mercoledì 7 settembre 2011

Lo sciopero, Susanna e le vere vittime

Metto piede in casa ora, dopo una splendida settimana di mare e con undici ore di ritardo rispetto al previsto, causa sciopero generale.
Ho un sacco di cose e almeno tre personaggi di cui vorrei raccontare. Comincio dalla coda: lo sciopero.
Essendo reduce da sette giorni di relax totale non soltanto ho sopportato i disagi con filosofia, ma mi è piaciuto pure, perché l'ho vissuto con occhi e pelle di giornalista, testimone oculare e dunque privilegiato di situazioni che solitamente apprendo per sentito dire.
La parentesi positiva si chiude qua, il resto del capitolo è amaro.
Avrei voluto che Susanna Camusso e i vertici della Cgil avessero spiegato al signor Carlo, settantesei anni, di Lipomo, seduto su una carrozzina e con enormi difficoltà respiratorie, le ragioni di una protesta che per colpire Berlusconi dava schiaffoni a lui, che ha lavorato quarantadue anni in fabbrica e s'era concesso una visita, forse l'ultima, a parenti e nipoti in Calabria. E avrei voluto che invece di parlare in piazza a Roma, di fronte a bandiere e belle ciao, fossero stati in mezzo alle famiglie con bambini piccoli al seguito, bloccati otto ore in una stanzetta tre quattro metri per tre, a contendersi un poco di riservatezza per allattare e cambiare i pannolini con decine di anziani e di disabili, in un buco di aeroporto, dove l'aria condizionata "ci spiace, è rotta" da una vita. Oppure che lo spiegassero alle migliaia di passeggeri che si sono trovati cancellati i voli, costretti a inventarsi una sistemazione, un programma, un'alternativa, mille chilometri lontano da casa, spesso in terra straniera. Solo a Bergamo, ieri notte, a otto ore dalla conclusione dello sciopero ce n'erano centinaia buttati come sacchi d'immondizia, chi dormiva, chi cercava di ripararsi dal freddo abbracciandosi l'un l'altro, chi russava senza curarsi di nulla, nei corridoi, stremati, la faccia accanto alle scarpe di chi passava.
Mi fermo. Concludendo con due contestazioni, una proposta e una morale.
La prima contestazione: le persone, la maggior parte delle persone, non hanno capito le ragioni della protesta. La domanda che ho sentito più spesso è stata: ma se la manovra non esiste ancora (e questo sì che è un dramma) come fanno a dire che è ingiusta, iniqua? "Lo dicono a prescindere? - mi ha risposto una ragazza che doveva prendere l'aereo poiché l'indomani doveva sostenere l'esame di valutazione allo Iulm - E allora dicano che è uno sciopero politico, contro il governo, senza prenderci in giro prendendo un pretesto piuttosto che un altro".
La seconda informazione: la mancata comunicazione dell'astensione dal lavoro. Prendiamo i voli. Mentre su Linate e Malpensa già nei giorni precedenti si sapeva dei voli cancellati, a Bergamo e in altri aeroporti minori non c'era stata alcuna conferma, per cui i disagi sono stati devastanti. Non conosco le altri situazioni, ma per proprietà transitiva penso che sia potuto accadere in molti altri servizi e questo non è degno di un paese civile.
La proposta: è quella di cui parlavo prima. I dirigenti della Cgil (ma anche del Pd, che si sono accodati allo sciopero, più per timore di non raccogliere eventuali frutti in termini di consenso che per reale convinzione, un po' come il governo italiano nella guerra alla Libia) invece che andare nelle piazze, quando c'è lo sciopero provino a stare in mezzo alla gente e vedere con i loro occhi e toccare con le loro mani le conseguenze di una scelta che scalfisce appena o neppure sfiora i potenti che vorrebbero colpire e invece affossa i poveri diavoli che pretendono di difendere.
La morale: scrivo tutte queste cose al di qua e non al di là della barricata. Perché anch'io sono preoccupato dall'azione effimera e sciagurata dell'attuale governo. Perché anch'io credo che senza misure serie e rigore le conseguenze negative peseranno sul futuro dei nostri figli, di questo nostro Paese. Perché anch'io credo nel diritto inalienabile di qualsiasi lavoratore di incrociare le braccia, di scioperare, conquista di civiltà oltre che di dignità per ogni società che si possa definire tale.
Ma proprio perché è uno strumento alto, importante, non si può brandire ad ogni alito di veto o senza che sia posta attenzione sul dove, il come e il chi va a colpire. Il risultato, altrimenti, è di screditare non soltanto la protesta, bensì lo strumento stesso che generazioni di nostri padri hanno conquistato, spezzandosi la schiena, senza andare a far passerella in piazza e soprattutto lasciando che la schiena se la spezzino altri.

Foto by Leonora

3 commenti:

Miranda ha detto...

Sei preoccupato per il nostro Paese, per la direzione che sta prendendo, per il futuro dei nostri figli... ma allora perchè non eri in piazza anche tu? E la ragazza dello Iulm perchè non sapeva le ragioni della protesta? Non è anche lei cittadina italiana? O è esonerata, in quanto studentessa sotto esame, dal tenersi informata, dal cercare di capire cosa sta succedendo? E se non è ora il momento visto che siamo sull'orlo del baratro, del fallimento, della maggiore iniquità sociale mai vista, quando, dico quando è il momento di scioperare?
Tu avresti voluto che gli scioperanti fossero con le famiglie bloccate in un aeroporto senza aria condizionata (colpa dei lavoratori sembra di capire...) io invece avrei voluto che le famiglie fossero in piazza coi figli, coi nonni in carrozzina per difendere questo paese, la dignità del lavoro, per una maggiore giustizia sociale. E avrei voluto che ci fossi anche tu, a cantare bella ciao, e a sfilare sotto le bandiere...
Quando sento dire che scioperare non serve, che è inutile mi chiedo allora che dobbiamo fare per farci ascoltare? Imbracciare le armi? Mettere a ferro e fuoco le città? Bombardare Palazzo Chigi? Evidentemente no.
Se lo sciopero ha creato disagi perchè incolpare i lavoratori che esercitano un loro sacrosanto diritto (uno dei pochi rimasti anche se regolamentato e limitato)e non puntare il dito sui veri responsabili? Sul governo che non ha fatto neanche un passo in quella direzione, che ostenta disprezzo verso i lavoratori, indifferenza verso le loro condizioni, e tenta con prepotenza di sopprimere i diritti?
Ti prego, non essere superficiale...non parlare come la mia vicina di ombrellone...

Giorgio ha detto...

Sai quanto ti stimo ma non mi convinci. Credo che lo sciopero sia il modo più facile, ma anche dannoso, per far valere le proprie ragioni. Io credo che ci allontaneremo dal baratro, dal fallimento, dalla maggiore iniquità sociale mai vista quando riusciremo a convincere la tua (e la mia) vicina d'ombrellone.
E se il dramma è che Berlusconi le irretisce e le abbindola, ancor peggiore disgrazia è che le forze progressiste, popolari, le vicine di ombrellone hanno smesso da troppo tempo di ascoltarle...
Un abbraccio di riconciliazione :-)
Giorgio

Miranda ha detto...

:-)