martedì 26 ottobre 2010

Il prescelto


Senza chiedere nulla in cambio. L'ha detto il prete, domenica, a messa. La predica è continuata ma io mi sono fermato lì, a pensare a tutte le cose che vengono fatte per me senza chiedere nulla in cambio. Ho riflettutto sulla circostanza che - non per caso - sono le stesse che hanno valore ai miei occhi, che mi fanno distinguere il falso amico dal vero. E ho cominciato a tenere il conto delle cose che faccio io senza badare al tornaconto. Ce ne sono? Forse. Assai meno di quelle che avrei desiderato, che considero giusto. Rovisto tra i ricordi, cercando la perla che luccica nel cestino vuoto. Così, su due piedi, adesso, ne trovo poche, poco più d'un paio: il magro bottino d'un finto buono. Dicevo l'altro giorno che l'egoismo è il motore dell'uomo, ma labile è il confine tra l'egoismo che ti fa voler bene a te stesso (condizione non sufficiente ma necessaria per voler bene anche all'altro) e quello che ti fa innalzare un recinto e calpestare tutto attorno.

Cambio argomento, ma neanche tanto. Domenica sera, a Report, hanno raccontato la storia di Ambrogio Mauri, brianzolo di Desio, costruttore di autobus, morto suicida con una lettera lasciata ai figli, in cui - nel succo - si diceva questo: "Ho creduto che Tangentopoli spazzasse via i disonesti e per noi tornasse ad essere un tempo propizio per lavorare, per fare ciò che abbiamo sempre fatto. Non è così, io mi fermo qui". S'è sparato. La disillusione è stata più forte di tutto in un uomo che non conosceva il cinismo: invece di continuare a lottare s'è arreso. Ma non è morto del tutto. Ogni volta che entro al giornale, ad esempio, so che nel mio piccolo, nel nostro piccolo, possiamo fare tanto, possiamo mettere un mattone per fare argine all'ingordigia di coloro che nessuna inchiesta ha ancora affondato. Anch'io, come Mauri, avevo creduto che da quella stagione non si potesse tornare indietro. A differenza sua, oltre all'egoismo, m'ha salvato l'esser più giovane, l'incoscienza abbinata a un entusiamo ottuso, eppure utilissimo, poiché antidoto naturale al veleno indotto dalle sconfitte di ogni giorno. "Gli innocenti non sapevano che quella cosa era impossibile e la fecero". Vale anche per me, che mi ostino a pensare di poter cambiare le cose, almeno un pezzettino. L'onestà, un'onestà non bacchettona, di fondo, credo debba tornare requisito fondamentale per distinguere la gramigna dall'erba medica. Se uno è incapace, può imparare. Se invece è ladro, ruberà sempre, senza accontentarsi mai. Non so se questa sia "mettere al centro la questione morale", però qualcosa dobbiamo pur farlo, da qualche parte è importante cominciare. La prossima volta che sarò chiamato a votare, sceglierò il mio candidato rispondendo a questa semplice domanda: "A chi, tra loro, darei il mio portafoglio?".
Foto by Leonora

1 commento:

andre ha detto...

...sarà!!??!! io continuo a pensare che non ci sia nulla di logico nè di normale nell'essere costretti a porsi una simile domanda alla vigilia di un voto. Serve una enorme mobilitazione di civiltà, un enorme dissenso espresso con l'astensionismo perchè questa gente, che non se ne andrà mai, capisca che è finito il tempo di prenderci per il naso, che sappiamo anche noi leggere e scrivere (chi più che meno!!)e che siamo stufi, a destra come a sinistra come al centro, dei loro intrallazzi, stufi marci!!!