sabato 3 ottobre 2009

Se guardo indietro


Oggi Giacomo ha ricevuto la cresima, un sacramento che per i cattolici segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta. Un passaggio simbolico, presente in tutte le civiltà, anche se con i suoi dodici anni mio figlio resta orgogliosamente e direi pacificamente un bambino, com'ero io quando è stato il mio turno. Di quel giorno, ricordo la messa interminabile del vescovo Bernardino Citterio, che ci aveva poi "interrogato" nel salone del cinema Pax, alla presenza del parroco, don Clelio, tutto tonaca e perino (dicasi "perino" un colpo di nocca, con la mano chiusa a pugno, assestato sul capo dello sventurato che gli passava accanto). Esaurita la parte religiosa, c'era stato un pranzo a casa nostra, nel salone al primo piano tinteggiato di verdino, che fu usato per l'unica volta in trent'anni, prima di essere trasformato in ampio ripostiglio. Ricordo bene anche qualche regalo: un orologio da polso, una macchina fotografica, un atlante, un paio di penne e fors'anche un mappamondo. Anche Giacomo ha ricevuto dei doni: un sacco a pelo, un pallone, una tenda che si monta in un minuto (è per ripiegarla che occorre mezz'ora almeno), una maglietta, un borsone, un buono per il percorso sugli alberi di Civenna e - meraviglia delle meraviglie - un telescopio. Ad ogni pacchetto che ha aperto non si è scomposto, come nel suo stile, limitandosi a sorridere e ringraziare. Lui è fatto così, basti pensare che per un mese intero aveva risposto: "Niente" alla classica domanda: "Cosa ti piacerebbe ricevere?", salvo uno scatto di vitalità il penultimo giorno, quando ha innescato la marcia del decisionismo e a tutti coloro che insistevano replicava in automatico: "Vorrei l'abbonamento a Sky Calcio e così sarei a posto". Chissà cosa si ricorderà, fra trent'anni, di questo giorno. Chissà se capiterà anche a lui di guardarsi allo specchio e non riconoscere quasi il bambino ch'è stato, come quasi non riconosco il bambino che sono stato io. Ci pensavo prima, mentre mettevo il pigiama e nello specchio mi sono visto a dorso nudo, con i peli sul petto, e pochi capelli, tagliati corti corti. Per vent'anni sono stato convinto che sarei rimasto glabro, sul petto, come mio padre e come mio bisnonno, che avevano anche gambe lisce. E per vent'anni i capelli sono stati un tormento, perché quando li lavavo diventavano un batuffolo e pettinarli una "mission impossible". Le ho provate tutte: riga a destra, riga a sinistra, riga al centro, sul davanti, all'indietro, ma non mi sono mai piaciuto, poi arrivò l'epoca del gel e mi schiuse un mondo. E poi da bambino ero integerrimo. Lo ricordavo a Giorgia questa mattina: io per i primi venti cinque anni della mia vita, ogni santa sera ho mangiato latte e biscotti. Niente pasta, pastina, minestre o un altro primo piatto: cascasse il mondo, in tavola volevo la mia scodella di latte caldo, con un goccio di caffè e un mezzo pacchetto di biscotti del Mulino Bianco (le Campagnole erano le mie favorite, ma anche i Galletti, e prima c'erano i Gran Colussi e altre marche di cui mi sono dimenticato). E per trent'anni ho mangiato la pizza Margherita. Solo la Margherita, null'altro. Ecco, è quello il bambino che non ricordo quasi più di essere stato, quello che odiava il grasso del prosciutto e per vent'anni l'unico affettato era il salame. Sarà per quello che ora il salame lo mangio soltanto un paio di volte all'anno e il latte non lo bevo neppure al mattino. Perciò non sorrido troppo quando scorgo un pregio di Giacomo, né piango per un suo difetto. Noi siamo il frutto di ciò che abbiamo seminato, ma negli anni cambiamo molto, spesso in meglio, talvolta in peggio. E anche se vorrei poter guardare nel futuro, magari sbirciando con il telescopio che è appena stato regalato, l'unica opzione è quella di attendere, immaginando che quando sarò vecchio magari stenterò a riconoscere il Giorgio che sono adesso. Non dimenticherò invece che è stato un bel giorno questo, quello in cui ha fatto la cresima Giacomo.
Foto by Leonora

3 commenti:

Anonimo ha detto...

"io per i primi venti cinque anni della mia vita, ogni santa sera ho mangiato latte e biscotti. ... in tavola volevo la mia scodella di latte caldo, con un goccio di caffè e un mezzo pacchetto di biscotti del Mulino Bianco"

tranquillo Giorgi che eravamo in due: nel mio latte ci mettevo Pain croute (Lazzaroni), Oro Saiwa e ogni tanto crackers rigorosamente salati in superficie

(Giovanni B.)

Marco Migliavada ha detto...

Sacco a pelo, tenda, sacca. E via 'on the road'... Essì, si fa adulto.

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)