lunedì 2 febbraio 2009

Neve (e Ninive)


Cade la neve e in redazione si discute di bus senza catene, di spazzaneve che non si sono visti, di previsioni meteo e di polemiche. Stamattina io dovevo uscire, perché avevo preso un impegno e se fossi rimasto a casa mi sarei roso il fegato. Tutti gli altri invece sono rimasti sotto le coperte. Motivo? Sono cambiati i tempi. Quand'ero piccolo, non c'erano storie: se nevicava ci si alzava presto e se le macchine non potevano circolare, si andava a piedi, accompagnati dai genitori. Al mio paese molti ricordano certe maestre che abitavano sul lago e anche quando scendevano quaranta centimetri di neve, si presentavano in classe regolarmente o, al massimo, in ritardo di mezz'ora. Una volta, quando andavo al liceo, sono andato da Lurate a Olgiate a piedi (trovando sulla strada il mio compagno Marco Tettamanti, che veniva da Villa Guardia) ed era la cosa più normale del mondo. Non è più così. Il principio è cambiato e andare a scuola e perfino a lavorare è diventato un optional. Colpa nostra, che siamo diventati lassi (mi piace questa parola: lasso). Io per primo, che mi sono alzato e sono partito, ma ho fatto dormire i miei figli. Prima di Natale, infatti, con un'altra nevicata simile, chi era andato a scuola è stato fatto tornare a casa e così, questa volta, per non saper né leggere né scrivere (espressione quanto mai azzeccata...) ho deciso che era inutile rischiare.

Ora, mi chiedo, tutto ciò è un processo inarrestabile o potremo tornare ad essere un paese in cui le regole sono regole e le eccezioni eccezioni? L'eccezione per me è un metro di neve. Facciamo pure ottanta centimetri. Settanta? facciamo settanta. Comunque tanta. Altrimenti, scuole aperte. Che poi si svolgano lezioni regolari é un altro discorso, ma un conto è arrendersi in partenza, un conto sapere che verrà fatto tutto il possibile per garantire il servizio scolastico. Lo stesso vale, non mi sembra neppure il caso di precisarlo, per chi va al lavoro. Altrimenti, altro che crisi... Da lasso a lesso (cioè bollito) il passo è breve e seppur diffido di una società spartana, temo maggiormente gli ozi e i vizi di Ninive...

P.S. Tra l'altro, le giornate a scuola mentre fuori nevicava erano le più belle. Un po' perché si immaginavano già i giochi per il pomeriggio, un po' perché il clima in classe era per di più quieto, senza interrogazioni e neppure spiegazioni troppo impegnative. Così l'effetto ottenuto era duplice. Primo: si educava al senso del dovere (a scuola ci si va comunque). Secondo: il dovere era ripagato da una sorta di piacere.
Foto by Leonora

6 commenti:

Anonimo ha detto...

anno 1985, nevicata paurosa, forse 80 cm... 2 elementare, talmente piccola che avrei scavato un tunnel nella neve... ma a scuola ci sono andata lo stesso!!! idem stamattina... ci ho messo ben 2 ore : è troppo comodo girarsi dall'altra parte!!!
Paoletta

Marco Migliavada ha detto...

Alle 7 e mezza ero come tutte le mattine ero in ufficio e sai che non è proprio sotto casa.
Alle 9 eravamo arrivati soltanto in 2, in pausa pranzo siamo diventati circa la metà.
Qualcuno, potendo lavorare da casa, giustamente sfrutta questa possibilità, altri (curiosamente i più vicini all'ufficio) spendono invece i propri giorni di ferie.
Pieno diritto di farlo in realtà (ma bisognerebbe poi considerare che questo diritto non può essere concesso a tutti, pena la chiusura), ma anche io come te mi incupisco di fronte a certe mollezze.
Come di fronte alle troppe lamentele.
Criticare chi non fa il proprio dovere è sacrosanto, ma incominciando a fare il proprio senza aspettare la pappa pronta lo si potrebbe fare molto più degnamente.

toto ha detto...

Giorgio hai perfettamente ragione, anche a me non piace l'idea che se nevica si puo' anche stare a casa da scuola. Anche perche' oggi la scusa e' la neve, domani la pioggia e poi chissa'.

Per il lavoro, mi sento di spezzare una lancia a favore della modernita'. Gia' da settimana scorsa sapevo che il lavoro che avrei dovuto portare a termine oggi sarebbe stato sostanzialmente di scrivania e per farlo mi sarebbe bastato il mio fedele laptop connesso alla rete. Quindi quando stamattina ho visto la bianca coltre ho deciso di risparmiare due ore abbondanti di improperi e di lavorare da casa. In un colpo solo ho massimizzato il rendimento facendo felice anche la mia famiglia!

Laura ha detto...

Stavo giusto commentando con Roberto questa nuova tendenza a trasformare piccoli disagi in ottime scusanti. Stamattina a scuola avevo solo 12 bambini su 28. Non che mi possa lamentare. Con così pochi bambini si può dedicare loro + tempo e + attenzioni. L'unico rammarico è che ai bambini non vengono lasciati abiti adatti per uscire a giocare nella neve. Peccato perché sarebbe un episodio che resterebbe indelebile nei loro ricordi.
Devo inoltre rendere merito a una mia collega che abita a Rodero e che, in caso di neve,fa veramente di tutto pur di essere presente... compreso chiedere un passaggio allo spazzaneve.

Giorgio ha detto...

@ Laura: è una storia bellissima, il viaggio sullo spazzaneve a Rodero. E anche l'idea di far uscire i bambini nella neve. Peccato i genitori non siano previdenti...
@ Toto: programmare, questo è il segreto.
@ Marco: sì, ma tu discendi dirattamente dall'Angiul, il cui senso del dovere è pari alla previdenza (quattro gomme della neve quattro, tanto per star sicuri...)
@ Paoletta: due ore, ma avete fatto anche le immagini... Stakanov!

Iron Mauro ha detto...

Ora, io stamattina a Milano sono arrivato in orario, partendo da Lurate Caccivio. Però, in condizioni più estreme, non avrei avuto grossi problemi a lavorare da casa, con PC, Internet e telefono.

Che poi in Italia non ci sia gra cultura del telelavoro, e che dire "oggi lavoro da casa" equivale a dire "oggi faccio l'imboscato", è un altro paio di maniche...