mercoledì 17 agosto 2011

Giorgio a.F. (avanti Facebook)


Luca ha scritto un post interessante e molto tecnico, che spiega in parte il successo di Facebook. In parte l'ho aggiunto io, perché né i singoli ingredienti né la loro semplice somma assicurano il successo di una ricetta, la bontà di un piatto.
Per quanto mi riguarda, non sono mai stato un fanatico di Fb e neppure un detrattore. E' uno strumento, tutto qui, importante non se fine a se stesso, ma in quanto permette di raggiungere obiettivi più alti, esattamente come il fuoco, la ruota, il motore a scoppio, la pentola a pressione e lo spremiagrumi elettrico.
Se però non si aggiorna, non si adegua, non sta al passo con i tempi, anche Facebook è destinato al tramonto. Magari resterà nella semantica, riproducendo a livello planetario ciò che per gli svizzeri di lingua italiana è il Natel: un nome proprio divenuto comune per definire i social network. Facebook passerà, non i social network.
Per quanto possa capire io (poco), i social network sono il compimento di internet, la rete tecnologica che massimizza la propria peculiarità, di connessione appunto. Della rete sono importanti i fili, i nodi, ma soprattutto le sinapsi che si creano, i collegamenti.
Comprenderemo appieno come cambia il mondo, com'è già cambiato, soltanto in futuro, quando potremo sezionare le due epoche ante e post social network. Un tentativo - goliardico - potrei farlo io, immaginando me stesso, adolescente e giovane, connesso con il mondo attraverso computer e telefonino. L'esperimento mi è venuto in mente ieri sera, quando mi sono ricordato come mai ero finito alla Comense. Scrivevo già di basket maschile e un sabato pomeriggio, per caso, ero finito alla palestra Negretti, dove giocavano le ragazze juniores della Comense. Ricordo che ce n'era una particolarmente bella, si chiamava Simona e decisi che, se dovevo occuparmi di pallacanestro, tanto valeva contemplare quella femminile, che abbinava al dovere anche il diletto, per lo meno dell'occhio.
Questa cosa, alla suddetta Simona, non l'ho mai detta. Primo perché ero timido, secondo perché l'anno dopo se ne andò a giocare in un'altra città, terzo - e più importante - perché non c'erano telefonini o computer per mandare messaggi. E il terzo, se ci penso, è stato più determinante dei primi due, poiché la timidezza a volte si supera quando si ha la possibilità di un "ingaggio" agevole e la distanza, con computer e telefonini, non è uno svantaggio.
E questo è solo un esempio. Penso cosa sarebbe successo per tutte le amicizie in bozzolo - maschile e femminili - che sono rimaste larve proprio perché le condizioni affinché maturassero erano insufficienti. Non so se sarebbe stato un bene o un male, se il Giorgio munito di tecnologia sarebbe stato meglio o peggio, certo sarebbe stato diverso. E' con questi occhi che guardo ai miei figli, che hanno opportunità che io non avevo. Così, se da un lato rimpiango la comodità del contatto, dall'altra apprezzo l'asticella alta che avevo e che mi ha permesso, pur senza social network, di svegliarmi, di essere connesso sul mondo contando soltanto su me stesso e sugli amici in carne ed ossa che avevo.


Foto by Leonora

1 commento:

Natale Carelli ha detto...

Guardavo con superficialità tutti coloro che facevono uso di facebook. Poi mi sono avvicinato con la scusante di ritrovare tutti i miei commilitoni di naia, tantè che la foto del profilo è di quel meraviglioso periodo.

Dopo un mese ho desistito e mi sono depennato. Ho riprovato di nuovo con più pazienza e sono riuscito a mettermi in contatto con alcuni di loro con grande emozione e gioia. Ora sfrutto l'occasione per "sfogliare" le notizie giornalistiche ribattute giornalmente.

Ritengo che sia uno strumento incredibile dei nostri tempi dove anche la classe politica ne tiene conto. Guarda solo l'opportunità che mi sta dando nel risponderti!
Ciao Giorgio è sempre un piacere "sentirti"