lunedì 4 febbraio 2008

Concorrenza leale (2)


Nessun “medium” è perfetto.
Lo scrivo come premessa a un ragionamento che avevo cominciato un paio di giorni fa, senza il tempo di renderlo compiuto.
Mauro, per un tempo gramo e insieme fecondo che gli capita, ha creato un blog che è anche un esperimento e un laboratorio. Ha scelto un fatto di cronaca a cui viene dato ampio risalto dai mezzi d’informazione sia locali sia nazionali (il processo alla così detta “strage di Erba”) e lo segue da “blogger”, mettendo a disposizione le proprie competenze, senza vincoli editoriali.
In questo modo assistiamo a un unico evento, seguito da più mezzi: televisione, giornali e blog.
Un’analisi dettagliata del fenomeno potremo averla soltanto tra un paio di mesi, quando il processo si concluderà e saremo dunque in grado di risalire a ritroso ciò che è accaduto, valutando criticamente tempi e modi in cui la notizia, le notizie sono state messe a disposizione di un pubblico. La mia speranza è che questa occasione non vada sprecata.

Nel frattempo, aggiungo il punto di partenza, cioè i “pregiudizi” da cliente di informazione, sottolineando da un punto di vista personale limiti e risorse e aspettative di ogni mezzo.

Giornale: per leggere ciò che è accaduto devo attendere generalmente il giorno dopo, ottenendo però in cambio un approfondimento maggiore e in molti casi il piacere della buona lettura. Il piacere di avere tra le mani la carta è una sensazione per taluni (per me, ad esempio) affascinante, che vale prezzo e attesa. Si dice che è la televisione ormai a “dettare l’agenda”, ma è altrettanto vero che per “pesare” la medesima agenda si attende l’uscita in edicola e la lettura del giornale. In ciò conta una qualità che, pur scemando per diverse ragioni, la carta stampata ha mantenuto negli anni: l’autorevolezza. C’è un altro aspetto, apparentemente marginale, ma che a mio modo di vedere rende il giornale unico: si può conservare, intero o a ritagli. Se rovisto in casa mia, non è raro che da un cassetto o dalle pagine di un libro o da una cartelletta dimenticata da qualche parte spunti un rettangolo di carta ormai ingiallita, che in qualche maniera ho reputato un giorno meritevole di esser messo da parte, conservato. Rimanendo alla “strage di Erba”, il giorno dopo ho atteso il Corriere di Como per leggere ciò che aveva scritto Dario Campione (di cui conservo l’inizio di un suo pezzo su un paese del lago:“Un grumo di case, appeso alla montagna”) cioè di un buon giornalista prestato alla “nera” e confrontarlo con il lavoro di Paolo Moretti e Stefano Ferrari della Provincia, ovvero due “neristi” puri che fanno del buon giornalismo. Così come sono rimasto incantato a leggere il resoconto della stessa giornata fatto da Natalia Aspesi, per Repubblica.


Televisione: ha tre vantaggi non da poco: la velocità di comunicazione, una diffusione estesa e la potenza dell’audio-video insieme. Tre carte che costituiscono una potenza di fuoco micidiale. Non c’è evento significativo che non venga seguito in presa diretta, trasformando lo spettatore in attore e l’evento stesso in patrimonio comune. Di contro, è costretta ogni volta a ripetere sé stessa, come se le cose “comunicate” fossero scritte sulla sabbia e ovviando appunto con la continua ripetizione, in modo da aggiornare chi si collega in quel momento, ma finendo con l’annoiare facilmente il telespettatore attento. Una regola che ne rende meno incisivo anche l’approfondimento, poiché se è vero che ci sono programmi intelligenti, capaci di fornire tagli di lettura non banali, è altrettanto vero che il percorso lineare non facilita la comprensione. Un limite che è compensato dall’offerta di immagini (“Ho visto, è vero”) che si stampano nella memoria più facilmente di un ragionamento. Restando alla “strage di Erba”, con tutta la stima che ho di giornali, carta stampata e nuovi mezzi di comunicazione, credo che i due spezzoni di audio-video scelti da Marco Romualdi e mandati in onda dal tg di Espansione non abbiano pari per spiegare chiaramente i differenti obiettivi che accusa e difesa hanno nel processo. In poco più di tre minuti e mezzo, perfettamente distribuiti tra l’intervento del pubblico ministero Massimo Astori e dell’avvocato difensore dei Romano, Enzo Pacia, abbiamo appreso senza intermediari il punto nodale del processo. Non male. Così come, a sentenza emessa, la trasmissione della Rai “Un giorno in pretura”, autorizzata dalla corte a mandare in onda il tutto, sarà quanto di più simile alla realtà di aver partecipato da spettatori a quel processo.


Blog: potenzialmente il mezzo più completo, capace di produrre più contenuti che giornali e televisioni insieme, essere più rapido della stessa televisione, senza neppure il limite del trascorrere fluido e “inafferrabile” del messaggio informativo, poiché con Internet il messaggio rimane a disposizione, come e quando preferiamo riceverlo. Il limite semmai, potrebbe paradossalmente essere l’estrema abbondanza di informazioni, non facili da gestire e in cui è facile perdere l’orientamento. In questo senso il blog sulla strage di Erba è un esperimento e un laboratorio, assai più efficace se in corso d’opera, come credo, Mauro riuscirà a svincolarsi dalla logica in cui siamo stati formati (l’informazione “da uno verso molti”) per intraprendere nuovi percorsi, nuove vie (l’informazione “da molti verso molti”). In altre parole, mi interessa scoprire se il blog è un’evoluzione naturale di giornali e tv oppure può rappresentare qualcosa di completamente nuovo, in cui la dimensione orizzontale sostituisce quella verticale non soltanto nella fruizione della notizia ma anche in quella della sua acquisizione.


P.S. Questo post non ha alcuna ambizione, se non quella di esporre pensieri in ordine sparso, nella logica di una “concorrenza leale” tra diversi “medium”, nella convinzione che concorrenza non è altro che il nome con cui possiamo chiamare la massima forma di collaborazione.

11 commenti:

Gaspar ha detto...

Ottima riflessione che mi trova in disaccordo solo dove dici:

"Il limite semmai, potrebbe paradossalmente essere l’estrema abbondanza di informazioni, non facili da gestire e in cui è facile perdere l’orientamento."

Al contrario, direi io! Un blog dedicato a un singolo argomento non ha bisogno di perdersi dietro al flusso di tutte le notizie del mondo: pesca solo quelle che lo riguardano. Gli strumenti per filtrare (Google, Technorati, Del.icio.us, feeds RSS, eccetera) ci sono e funzionano egregiamente.

E quindi alla fine di tutto, credo che il blog vince a mani basse...
;-)

Giorgio ha detto...

Caro Gaspar,
grazie perché mi aiuti a spiegare meglio quanto affermato sull'abbondanza di informazioni.
Un'abbondanza di due tipi.
Primo: molte cose da dire e necessità di un esposiozione ordinata, razionale, ma anche semplice, intuitiva. Discutendo con Mauro sul blog che ha creato, dicevo che la difficoltà per lui potrebbe essere quella di colui che, immerso nella foresta, non riesce a vedere nulla all'infuori degli alberi che ha attorno a sé, mentre per orientarsi è necessario uno sguardo dall'alto, d'insieme. Il rischio è quello di "sfornare" informazioni su informazioni, senza una bussola.
Secondo: gli strumenti per filtrare ci sono, ma l'attendibilità di un blog, la definizione della sua "qualità" non è immediata. Per fare un esempio: io Mauro lo conosco, so che sulla strage di Erba pochi ne sanno più di lui, ed è ovvio che mi fido, "misurandone" vizi e virtù. Ma quando si tratta di un altro argomento, come faccio a discernere, a scegliere, a distinguere?

Francesco ha detto...

Immaginiamo che Mauro, ferma restando la sua posizione, produca contenuti destinati ai tre diversi medium. Sarebbero identici? Sarebbero equivalenti?
Il blog vince a mani basse per la liberta' che offre, per gli strumenti che lo possono completare, per il fatto stesso di permettere filtri di diverso tipo.
Il problema del "fare un passo indietro" per vedere "l'insieme" e' comune a molte situazioni ma non e' il punto critico nella valutazione del medium. Semmai dell'attività del giornalista :-)
Ciao, f.

Sir Drake ha detto...

Hai espresso pensieri in ordine sparso, perfettamente condivisibili!

Giorgio ha detto...

Frenz, come Gaspar non sei mai banale ed è un complimento sincero.
E' vero, fare un "salto in alto" (mi piace più dell'espressione "passo indietro") è un problema del giornalista più che del medium.
Mentre per quanto riguarda i contenuti, credo che Mauro (o chiunque, al suo posto) li sceglierebbe diversi se si occupasse di giornali o di televisione, mentre il blog li somnma entrambi, poiché non dovrebbe scegliere "o l'uno o l'altro", bensì "e l'uno e l'altro".
In ogni caso, tutto ciò riguarda un aspetto, cioè di "chi si fida l'utente", di cui si era occupato anche il blog della Sketchin (http://www.sketchin.ch/it/blog/2008/01/22/di-chi-si-fida-lutente/)e in cui avevo trovato un altro tuo commento sagace...

laterzafaccia ha detto...

Personalmente ho diceso di seguire il caso di erba solo da quel blog e sono molto contento di questa scelta.

Marco Migliavada ha detto...

A mio parere il vantaggio del blog è la sua fruibilità pluridimensionale.
Sei slegato dai tempi, non essendoci programmazione e potendo funzionare sia come informatore in diretta che da archivio di informazioni.
Sei slegato anche dagli spazi in quanto se è vero che l'eccessiva informazione ha gli stessi effetti della mancanza di notizie è sufficiente un minimo di perizia nella ricerca per non sprecare tempo ma concentrarsi su ciò che maggiormente ci interessa.
Per lo più sei slegato anche dalla formalizzazione e hai un'elasticità nella produzione di contenuti che nessun altro mezzo può darti. Fino a ieri eri testo e puoi diventare radio, tv o raccolta fotografica senza dover riorganizzare il lavoro ed a costi decisamente contenuti.

Francesco ha detto...

Mi sa che io e Frenz siamo due persone diverse. Ma non e' un problema :-)

Il passo indietro e' meno brutto se lo pensi, ad esempio, nelle fasi di ricerca di un disperso sotto la neve dopo una valanga. Adesso ci sono le radioline, ma una volta ci si metteva spalla-a-spalla con le sonde. Era indispensabile che uno stesse indietro e vedesse quindi tutta la scena. Poi e' vero che a vedere le cose "dall'alto" suona meglio e meno timoroso :-)

Il bello del blog e' che ci puoi mettere quello che vuoi (video e foto inclusi) e soprattutto dialoghi con i lettori. Senza commenti non c'e' blog, anche se qui si rischia il flame! ;-)

Eppoi il giornalista e' distante. Il giornalista-blogger invece si avvicina, ti racconta, mette il suo mestiere al servizio di un post che puo' essere parte o completo della narrazione del giornale. Piu' il giornalista si allontana dal suo lavoro e piu' lo sento vicino (mia impressione personalissima).

Un esempio che mi sembra funzionare: il blog di Luca De Biase (Braudel) per me e' un must, quello che tiene su Nova (crossroads) non mi affeziona, sulla carta stampata lo leggo appena, eppure ne avrei anche l'occasione... Magari sono io che ho troppi grilli per la testa o troppo tempo da perdere :-)

La stessa cosa la posso applicare, pero' con un'esperienza molto piu' ridotta, alle "firme" del como.social.

Insomma: quando leggo un giornale parto "prevenuto" e dubbioso, quando leggo un blog sono molto meno dubbioso.

Just my .02 cents :-)

Ciao, f.

valentina orsucci ha detto...

sarei curiosa se proseguissi queste riflessioni prendendo in considerazine i medium a cavallo (in mezzo, che mischiano, dilla come vuoi) i tre che hai considerato.
Mescolando, in particolare, il giornale e la tv con la rete, e viceversa i blog con i media tradizionali. Penso sia a casi esistenti (dico una banalità: le versioni on line dei giornali, che per esempio non necessitano di attendere il giorno dopo), oppure alle relative potenzalità.
Non so se è chiara la domanda, io ho un'opnione ma mi interessa la tua

pmor ha detto...

lo dico così, come mi esce dalle dita: la vera novità del processo di erba è il blog del Miglia. Per il resto è roba già vista (anche se, concordo con te: è bello, al tatto, sentire la carta scivolare tra i polpastrelli..)

Francesco ha detto...

Io ci aggiungo che mi piacerebbe sapere come un giornalista vede i blog lanciati per seguire un avvenimento. Per me non hanno molto senso e danno meno l'idea dell'avvenimento di una pagina ben fatta (ad esempio: non immagino niente di meglio della pagina del NYT per seguire le primarie USA). Altre volte sono eccellenti: nulla come il live blogging del FT ha reso l'idea della confusione nella conferenza stampa di soc gen in occasione dell'annuncio della truffa miliardaria...
Mi vien da pensare che sono strumenti, che bisogna padroneggiarli e passare da uno all'altro secondo necessita'... ma e' un po' grezza ;-)

Ciao! f.