Ieri, ad esempio, ho scoperto che “adulto” ha la stessa radice di “adolescente”, derivando dal latino “adolescere”, allevare, che a sua volta si dirama dal verbo “alere”, nutrire.
Adulto, colui che è cresciuto, è come mi sento e soprattutto come scorgo coloro che mi stanno accanto, a cominciare dai miei figli, per i quali - vedendoli non giorno per giorno, essendo io a Brescia e loro a Como - ho l’effetto del “time lapse”, del lasso di tempo nei video che si velocizzano fotogramma per fotogramma, permettendo di notare i cambiamenti assai più che vivendoli momento per momento.
Di quanto siano cresciuti ho avuta coscienza lucida nei giorni della vacanza, potendoli frequentare a lungo e osservarli pure di riflesso, come Perseo con Medusa, evitando di essere pietrificato dal contingente del confronto diretto. Non è unicamente questione di timbro di voce o dettagli del volto, si tratta proprio di una maturità di connotati che cambiano, che restituiscono l’idea di una complessità accolta e affrontata, di un’esperienza che plasma e dà forma alle persone che siamo. E se dovessi indicare un dettaglio che fa da spia al mutamento, direi la capacità di prendere fiato e dare modo alla ragione di mantenere il controllo sull’istinto, di imbrigliare sentimenti ed emozioni senza soffocarle, gestendole però con riguardo.
P.S. A proposito di etimologia, la base per le altezze della “matematica” è greca, dalla parola “máthema”, io imparo. Io ho imparato che tra tutti i vissuti che trasformano in “adulto” quella del dolore è la principale, la maestra in assoluto. «This is the way» direi, se fossi un Mandaloriano. E tra tutte le esperienze di dolore, nessuna più del cospetto della morte, della sua consapevolezza viscerale, lascia il segno, cambiando la struttura molecolare di chi siamo, inducendoci a essere partoriti di nuovo, accelerando il cambiamento con la propulsione d’un razzo, bruciando ogni sterpaglia che c’è attorno e lasciandoci nudi e adulti al tempo stesso. Ecco perché, pur se trascorriamo tutta la vita cercando di evitarla, è soltanto incontrandola che cresciamo del tutto ed è solamente attraversandola che la superiamo. E voler bene ai propri figli, desiderare che diventino adulti, comporta non metterli al riparo da quel dolore, negarlo o tentare di rimuoverlo, bensì sedersi loro accanto nell’eventualità che si presenti alla porta, dimostrando nei fatti che sopravvivere allo strazio si può, che esiste luce dopo ogni buio.

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