mercoledì 6 maggio 2009

Vizi privati e pubbliche virtù


Ieri l'altro ho ricevuto una lettera, di quelle che non si scrivono più, a mano, armati solo di foglio bianco e biro. Ringrazio Beatrice, per la sorpresa che mi ha fatto e per la fiducia che mi ha accordato: ha avuto un pensiero gentile, con l'unica controindicazione che ha alimentato la mia già ingombrante vanità.

Prima di prendere il volo, come un qualsiasi pallone gonfiato, vorrei mettere un appunto qui, parlando di privacy. Dice giustamente il direttore del mio giornale che è un po' come la rucola: la si mette dappertutto. Non c'è giorno, in redazione, in cui qualcuno manchi di appellarsi alla privacy per chiedere che non venga pubblicato un articolo o siano omessi dettagli o elementi sostanziali. Tanto per dirne una, l'ex coordinatore di Forza Italia, Giorgio Pozzi, lunedì ha detto alla mia collega Gisella quanto paga d'affitto il suo partito per la sede in centro città, concludendo con la frase: "Però non lo scriva, c'è la privacy". Oggi, sempre su La Provincia, pubblichiamo un'intera pagina con le motivazioni per cui il garante proprio per la privacy respinge il ricorso del socio di Bruni, avvocato Galasso, che non aveva gradito l'inchiesta su politica e affari. L'elenco potrebbe essere lunghissimo. Qui mi limito a un'osservazione: siamo sicuri che la privacy sia sempre cosa buona e giusta?
Se i miei vicini (con cui per altro vado d'accordissimo) fossero stati meno riservati, i ladri non sarebbero entrati a casa mia, un paio di settimane fa. Ed è un eccesso di privacy che causa quelli che chiamiamo un po' retoricamente i "drammi della solitudine" (anziani o persone con problemi, trovate morte nelle loro abitazioni, giorni e giorni dopo il decesso). Senza esser così drammatici, dietro il velo della privacy si vorrebbero sovente coprire azioni non propriamente limpide. Non è un caso che "farsi gli affari propri" abbia il doppio significato di non impicciarsi ("Sai perché mio n0nno è campato cent'anni? Perché si faceva i cavoli suoi!" E non erano cavoli...), ma anche di brigare a proprio vantaggio.
Io credo che le esigenze di riservatezza privata e di pubblica trasparenza debbano sempre restare in equilibrio. Perché è giusto ci sia un limite all'invadenza (anche della stampa), ma parimenti la privacy non può essere l'unico metro di giudizio.

P.S. A pensarci bene, in nessun altro paese la privacy era tutelata più che nell'Unione Sovietica di Breznev o nell'Argentina di Videla: infatti la gente spariva e nessuno sapeva niente...
Foto by Leonora

3 commenti:

Marco Migliavada ha detto...

Nulla è sempre buono e giusto e lavorare in una metropoli mi fa apprezzare l'invadenza dei paesini di provincia, un abbraccio che a volte ha il vigore di quello di un boa costrictor, ma che ti colloca nella società.
L'indifferenza meneghina a volte è sconcertante. Nel piccolo palazzo dove è ospitato il mio ufficio (e altre 3 piccole società, non 300) si arriva al paradosso di un portinaio che nemmeno conosce chi vede passare tutti i giorni.
L'anno scorso questo emblematico personaggio mi è arrivato al chiosco e quando l'ho salutato ha avuto un attacco di panico.
Io preferisco essere invadente al rischio di sentirmi colpevole di indifferenza anche se non sempre l'equilibrio è facile da mantenere.
I 'sacerdoti della privacy' in fondo eravate voi 3. [il messaggio criptato mi serve a verificare che ancora condividiamo gli stessi bei ricordi ;-) ].
PS - Comunque la foto non la potevi pubblicare :D

Anonimo ha detto...

Perche non:)

Anonimo ha detto...

In my opinion you commit an error.