sabato 13 ottobre 2007

Federico Roncoroni, il grande

Ho incontrato Federico Roncoroni, il professor Federico Roncoroni, una mattina d’estate di quest’anno. In precedenza ci eravamo sentiti un paio di volte al telefono e, qualche anno prima, avevo persino tentato di intervistarlo. Tentativo vano, visto il cortese ma deciso rifiuto. Oggi il professor Roncoroni dice di non ricordare quella circostanza, ma a me restarono ben impresse le parole che aggiunse nel declinare l’invito. “Aspettavo la sua telefonata – ci disse – leggo sempre con piacere la sua rubrica”, che è un po’ come se Maradona dicesse: “Sei bravo a giocare a calcio” a un ragazzino.
Roncoroni ha scritto e curato l’edizione di centinaia di libri. Storie, romanzi, novelle, racconti, saggi. Soprattutto testi scolastici. E poi raccolte, due delle quali, quella sulla “Saggezza degli Antichi” e il “Libro degli Aforismi” sono ospiti abituali fin dall’adolescenza, sul mio comodino.
Roncoroni ha insegnato per qualche anno al Liceo Classico “Volta” ed è curatore testamentario di Piero Chiara. Un monumento, insomma.
Perciò quando per la prima volta sono entrato in casa sua, nella sua casa di Como, intendo - un appartamento nel centro della città e nel contempo lontano da qualsiasi posto del mondo, zeppo di libri e con mobili lineari, eleganti, color panna, chiari, forse persino bianchi - l'ho fatto in punta di piedi, con il rispetto riverente che si riserva ai mostri sacri, badando piuttosto a un buon tacere che al parlare sveglio.
Ciò che ci siamo detti non posso riportarlo, per la promessa fatta di non rendere pubblico il nostro colloquio, ma non credo che il protagonista ne avrà a male se aggiungo qualcosa sullo stile dell’uomo, che mi è parso profondo e misurato, quasi che alla scrivania sedesse di continuo. Alla scrivania e non “sulla” scrivania, ho scritto, poiché “ex cattedra” Roncoroni non parla mai, neppure quando ostenta la sicurezza del professionista arrivato, di colui che nulla ha più da dimostrare al mondo.
Certezze che, unite alla sofferenza fisica e alla malattia che non gli sono state risparmiate, lo hanno mondato degli orpelli e dei salamelecchi che solitamente si crede facciano parte del mondo accademico, sostituiti da una schiettezza genuina e dal giungere velocemente al nocciolo delle questioni.
Una persona che ha conosciuto e forse conosce ancora la sofferenza, ma che nulla ha perso dello smalto vivace che contraddistingue l’uomo, e che m’è parso di notare rivelato nello sguardo che Roncoroni si è scambiato con un’amica, forse una vicina di casa, quando nell’accompagnarci ha allungato di qualche passo il cammino, per andare a comprarsi qualcosa per pranzo.
Uno sguardo, niente più di un guizzo di pupilla, di cui onestamente non saprei interpretare il significato, se di complicità o d’intesa o di una familiarità ormai perduta, ma che in quell’istante mi ha restituito l’immagine di un uomo vivo, in carne ed ossa, le cui passioni vitali sono pari all’enciclopedica cultura. Non è poco.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

un bellissimo profilo di un grande amico - grazie

fr ha detto...

Ho conosciuto e frequentato FR tanti anni fa. Ne ero innamorata, l'ho amato come ho potuto, mi ha amato come ha potuto. Ho letto con piacere qs profilo. Sono contenta che qualcuno provi emozioni ad incontrarlo, a me non è più permesso farlo. Anima sensibile e tormentata, sofferente nel profondo, anima bella e buia, ormai rara in qs tempi. Se lo rivede, lo abbracci per me.
fr