martedì 10 novembre 2009

Nel mezzo del cammin di nostra vita


Dieci novembre, il mio compleanno. Ho ricevuto un bastimento carico carico di auguri sia di persona, sia via mail, sms e Facebook. In molti casi ho ringraziato, per gli altri recupererò, cercando di restituire una pensiero a ciascuno. Qualcuno che mi aspettavo si ricordasse non è pervenuto, ma non ne faccio un cruccio né porto il muso: non ho prime pietre da scagliare essendo io stesso pigro o sovente distratto. Non mi sento vecchio però e, come ho scritto in altre circostanze qualche giorno fa, non vorrei tornare bambino, in un'età in cui il lupo delle favole era meno reale ma assai più terribile degli ostacoli che incontro adesso. Certo, da adulto non c'è scampo alla sofferenza della malattia, della morte persino, ma è un dolore nudo, spogliato delle ombre che quando ero piccolo rendevano angosciante pure un inciampo minuscolo. E poi quando mi guardo allo specchio mi vedo più brutto di qualche anno fa, ma nel contempo più consapevole di me stesso, più sicuro, meno fragile. La vita è stata una fucina ed un tornio e la montagna dei giorni, vista da quassù, terminata l'ascesa della giovinezza e appena iniziato il pendio del tramonto, mi pare maestosa, imponente, rigogliosa, splendida. Pur avendo molto cammino da fare, ho imparato a considerare nessun pensiero certo e lasciare che tutto sia filtrato dal dubbio. Vale per i gusti banali del vivere quotidiano e per i grandi temi tipo: chi siamo, dove andiamo ("Ci sarà posto?" aggiungeva Woody Allen). Prendiamo la politica. Per fedeltà al mestiere che metà mi sono scelto e metà m'è capitato in dono, a priori non prendo la parte di nessuno, cercando di distinguere in ognuno il buono dal gramo. Unica stella polare: fare al potere il contrappunto: s'è bianco diventare nero, s'è rosso azzurro, senza cadere nel "è giusto" o "è sbagliato" a prescindere. Non avendo interessi da difendere, né padroni da adulare nella speranza di avere più soldi o più potere, scrivere ciò che mi pare, che ritengo giusto, non è atto di eroismo, bensì fare il proprio dovere impiegatizio. Sono grato piuttosto a chi me lo permette, sapendo per esperienza che non è privilegio scontato.

Quante chiacchiere. Pensare che mi ero collegato soltanto per scrivere una parola: grazie. A chi mi ha fatto gli auguri e anche a chi passa da qui e condivide i miei pensieri, facendomi ogni giorno un regalo.


Foto by Leonora

9 commenti:

toto ha detto...

Bhe, allora tanti auguri anche da parte mia!

loris ha detto...

Einstein diceva: "Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni"

E i tuoi sogni ti rendono forse più giovane di quel che pensi.

Pol ha detto...

e pensa che pur avendoti lì di fronte io non ti ho neppure fatto gli auguri... mannaggia ;)

Anonimo ha detto...

Non ho il privilegio di esserti amica,un privilegio che so essere speciale al punto da credere di non meritare, ma non voglio mancare il piacere di un augurio sentito per il tuo compleanno, benche' tardivo.
Beatrice

Giò ha detto...

Auguri! In ritardo ( al solito )
mi piace ' la montagna dei giorni...'
ciao

Giorgio ha detto...

Grazie a Giò, Pol, Lori, Toto e specialmente a Beatrice, che è più che degna della mia amicizia e il privilegiato, tra i due, sono io

Fuma ha detto...

Bello, bello, il post. E onesto da parte dell'autore evitare di mitizzare l'infanzia, che di momenti bui ne ha, eccome. "Le ombre dell'infanzia", le chiami: un malessere indefinito, una paura senza nome nè volto, quando non, a volte, delle vere e prorie angosce. Io ad esempio ricordo benissimo la mia paura della morte, le domande che feci agli adulti al riguardo e le risposte che ne ebbi, e perfino quanto mi terrorizzasse anche solo l'IDEA dell'eternità.

Wilma ha detto...

Tanti auguri. Anch'io, come te, non vorrei tornare indietro sebbene del passato, talvolta, rimpiango la mancanza di responsabilità, il dormire senza pensieri, il credere di più nel prossimo e, soprattutto, poter mangiare tante golose porcherie e non metter su ciccia!!! ;-)

Anonimo ha detto...

e tropo lunga