martedì 28 dicembre 2010

L'Io pe(n)sante


Ci sono persone che assomigliano al sole: brillano, splendono, scaldano, ma se ti avvicini troppo rimani scottato. Sono astri, spesso geniali, ch'è meglio osservare da lontano e a cui non voglio assomigliare, pur se mi rendo conto che i miei principali difetti sono evidenti proprio alle persone che mi stanno vicine, a cominciare dai famigliari. L'aggettivo che più mi si addice è "pesante". A Natale, ad esempio, ho fatto una testa quadra ad Isabella, colpevole di aver fritto una specie di ravioli, appestando la casa d'un odore sgradevole. "Va bene, ho sbagliato, ma ti rendi conto che me lo hai ripetuto mille volte! Praticamente ogni volta che mi hai rivolto la parola, oggi!". Non esagerava. Poi l'ho messa sul ridere, non smettendo però di ripeterlo, facendo scuotere la testa e sorridere gli invitati al pranzo natalizio. Quando m'impunto su un aspetto, un concetto, so essere insistente quanto detestabile. C'è di buono che me ne rendo conto, per cui evito il peggio, prendendomi in giro per primo. Il paradosso è che quanto sono esigente con chi mi è vicino, tanto risulto tollerante e comprensivo con gli amici, con chi conosco meno o il cui vincolo di parentela va oltre il primo grado. Una sorta di doctor Jekyll e mister Hide del pianerottolo. Faccio outing per ricordare lo sbaglio a me stesso, più che per espiare colpe che invece si sommano ad altri difetti, che rinuncio a scrivere per dignità e amor proprio.
P.S. Ho ricevuto una lettera di Beatrice. Me l'ha spedita a novembre, l'ho letta soltanto ieri l'altro. Non so chi sia e quindi non posso risponderle in privato, ma volevo dirle che ho apprezzato la fiducia che ha posto in me, confidandomi un poco del suo mondo privato.
Foto by Leonora

2 commenti:

Miranda ha detto...

ehi, ma che c'è di meglio di una casa che odora di fritto?
Secondo me niente!

silvia ha detto...

Non è da tutti riconoscere i propri difetti e soprattutto esporli urbi et orbi, ci vuole una buona dose di autostima, bravo.