lunedì 14 gennaio 2008

Tre appigli


Eccomi qua, quasi un mese e un anno e una vita dopo. Ne sono successe di cose in una ventina di giorni. Ventisette giorni, in cui scrivere m'è sembrato una banalità, un sforzo inutile, un peso. Mi ritrovo di nuovo davanti a un computer, nella solita pausa pranzo che ora non devo più riempire di corse e ansie e preoccupazioni e parole.
Ma prima di ricominciare, ho una cosa da aggiungere a ciò che scrissi un paio di mesi fa, nel giorno della ricorrenza dei defunti, proprio sulla morte.
Dicevo: "Alla morte, alla sofferenza non fa eco il senso di nessun "perché". O si crede che tutto non finisce con questa vita o ci si dispera".
Ho cambiato idea. Ora che è morto mio padre, mi pare vera anche una terza possibilità, oltre la fede e la disperazione. E' quella di andarsene con dignità, certi di aver vissuto bene, appieno, la propria vita.

3 commenti:

pmor ha detto...

devo confessare di non aver mai creduto intensamente a una vita dopo la morte... anche se affascinato dalle varie versioni sulla morte offerte dalle religioni più svariate, resto fermamente convinto della meraviglia di rendere unica questa vita. Alla fine penso che se, come sottolinei tu, si vive bene, appieno e aggiungo con gioia e sincerità la propria esistenza, l'andarsene non può che essere un epilogo naturale. Il "the end" di una meravigliosa avventura...che continua a vivere, certo, ma in chi resta.

sergio ha detto...

La morte è qualcosa che a me viene da raccontare spesso. Non so dirti perchè. Ma sia in quello che ho pubblicato sia in quello che sto scrivendo adesso. Non so tu, ma la fede, per quanto difficile sia, mi aiuta. ciao.

sergio ha detto...

scusa, mi sono riletto, e pare quasi che io scriva solo di morte. scrivo anche di vita e di felicità. così, solo per specificare. ciao.