giovedì 19 novembre 2009

Sì, viaggiare


E' bastata una domanda, oggi, per indurmi a sognare. Sognare ad occhi aperti, cioè mettere la freccia e lasciare che in corsia di sorpasso corra l'immaginazione. L'ho già scritto qui una volta: debbo a mio padre, che un sognatore è stato per quasi tutta la vita, il dono di esserlo anch'io, pur se sovente me ne scordo e metto in fila giorni dopo giorni da perfetto ragioniere, senza alzare gli occhi da terra neanche per accorgermi se dove sto andando è un bel posto oppure vi sbatterò il muso, rendendomi conto troppo tardi che il tempo guadagnato in realtà era perso.

La domanda era dove vorrei vivere. Ho risposto nei paesi scandinavi, in Germania, in Irlanda anche e nella Francia del nord. Vivrei in tutti quei posti, ma d'estate. D'autunno mi trasferirei in Connecticut, dove i colori in questa stagione mozzano il fiato. In Connecticut o nel Massachusett: una bella casa di legno bianco, affacciata sull'oceano atlantico, con una vetrata ampia e un terrazzo e... il caminetto. Sì, il caminetto con stesa la pelle dell'orso. D'inverno invece Caraibi. Antille Olandesi. Ma anche Maldive. Dicembre alle Antille, gennaio Maldive, febbraio in crociera dal Venezuela a Cuba, con ritorno a casa a Natale e per sciare al primo dell'anno, che non c'è in giro nessuno. E in primavera? In primavera ogni settimana una grande città: Madrid, Praga, San Pietroburgo, Edimburgo, Palermo, Istanbul, Copenaghen, Amsterdam, Cordoba, Budapest, Helsinki, Lisbona...

E ora me ne andrò a letto, sognando questo vivere un po' qua e un po' là, proprio come facevo da piccolo, quando mettevo la testa sotto il cuscino e immaginavo di diventare un giorno esploratore o di arredare il bagno in modo che potesse diventare un modulo autosufficiente se fosse stato lanciato come navicella nello spazio...
Foto by Leonora

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravo! Hai soddisfatto le mie aspettative :) Magda

Fuma ha detto...

Mi hai fatto venire il mal di mare, d'auto, il jet lag, o come diavolo si chiama, con tutto quel viaggiare, mi sembrava di essere su una giostra. Per me, l'importante è essere in pace con se stessi, e allora ogni luogo può andar bene. In caso contrario, puoi anche camminare sulla sabbia più fine coi piedi a mollo nell'acqua più trasparente, ma se specchiandoti in quell'acqua non ti riconosci, se hai perso il rispetto per quel viso, a cosa vale lo scenario da favola?