domenica 21 agosto 2011

La curva (Proposta per un nuovo patto sociale)



Sono stati due bei giorni, ieri e venerdì, in montagna. Dopo tre settimane tirate ne avevo bisogno. Mi è piaciuta, ma piaciuta proprio, la compagnia, il ritrovarsi con vecchi amici d'infanzia (giovani amici d'infanzia, sarebbe meglio scrivere, poiché la fascia d'età è ancora quella dei quaranta). Più di tutto ho apprezzato il confronto, il potersi scambiare idee, ansie e opinioni sugli aspetti essenziali della vita, in particolare sul futuro, sull'educazione dei figli, sulla gestione delle risorse "tempo" e "denaro".

Ne prendo spunto per proporre una sfida per l'Italia (sì, mi piacciono gli obiettivi minimalisti, poco ambiziosi). La intitolerei così: "La curva".

Premessa: nel passato recente il percorso lavorativo ideale è stato simile a una linea retta, in contuinua e costante ascesa. Si comincia guadagnando poco e con il passare del tempo (spesso in Italia solo "per il passare del tempo, in modo svincolato dal merito" sottolinea il mio amico Angelo) si aumenta di posizione o comunque si guadagna sempre di più.

Tale resta l'aspettativa attuale, con svantaggio economico minimale quando si passa dall'età produttiva alla pensione. Ora, date le disastrose condizioni economiche statali, la tendenza è semplicemente quella di innalzare l'età pensionabile, con disappunto per chi contava di andarci prima, ma pure con danno sia per i giovani che trovano un tappo e per le stesse aziende, che vedono rallentato il cambio generazionale, perdendo competitività.

La faccio breve, saltanto altre considerazioni, per arrivare al punto. Sarebbe opportuno sostituire lo schema a linea retta in costante e continua ascesa, con una curva (una sorta di gobba di cammello o una collina, come preferite) che preveda un picco di posizione e guadagno fra i quaranta e i cinquantacinque anni e fasi meno remunerative ma anche con maggiore tempo libero prima e dopo quella soglia.

Nel concreto, molti possono essere gli strumenti per attuare una simile proposta. Prima però è necessaria la condivizione di un progetto, siglare un patto tra generazioni, in modo che a una disponibilità individuale facciano da eco regole chiare e una nuova architettura sociale.

Prima di lanciare il sasso nello stagno, un esempio pratico: il mio. Ora che ho tre figli in età scolare ho necessità di un certo reddito. Fra dieci anni è inutile che io guadagni più soldi, se dovrò spenderli per mantenere i miei figli che si trovano senza lavoro. Meglio sarebbe che avessi un reddito più basso a fronte di entrate da parte loro. Il nocciolo del discorso sta tutto qui.

Critiche e consigli sono ben accetti.


P.S. Si fa tanto parlare della politica che latita, che non sa più parlare alla gente. Mi domando: quand'è l'ultima volta che un politico su un simile ragionamento (un nuovo patto sociale) ha messo testa e faccia? Non in modalità spot, per una puntata di "Porta a porta", bensì facendono il perno e la missione del proprio impegno. I have a dream. Ma loro? Boh...



Foto by Leonora

3 commenti:

Natale Carelli ha detto...

E' un argomento, che a mio parere occorre molto tempo per districarsi al meglio! cercherò di essere il più breve possibile. Prendi il mio caso: 57 anni, 41 anni di contributi versati, da gennaio in pensione! sono andato in quanto "prevedevo" cambiamenti e ciliegina sulla torta che nessuno dice: dopo i 40 anni di lavoro, la contribuzione pensionistica si blocca, ovvero i tuoi contributi versati, dopo i 40 dove vanno? il mio pensiero è questo, facciamo parte integrante della C.E. quindi dobbiamo adeguarci in tutto. Nel Nord Europa si va in pensione a 65 anni di età a prescindere dagli anni contributivi maturati, nel mio caso sarei andato in pensione a 65 anni con 50 anni di contribuzione! ci si arriverà volenti o dolenti. Nel frattempo i 500.000 mila beby pensionati hanno usufruito di una pensione che a mio avviso avevano congeniato per consentire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro! nessuno dice questo ma la realtà è questa! nel frattempo, visto che il posto è occupato per moltissimo tempo, i giovani quando avranno la possibilità di iniziare a lavorare? è intrigante la proposta dello stipendio ad "elastico" in funzione dei fabbisogni generazionali. Tante proposte il problema è un altro: ci hanno tenuto nascosto per molto tempo le reali situazioni economiche del nostro paese, che minga de danè, e quindi siamo nella cacca più totale!

Davidone ha detto...

Concordo con Angelo (che saluto): il percorso lavorativo a linea retta, a curva o a zig-zag dovrebbe essere una questione appunto non dettata da “scatti d'anzianità” a passaggi di livello in massa ecc. ma da una valutazione delle capacità. Ma noi abitiamo un paese incapace di misurare la qualità. Incapace di misurare il “merito”, che tradotto in termini meno orticanti sta per competenza, dedizione, capacità di portare miglioramenti all’organizzazione, capacità di stare in gruppo di lavoro e via dicendo. Di principio questo non è un tema “generazionale”:puoi essere un genio a vent’anni e una capra a sessanta, oppure puoi crescere in maniera esponenziale per vent’anni e poi avere un crollo verticale. (Peraltro puoi avere due figli a venticinque anni e fare il vitellone a cinquanta)
La questione non è a mio avviso tanto legata allo stipendio, a “quanto guadagno”, bensì a come quello che guadagno (e quello che possiedo) viene tassato o detassato e come con la fiscalità (e non solo) si costruisce un sistema di protezione sociale.
E intanto dietro al falso mito della libertà di scelta, del servizio pubblico non in grado di garantire efficienza, tra una chiacchiera e l’altra (puramente ideologica e pertanto sterile) sul quoziente familiare, stanno smantellando il nostro sistema di welfare (vedi dati Eurostat pubblicati a pagina 25 del Sole 24 Ore di venerdì scorso in un bell’articolo di Cristiano Gori).
Caro Giorgio, se dobbiamo fare il “patto generazionale”, troviamoci in un luogo fresco per favore

Miranda ha detto...

Avremo bisogno di politici competenti, seri, preparati e magari anche creativi, che sappiano proporre un progetto per il futuro, a lungo tempo. Vedere oltre. Invece guardo la nostra classe dirigente e cosa vedo? Calderoli che sembra sempre ubriaco, Bossi che non si regge in piedi e non riesce manco a parlare, Berlusconi che pare un pazzo (penso alla scena con Obama)... poi Gelmini, che confonde tagli con riforme, Frattini, che la maggior parte delle volte che ha parlato era meglio se stava zitto e in disparte, Sacconi, uno dei maggiori responsabili del nostro immenso debito (era consigliere di Craxi ai bei tempi d'oro)...AIUTO!!!
Anch'io mi sto ponendo domande e problematiche simili. Ho colleghe che pur facendo il mio stesso lavoro, con lo stesso orario, stesse mansioni... prendono 400 euro più di me in virtù della loro anzianità. Il bello è che proprio per la loro età e per la formazione che hanno avuto spesso sono in media meno competenti. Intanto le maestre della mia generazione sono generalmente laureate, sanno usare il pc, e conoscono meglio le lingue. Per non parlare della pedagogia speciale. Certo le altre hanno maggiore esperienza...
Comunque siccome insegno nella scuola della Gelmini che ha fatto un vanto del merito e di Tremonti che ha fatto un vanto della flessibilità sappi che il punteggio della mia seconda laurea è stato decurtato (c'è un limite al punteggio dei titoli e pare che io ne abbia troppi...sic!)e pure il punteggio del periodo di precariato (come insegnante a tutti gli effetti su posto vacante)mi è stato dimezzato... Ci sono parole?
Aggiungo che quest'anno una mia collega è andata in pensione e prende 200 euro più di me... da pensionata! Avrò la stessa fortuna? Io non credo...