martedì 8 aprile 2008

Il volo della cicogna



Ho incontrato per la prima volta Paolo Moretti una quindicina d’anni fa, credo a una partita della Pallacanestro Cantù. Le nostre strade, da allora, hanno percorso molti incroci. L’ho ritrovato al Corriere di Como e in televisione, ho letto i suoi pezzi di cronaca e apprezzato la sensibilità per l’impaginazione grafica, oltre che per il contenuto, di un giornale. Siamo stati fianco a fianco mille volte, ma l’ho conosciuto soltanto un paio di settimane fa, quando ho letto il suo libro, intitolato: “La cicogna che sconfisse l’aviaria”.

Lo scrivo con sincerità, anche se un po’ me ne vergogno, poiché è vero che in amicizia sono un tipo “piano”, nel senso che diffido delle vampate d’entusiasmo e preferisco il tempo lungo alle scorciatoie, però dev’esserci qualcosa di sbagliato in me se sto in mezzo alle persone così tanto e mi “accorgo” di loro così poco.
Il libro di Paolo, per i distratti come me, è una sorta di riassunto, di quieta immersione là dove l’acqua solitamente scorre. Ho imparato molte cose di lui e anche un poco di me stesso, come accade nei libri buoni, che hanno un valore al di là dell’argomento trattato e del tempo.
Mi spiace non essermi accorto prima di certe sfumature e non posso neppure dire di voler rimediare, perché mi conosco, e ho un pudore pure nelle amicizie che mi impedisce di trasformare l’affetto in un abbraccio caldo. Sono un tipo più da stretta di mano, ma questo Paolo lo sa e non si offende se non sono tra coloro che passano serate con lui o si trovano insieme, a pranzo.
Il libro è speciale e lo dico per “piacere di cronaca”. Parla dell’adozione di sua figlia, Mehala (“Felicità” in lingua tamil), ma potrei definirlo così: la storia di un uomo, della sua famiglia e di un viaggio lungo una vita. È scritto come Paolo sa scrivere, specialmente quando una cosa la sente sua, quando l’appassiona (e nel dirlo mi viene in mente la fotocopia di una finta pagina di giornale che racconta di una diretta elettorale e dei calzini rossi di un nostro collega, che ora a Como, in Comune, fa l’addetto stampa). Quella pagina la ritengo memorabile e fa ancora bella mostra di sé, nella redazione del tg di Espansione.

Altro non voglio aggiungere, perché il libro merita di essere letto. Non si trova in tutte le librerie, ma se ne può fare richiesta alla Infinito Edizioni (info@infinitoedizioni.it).
Ricordo i dati essenziali: Paolo Moretti, La cicogna che sconfisse l’aviaria, Infinito edizioni, 12 euro.
Un “manuale” non borioso per chi ha intenzione di adottare un bambino e una buona lettura per chi non ha paura di guardarsi dentro, oltre che allo specchio.
Foto by Leonora

8 commenti:

Andrea ha detto...

Continuo a ripromettermi di comprarlo, ma poi non passo mai dal centro.. Mi hai dato un motivo in più, e, come tu sai, quando il "motivo in più" arriva da te agisco :)

Elena Trombetta ha detto...

Ordinato, or ora su ibs, due giorni per la consegna.
Se tutto va bene mi arriva per il we :)
Impaziente di leggerlo :)

Anonimo ha detto...

Embè? Tutto qui? Sulle adozioni nient'altro? O pensi che nessuno si ricordi che hai lavorato alla Asl di Cantù e ti occupavi di adozioni? Hai paura che il tuo amico Moretti poi ti giudichi male quando verrà a sapere che tra i terribili assistenti sociali che vanno in casa a fare domande sgradevoli ci sei, anzi c'eri anche tu?
Dai, non aver vergogna di dirlo! Io che ti conosco da una vita lo posso dire che non eri così male e che non hai mai mangiato nessuno. E poi Moretti sa che lo stimi come giornalista e te le perdonerebbe volentieri :-)
Ciao e fatti sentire qualche volta
Walter

Giorgio ha detto...

Walter! Quanto tempo? Come stai? Mandami una mail, fatti sentire insomma, invece di tendermi imboscate come questa. E poi ricordi male: innanzi tutto non era la Asl, ma ancora la Ussl di Cantù e io tenevo sì i colloqui ma come semplice tirocinante dell’Alessandra Colombo, che è un tipa tosta, oltre ad essere un donna affascinante, e mi ha insegnato molto sui rapporti con le persone, compreso a non chiacchierare per nulla e stare ad ascoltare, anche quando l’altro è in silenzio e vuole starsene in silenzio, per mille motivi da non dichiarare. Le coppie che ho incontrato, in ogni caso, erano composte da brave persone e i casi di “non idoneità” erano motivati e conseguenti a una scrupolosa riflessione in equipe. Poi nella vita capita di sbagliare. Io ad esempio ho cambiato lavoro e magari era meglio se continuavo a fare quello, perché mi piaceva il contatto con le persone, anche se bisogna essere davvero “speciali” per occuparsi di adozioni, e forse io ero troppo vanitoso e mi sembrava di aver già compreso tutto della vita, mentre ora capisco di non riuscirci per niente.
In ogni caso, non ho parlato di quello, perché volevo parlare del libro di Paolo, non della mia vita. A pensarci bene, ho dimenticato molte cose, tipo il tempo infinito che è passato dal giorno in cui, in redazione, ci ha mostrato una fotografia di Mehala e il giorno in cui poi è davvero partito per andare a prenderla. Nel libro ne parla ed elenca persino i mesi, l’attesa che non passava mai. Me ne sono accorto io di quel tempo interminabile, figuriamoci lui e Cristina, sua moglie.

Giorgio ha detto...

@ Andrea: tranquillo, anch'io sono pigro, ma poi recupero.
@ Elena: soldi spesi bene (e giuro che non ho un centesimo sugli introiti :-)

Il MIGLIA ha detto...

Dopo una tale recensione, anche la più dotta analisi del libro del Moro sembrerebbe un "penso e scrivo". Dunque, non mi resta che accodarmi al tuo giudizio. A me il libro è piaciuto. E' scritto di pancia, prima che di testa, e ciò fa onore al nostro Pol.

Luisa L.G. ha detto...

Domani dovrei avere anche io il libro che ho "tristemente" ordinato via internet (neppure il tempo di andare in libreria mi è restato in questi ultimi giorni).
La tua presentazione è di grande stimolo e poi mi sa che a poco a poco ci si va tutti a conoscere un pò meglio.
C'è un sottile filo di corrente che sta creando un circuito ed in questi tempi bui non è poca cosa.

pmor ha detto...

premessa indispensabile: Giorgio, ti ODIO!! te l'ho già detto via telefono, te lo ribadisco pubblicamente. ovviamente è l'odio contraddittorio dell'amicizia, della stima e, non suonasse ridicolo nell'era dei doppi sensi, dell'amore. E' l'odio di chi si commuove come un bimbo non già ai complimenti, di quelli ve ne sono molti da cui tenersi alla larga, bensì alla sincera stretta di mano condita da sorrisi di un amico. Quindi, finita la premessa, GRAZIE!! posso rubare un po' di righe ancora? grazie ad Andrea, Elena e Luisa per la fiducia (se vorrete, mi piacerebbe sapere la vostra...critiche comprese, please), grazie al Miglia, e a Walter dico: hai ragione, posso perdonare tutto a chi ha una stretta di mano sincera e una sola parola, come il nostro ODIATISSIMO ;) Giorgio. Grazie ancora...