giovedì 1 maggio 2008

Presunt(uos)o consapevole


Aggiorno il blog, rimasto all'asciutto in questi giorni per pigrizia.
Vorrei scrivere due parole sulla vicenda dei redditi dichiarati e messi "on line" ieri dall'Agenzia delle Entrate, ma l'ho già fatto mettendo un commento ad un assai esaustivo post di Frenz, per cui non aggiungerò altro alla dichiarazione di condividere appieno quanto espresso da Roberto Dadda.
Ne approfitto piuttosto per dichiarare pubblicamente la mia gratitudine nei confronti di Google Reader, che da un paio di giorni fa da gemello a Netvibes nell'aggregare i feed dei blog che seguo. Netvibes lo uso sui pc, mentre Google Reader mi è comodissimo sul cellulare che in casa è sempre connesso wire-less a Internet. Proprio questa modalità è ciò che più si avvicina al concetto di "quotidiano elettronico fai da te" che secondo molti sarà il concorrente numero 1 della carta stampata per il futuro.
I pregi di questo impiego sono numerosi: la comodità nell'uso (in un nano secondo mi collego, senza attaccare cavi o attendere istanti infiniti e senza nemmeno spendere un centesimo in più, grazie all'abbonamento flat a Internet) unita alla varietà, all'interesse e all'estrema "personalizzazione" degli argomenti in agenda. In pratica, è come se in ogni momento sia possibile consultare un "giornale" fatto su misura per me, originale e completo, poiché abbina ai siti di informazione tradizionale anche i blog, interessanti perché offrono sia notizie "originali", sia commenti non convenzionali su argomenti d'attualità presenti anche nei media classici.
Ciò non toglie che il giornale di carta, per me, mantenga un suo fascino.
Ieri, ad esempio, su Repubblica ho trovato una bella intervista di Gianni Mura a Roberto Donadoni.
Premesso che a me Donadoni non è simpaticissimo, il ritratto che ne esce gli fa onore e me lo ha fatto rivalutare (solo gli stupidi non cambiano mai opinione), anche se forse un poco (molto, anzi) conta la scoperta che il padre di Donadoni commerciava in materiali ferrosi, che poi in dialetto lombardo si può tradurre in "faceva il rutamàt", come anche il mio, di un padre.
Ed è proprio una frase su suo papà e sul rapporto di noi figli con i padri di quella generazione che mi ha colpito.
"Con tutti gli allenamenti e le partite che ho fatto - dice Donadoni - so che non arrivo al 10% della fatica che ha fatto mio padre".
Anch'io lo so. Una consapevolezza che ho sempre avuto: la disparità clamorosa tra i sacrifici di coloro che dopo la guerra si sono dovuti rimboccare le maniche e noi, i loro figli. Una constatazione che non mi "schiaccia", ma che neppure va taciuta, poiché se siamo ciò che siamo è perché gente che non aveva scelta ci ha caricato sulle spalle. Il minimo che possiamo fare è riconoscerglielo, essergliene grati e conservarne memoria.

Foto by Leonora

1 commento:

Marco Migliavada ha detto...

A me è sempre piaciuto Donadoni uomo, atleta e mister.
Ma continuerà a piacerti se lascerà a casa Del Piero?