mercoledì 14 maggio 2008

Padre nostro


Una persona a cui tengo molto mi consiglia di scrivere, su questo blog, delle opinioni personali, sui fatti di cronaca che accadono vicino o lontano.
Se non lo faccio è perché, spesso, non ho un pensiero su tutto quello che accade. Anzi, ce l’ho su quasi niente e, anche quel poco, mi pare punto meritevole. In più, chi fa il mio lavoro, rischia di scrivere troppo e, proprio per questo, col dire nulla (un pericolo che Ryszard Kapuscinsky, cronista di razza, ha espresso nel suo libro: "Lapidarium").

Premesso ciò, ieri è stata diffusa la notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati del vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, con l’accusa di favoreggiamento personale nei confronti di Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio a processo per violenza sessuale (presunti abusi su un parrocchiano minorenne).
Maggiolini, ad onor di cronaca, ha dichiarato di non essere stato di intralcio alle indagini e di essersi comportato con don Mauro "come un papà con un figlio".
Della vicenda il telegiornale di Como se n'é occupato ampiamente e qualche opinione l'ho maturata anch'io.

Primo: a prescindere che l'ex parroco di Laglio sia condannato o assolto, ciò che è emerso dal dibattimento rimarrà sempre una lacerazione per tutti coloro che lo hanno seguito, a maggior ragione se credenti. La scabrosità delle rivelazioni e i toni usati, pur se leciti ai fini della difesa del sacerdote, sono stati in più occasioni mortificanti.

Secondo: è giusto che il Vescovo si comporti da "buon papà" con il sacerdote accusato, ma dovrebbe farlo anche nei confronti del minore che avrebbe subito le molestie e con tutte le pecore del gregge di cui è pastore, per evitare di dare loro "scandalo".

Terzo: proprio nel comportarsi da "buon papà" forse Maggiolini avrebbe dovuto ricordare a don Mauro l'importanza di un atteggiamento sobrio, magari consigliandogli - un consiglio energico, se fosse stato necessario, proprio come a volte i padri debbono fare con i figli - la via del rito abbreviato, che risolvendo il tutto a porte chiuse avrebbe evitato un gogna penosa per tutti, senza esclusione né per presunto molestatore né per la presunta vittima. Un invito ancor più pressante nella convinzione, se il Vescovo ne è convinto, dell'innocenza del sacerdote per quanto riguarda la grave accusa della violenza sessuale.

Quarto: comportarsi da "buon papà" significa anche non mettere in condizione il proprio figlio di "farsi e fare del male", di "cadere in tentazione". Invece di affidargli un altro incarico in parrocchia (a Colico, pur non a contatto con i giovani, da quanto ci risulta) nel tempo del processo si poteva trovare per don Mauro una collocazione più defilata, una dimensione più "contemplativa", che pur per l'uomo di fede è urgente e indispensabile quanto il pane quotidiano.

Quinto: non trattandosi di un tema "di coscienza", il Vescovo deve rispettare la legge, come qualsiasi altro cittadino, anzi: di più. Se don Mauro è stato informato delle indagini sul suo conto della magistratura, chiunque lo abbia fatto deve risponderne ai giudici.

Sesto: nel processo in questione, la stampa (locale, poiché quella
nazionale non se n'é occupata fino ad oggi) è stata unanimente rispettosa nei confronti dell'imputato, al punto che se d'un peccato la si può accusare è quello di "omissione" su dettagli non essenziali, ai fini del dibattimento, ma che avrebbero alzato un polverone e aumentato lettori e copie vendute. Una scelta che ho condiviso in pieno (contribuendovi da attore dell'informazione e non soltanto da spettatore) e che toglie legna sul fuoco di quanti alimentano le voci di un "eccesso di spettacolarizzazione" o di una "campagna contro" qualcuno.

Ci fermiamo qui, ricordando che di opinioni si tratta e siamo pronti a mutarle se interverranno elementi nuovi o se, con l'uso della ragione, qualcuno ci convincerà del contrario. Al male che questa vicenda ha già creato vorremmo non se ne aggiungesse altro. Con una preghiera: non si trasformi quanto accaduto in una lotta tra il bene e il male, tra Chiesa e Stato laico. D'una faccenda d'uomini si tratta e gli uomini possono sbagliare. Se lo fanno è giusto che paghino, non importa se indossano un doppio petto, una toga o una tonaca.

Foto by Leonora

5 commenti:

valentina orsucci ha detto...

Concordo con chi ti ha consigliato di scrivere le tue opinioni sui fatti di cronaca, se questo è il risultato.
Bellissime riflessioni.

Il MIGLIA ha detto...

Concordo su tutta la linea.

andrea ha detto...

Se io fossi stato accusato di molestie sessuali su minori, mio padre, da buon papà, mi avrebbe riempito di calci in c**o...

Borgolibero ha detto...

Sento in questo momento della condanna in primo grado e del probabile ricorso in appello.

Non conoscevo la vicenda, le tue parole le trovo comunque pacate e condivisibili da chiunque.

Non conosco il comportamento della persona, del sacerdote.

Ricordo che è stato giudicato colpevole solo in primo grado.

Spero che, se innocente, riesca a difendersi con sobrietà: che se innocente la cosa venga RISAPUTA.

Se invece fosse colpevole, Dio non voglia per lo stesso che avrebbe quindi subito un reale abuso.. che la Chiesa adotti linee meno caute che in altri casi.

Marco Migliavada ha detto...

Leggo in Internet che ora don Mauro è stato condannato.
Leggo lo stesso giorno sul Corriere di Como on line un intervista di Anna Campaniello a Maggiolini che dovrebbe essere di poche ore precedente la sentenza.
Chiamarla intervista è un'esagerazione perché Anna (che pure ritengo un'amica) non accenna minimamente alle vicende che coinvolgono anche Maggiolini e si presta all'ennesima pubblicazione del manifesto anti omologazione islamica del vescovo. E in ginocchio.
Tra l'altro mi chiedo chi tra intervistatore ed intervistato conosca meglio questa famigerata cultura islamica, se non attraverso qualche lettura.