per tutto questo, accettazione piuttosto, forse perché nulla lascia immaginare che il prossimo giro di giostra sarà il mio e tale pensiero non smuove ancora le viscere, semmai e a malapena il cervello.
Mi spiace aver abdicato all’appuntamento fisso della parola, qui, perché so che molti sono coloro che ogni tanto passavano e vuoi sorridendo, vuoi arricciando il naso, trovavano uno spunto per tirare qualche somma e magari farsi venire un dubbio. Di dubbi sono al colmo anch’io, che non ho altre certezze oltre quelle familiari e dei molti amici e amiche che mi considerano tale, nonostante sia spesso più impalpabile di uno spettro.
Non mi piace il 2013. Ne detesto il numero. Nella mente inquadrata e zelante da ragioniere piccolo borghese che mi ritrovo è una cifra troppo dispari per prenderla in simpatia da subito. Lo associo a un quadro sbilenco di Picasso, alla confusione in una piazza di Città del Capo, ai rottami di un aereo… Non so perché. Mi sta sull’anima e non è all’anima che pensavo. Forse è per questo che ho aspettato oltre un mese qui, prima di inaugurarlo. Rompo l’indugio essendo un convinto assertore delle profezie che si auto avverano, nel timore irrazionale ma veritiero che più lo prendo di buzzo cattivo, più quest’anno si rivelerà antipatico davvero. Così, per esorcizzarlo, lo blandisco, tributandogli un moderno sacrificio: confessare una delle (poche) cose di cui in vita mia sono pentito e di cui profondamente mi vergogno: un anno, alle elezioni, ho votato Rutelli Francesco. Possano i miei figli perdonarmi per questo, di avere un padre che a volte non sa distinguere la polpa dal sottovuoto.






2 commenti:

Natale Carelli ha detto...

Ciao Giorgio, sono contento si risentirti!
ai tempi di Rutelli gli indirizzi politici bene o male erano meno confusi di ora! adesso la politica la considero come un pollaio dove tanti galli cercano il trespolo più alto per mettersi in mostra cercando di accativarsi le simpatie delle povere galline che sconsolate guardano ammutolite lo spettacolo! ma il bello che sono convinti di riuscirci! poveri illusi!

Fede ha detto...

Finalmente! L'occhiata frequente, magari anche non approfondita, alle "20 righe" era mancata!
(Per farsi andar giù ogni anno a prescindere dal numero, basta pensare che, in fondo, se qualcuno a un certo punto non avesse scelto che dopo dicembre finiva l'anno, magari adesso saremmo ancora nel 2012 per qualche mese. Oppure già nel 2014 da qualche settimana...Il numero ce l'abbiamo messo noi, ma ogni giorno è nuovo come il 1 gennaio. O il 22 settembre...)