
Marta, via Facebook, mi ha chiesto come faccio a scrivere in questo blog cose intime, generalmente riservate. Non so come, lo faccio e basta. Mi viene spontaneo e naturale. Poi, ripensandoci, mentre l'altra sera ho fatto un salto dagli amici del "Como blog beer", parlando con Valentina, mi si è accesa una lampadina e ho rivisto questo blog come dall'alto, come invece di solito non succede. Non post dopo post, ma tutto quanto insieme, nella direzione che ha preso e nella forma conseguente: un diario. Un vero diario, uno di quelli che sulla carta non sono mai riuscito a tenere. E ho pensato a me stesso tra dieci anni, mentre lo rileggo e posso rimettere in sequenza i miei passi semplicemente seguendo le impronte che ho lasciato. E ho pensato ai miei amici che potranno fare lo stesso e ricordare chi sono, e agli estranei, che potranno capirlo, e ai miei figli, ai miei nipoti, a cui non avrò soltanto storie da raccontare, bensì potranno scoprire ciò che sono adesso, hic et nunc, qui ed ora. E scoprendo me potranno scoprire anche loro. Lo dico a Giacomo, a mio figlio Giacomo, di 11 anni, che da ieri è partito per la prima vacanza lontano da casa e oggi ci ha già chiamato sei volte, le ultime singhiozzando, perché ha paura la notte e ieri non ha dormito e non vuole che andiamo a prenderlo, ma se lo facessimo sarebbe il bambino più felice del mondo. Non lo faremo, perché è in un posto fidato, con i suoi compagni di scuola, della squadra di calcio. Non lo faremo, perché volergli bene non vuol dire solo tenerlo stretto a sé, bensì aiutarlo a diventare grande, a camminare da solo. Non lo faremo, ma ci si spezza il cuore a pensarlo distante, senza sapere se l'angoscia che aveva gli è passata o se nel suo letto è ancora sveglio, col magone che in gola è un groppo. Lo scrivo adesso, ma avendo per interlocutore immaginario quel Giacomo che quando leggerà queste parole sarà un giovanotto o addirittura un uomo fatto e finito. Perché se gli sembrerà di poter tenere in pugno il mondo, non dimentichi il bambino che è stato e abbia buona memoria anche di suo padre, che in una notte di temporali di luglio, gli era vicino, pur se lontano.
Foto by Leonora
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