mercoledì 10 agosto 2011

Soldi, soldi, soldi... ma non sono tutto


Money, money, money. Soldi, sempre soldi, solo soldi.
I soldi che desidera intascare Eto'o, il giocatore dell'Inter che vuole andare a giocare nell'Anzhi (nell'Anzhi!), la squadra di Makhachkala (di Makhachkala!! Non so neanche pronunciarla Makhachkala...), capitale della repubblica russa del Dagestan (il Dagestan!!! Neppure sapevo esistesse il Dagestan. Pensavo fosse come la Krakozhia di Tom Hanks in "The Terminal"...). Il tutto per una ventina di milioni di euro netti all'anno, per tre anni. Sessanta milioni in tutto. Embé, una bella cifra. Ma non è che ora il signor Eto'o Samuel guadagni al mese 1.800 euro. Ogni anno, sempre netti, stacca un bel assegno da sette o otto milioni. E gioca nell'Inter, farà la Champions, vive a Milano. Sei stanco? Vuoi cambiare? D'accordo, vai in Inghilterra, ti danno gli stessi soldi o anche qualcosina in più e stai comunque da nababbo e giochi ad altissimi livelli, benedetto signore, visto che non sei un pensionato, hai trent'anni, sei nel "buono di un uomo". E poi all'Inter o in altre squadre i soldi te li danno ogni fine mese, certi come la terra che hai sotto i piedi. Chissà nell'Anzhi (nell'Anzhi!), a Makhachkala (a Makhachkala!!), nel Dagestan (nel Dagestan!!!). E non è che vai due mesi, devi restarne almeno otto. Otto per tre ventiquattro. Due anni esatti della tua vita... E sei già ultramilionario... Boh...
"Soldi" sono anche l'ideale dei rivoltosi inglesi che hanno messo a ferro e fuoco (letteralmente Londra). Su questo sono d'accordo al cento per cento con ciò che ha scritto Massimo Gramellini oggi, su La Stampa, e non aggiungo altro.

"Continuo a guardare la foto di quel teppista che si aggira fra le fiamme di Londra in tuta e scarpette firmate. E’ una povera vittima, un relitto disperato della nostra società opulenta, come vorrebbe certa sociologia? Mah. I poveracci sono un’altra cosa: i bambini del Corno d’Africa con gli occhi sbiancati dalla fame, quelli sono vittime e infatti non indossano scarpe griffate. E’ allora soltanto un delinquente «puro e semplice», come sostiene il primo ministro inglese? Anche questa interpretazione è fin troppo comoda. Sembra formulata a uso e consumo dei benpensanti: per non turbarli, per non svegliarli.

Quando i teppisti diventano un esercito e mettono a ferro e fuoco una metropoli occidentale, significa che è successo qualcosa che non si può più combattere solo aumentando il numero dei poliziotti e delle celle. E’ il segnale di un mondo, il nostro, che si sgretola. Un mondo senza politica, senza cultura, senza solidarietà. Il teppista griffato non si rivolta per ottenere un impiego, del cibo o dei diritti civili. Reclama soltanto l’accesso agli status-symbol della pubblicità acquistabili attraverso il denaro. Dal giorno infausto in cui il capitalismo dei finanzieri ha soppiantato quello dei produttori, il denaro si è infatti sganciato dal merito, dal lavoro e dall’uomo, trasformandosi in un valore a sé. L’unico. Quel ragazzo è il prodotto di questa bella scuola di vita. Mettiamolo pure in galera. Ma poi affrettiamoci a ricostruire la scuola".

Non è finita. Oggi ho avuto una brutta sorpresa, pubblicando sulla pagina Facebook de La Provincia il seguente testo: "A settembre il settore Cronaca de La Provincia potrebbe inserire in redazione uno / una stagista. Zero soldi, ma un po' di esperienza sì. Chi è interessato mi mandi una mail ( g.bardaglio@laprovincia.it )". Nulla di che, mi sembrava. Anzi (senza l'h, se no diventerebbe Anzhi e dovrei ricominciare questo post da capo) ero certo fosse il modo più diretto, schietto, leale di allargare il cerchio e offrire un'opportunità a chiunque fosse interessato, abbattendo i paletti del circolo ristretto. Invece, apriti cielo. In poche ore sulla stessa pagina Facebook sono arrivati tre, quattro commenti che facevano sarcasmo sul "zero soldi", aggiungendo frasi maliziose (tipo: "i soliti schiavisti" o "è finita la cuccagna, siete in crisi anche voi") e anche offensive ("avete le pezze al culo"). Fatto sta che, per evitare polemiche, ho tolto il tutto. Con tristezza però, perché mi pareva una possibilità per tanti giovani che ma

3 commenti:

Elena Trombetta ha detto...

C'è un significato che i giovani ormai non comprendono più: il tempo, ma soprattutto la fatica che si impiega a spiegare loro un lavoro, un mestiere, una professione.

Guardano a "quanto prendono" e non a "quanto apprendono" perchè qualcuno si impegna a insegnare quello che la scuola a loro non insegna.

E magari rinunciano all'opportunità di imparare perchè i genitori li sostengono pure, che, piuttosto che così, meglio se stai a casa.

Sono un'utopista, come te.

La legge mette a disposizione strumenti, gli stage, proprio perchè ci si è resi conto di quanto siano necessari in questa società dove i ragazzi hanno bisogno di professionalità da costruire, e questi sono i risultati.

Ma noi siamo inguaribili, e ci crediamo, nonostante tutto.
Vero Giorgio? ;)

cafecaracas ha detto...

Eto'o e' passato fuori di testa...finisce ai confini del mondo e del calcio per un pugno(!)di euro( ne ha in tasca già abbastanza per 3 generazioni)
Per quanto riguarda lo stage ,io avrei pagato per poterlo fare.

Natale Carelli ha detto...

Il dio soldo!giusto quello che dice la sig.ra Elena, quando si presentono per un colloquio di lavoro la prima cosa che chiedono è"quanto prendo" e altri invece chiedono tu quanti prendi!si arriva già "imparati" e la gavetta che tu hai fatto, la fatica passo dopo passo per importi nel tuo lavoro ai giovani non interessa, tutto è subito questo è il loro credere.
Tutto ruota sulla convinzione che bisogna ottenere tutto e subito. Tutto sommato mi fanno tenerezza! sono illusi dal facile arrivare in cima, senza sapere che il lavoro è sacro, bisogna saperlo amare e innanzitutto sapere "rubare" ai vecchi l'esperienza e il saper fare che hanno imparato senza fare master o altro!