Quando mi ascolti ti vorrei abbracciare, superare il pudore che ci distanzia, abbattere la barriera delle convenzioni ed entrare in contatto con la tua essenza più intima, sentirti nuda di fronte a me, come spoglio di cenci, resistenze, scrupoli vorrei essere io, non badando alla mia faccia, a quell'uomo che sono diventato e che a volte stento a riconoscere, riflesso nel vetro o allo specchio, l'immagine di un estraneo che mi somiglia vagamente ma estraneo al ragazzo che ero e che mi sento tuttora, quando la luce si spegne e il buio circonda, perso in pensieri che spiccano il volo e balzano senza muri di sponda, cullati abbastanza da ricreare un mondo che altri definirebbero di fantasia, mentre per me è più reale del vero. E prezioso, libero, che nessuno riesce a portarmelo via.
P.S. Il bene autentico lo conoscono coloro che sotto pelle lo sentono scorrere come una scossa, una frequenza d’onda identica alla carità nella prima lettera ai Corinzi (13,1-13) di san Paolo: «Paziente, benigna, non invidiosa, non superba, che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta».
Al pari dell'amicizia, non è una contabilità in pari tra dare ed avere, bensì fideiussione completa, senza limiti di spesa: qualifica le persone che siamo, distinguendo e unendo al tempo stesso. Il resto possono essere alti e bassi, corrispondenze fitte o rade, ma nella sintonia del bene persino il silenzio parla, non somigliando a un vuoto, bensì a una soglia priva di chiavistello, sempre aperta.






