domenica 18 ottobre 2026

Vince sempre il bosco (Perseveranza e pazienza)

Correvo a testa bassa e l’ho vista di sguincio, in principio senza farci caso, tanto che ho tirato dritto qualche metro prima di fermarmi a osservarla per bene, scattandole pure una foto: una piccola robinia cresciuta approfittando del mancato taglio del prato.
«Vince sempre il bosco», ecco cosa ho pensato.
Se l’uomo scompare o semplicemente non si prende cura né mette mano, sono le piante ad occupare spazio, ad avanzare inesorabilmente anche se piano.
Quello stelo d’albero è un segno di speranza, testimoniando la vita che s’espande, e insieme il manifesto della perseveranza quale virtù suprema, anche se nella narrazione comune resta in seconda fila, come tra gli dei dell’Olimpo lo sono Eos, Estia o Persefone, sempre un passo indietro i vari Zeus, Hermès, Ares, Atena…
Invece è il contrario. Nella vita, nello sport e nel lavoro: il talento conta, ma la tenacia, l’ostinazione di più.

P.S. Accettare che la natura abbia la meglio è forse il primo passo per rispettarla. Ricordando che mettervi mano, plasmarla, asservirla lascia il tempo che trova, pur se farlo ha una propria dignità, che non va ignorata né utilizzata come scudo. Nessuna perseveranza batte la sua, anche se per scorgerla, per capirla, bisogna indossare gli occhiali spessi della pazienza, una qualità più preziosa dell’oro in un’epoca vorticosa qual è la nostra, in cui tutto corre e l’unità di misura è lo schiocco di dita.

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