sabato 22 novembre 2008

Due palle e una morale


Oggi sono stato per buona parte della giornata con Roberto Di Caro, un giornalista de L'Espresso di passaggio a Como. Tra i molti aneddoti che mi sono fatto raccontare, ne voglio riferire uno che rende onore a Giulio Anselmi, definendone la grandezza di direttore (attualmente de La Stampa) e di uomo.

Quando arrivò a L'Espresso - mi ha detto Di Caro - Anselmi per un anno rivoluzionò tutto quanto. Un giorno, su "imbeccata" di una sua amica, Anselmi venne a sapere di una certa situazione nella sua stessa città, a Genova. Così mandò per affrontare la questione Di Caro, il quale andò ma descrisse la situazione esattamente al contrario di quanto avesse riferito l'amica del direttore. Ebbene, non solo Anselmi non fece una piega, disse al vice direttore di pubblicare senza problemi l'articolo e dopo di allora "promosse" di fatto il giornalista, affidandogli servizi sempre più delicati e prestigiosi. Una grande dimostrazione di cosa dev'essere un capo, che riconosce e ricompensa il valore dei suoi uomini dal carattere e dal coraggio.
Morale della storia: un giornalista e più in generale un collaboratore con le palle è fondamentale, almeno quanto un capo che - a dispetto dei santi - lo metta nelle condizioni di lavorare.

Foto by Leonora

1 commento:

Marco Migliavada ha detto...

Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.