martedì 11 agosto 2026

Tra due eclissi (Una vita)

L’ultima è stata ventisette anni fa e ricordo di averla vista in giardino.
Tra un’eclisse e l’altra c’è un dirupo, una seconda vita, proprio. Tanto per cominciare c’era ancora mio padre e soltanto un figlio su quattro, Giacomo, con i suoi due anni e mezzo, mentre Giorgia sarebbe nata di lì a poco. Anch’io ero diverso, parecchio. Meno della metà dei miei anni attuali, due lavori, molte certezze in più e i primi dubbi esistenziali, quelli che trasformano in adulto ogni essere umano. Mi sentivo il padrone del mondo, ignorando che il mondo non lo governa nessuno, al massimo ci scivoliamo sopra, sperando di non inciampare ed evitando di guardare dritto nel baratro che si spalanca inesorabilmente innnanzi, incrociando le dita affinché abbia un futuro, oltre che un senso.

P.S. Se la memoria non mi inganna avvenne sempre nei giorni di agosto, verso mezzogiorno. Ci radunammo tutti nel prato di fronte la casa dei miei genitori, quella dove attualmente abito e c’erano pure i vicini, Ambrogio, Giulio. Due dettagli ho stampato in mente: la luce irreale, fredda, che si creò nel momento esatto in cui la luna velò quasi completamente il sole; il senso di tempo sospeso e memorabile, con il desiderio di trattenere quell’istante, di farlo diventare eterno. Invece passò, svelto, come passa sempre, tutto. Ma se non fosse così io sarei ancora quel Giorgio, immobile quanto una statua di sale, insetto bello ed inutile, imprigionato nella goccia d’ombra del nulla cosmico.

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