sabato 27 agosto 2011

Tom e Jerry (la crisi si batte così)


Ce la faranno. Gli Stati Uniti, intendo.
Come tutti gli imperi, le potenza, anche quella a stelle e strisce è destinata al declino, ma non è ancora giunto il momento. La loro forza sta nella giovinezza della nazione e nella capacità di attrarre le migliori menti di tutto il mondo, a cui offrono un'opportunità unica: quella di realizzare il loro sogno.
Così, se da un lato sanno rinnovarsi e immettere nuove energie vitali, dall'altro - essendo appunto una nazione perennemente giovane - godono della riconoscenza e dell'orgoglio di appartenenza dei cittadini di prima o seconda generazione.
Una conferma l'ho avuta l'altra sera, a cena, quando un amico mi ha raccontato la storia di un suo conoscente, tale Tom, il cui padre emigrò dalla Campania negli Stati Uniti che era da poco iniziato il ventesimo secolo.
"Mio padre ha lavorato ogni santo giorno, dall'alba al tramonto, e non l'ho mai sentito lamentarsi nei confronti di questo Paese, che ha dato a lui un'occasione straordinaria e permesso a me di diventare ciò che sono" gli ha detto.
Tom è milionario. Ha diverse case (e che case, quelle tipo Dallas, che si vedono nei film) nel New England e auto, barche, residenze all'estero. La produzione per le sue industrie, tempo fa, è stata trasferita in Cina, perché era conveniente, costava meno. "Ora però che siamo in crisi, che il mio paese ha bisogno - ha detto Tom al mio amico, mentre bevevano vodka e fumavano sigari nel cottage affacciato sull'oceano -ho deciso di riportare parte della produzione qui. Nel North Carolina, anzi, dove esiste l'indice di disoccupazione più alto degli interi Stati Uniti". Tom, che è patriota sì, ma non scemo, nel frattempo sta trattando con il governatore del suddetto Stato, perché lì non sono come noi che "paghi il 55% di tasse zitto e mosca" e poi ciascuno s'arrangia a modo proprio, spesso evadendo. "Darò lavoro a centocinquanta persone - sostiene Tom - almeno per i primi anni voglio un regime fiscale agevolato". Così, aggiungo io, aiuterà il suo paese e guadagnerà pure qualche milioncino di dollari.
"Vedi, quando la fabbrica in North Carolina sarà avviata, finalmente chiuderò il cerchio iniziato da mio padre, quando senza neanche una valigia, è partito da Gaeta ragazzino ed emigrato qui, in questa grande nazione" ha detto Tom, commuovendosi come un bambino e facendo commuovere, complice la vodka e i sigari e l'oceano, anche il mio amico.
"Piangevo come un bambino e anche come un cretino, ma lì, Giorgio, ho capito che ce la faranno" mi ha detto l'altra sera, mentre assaggiavamo un delizioso paté di cavedano.
E' vero, ero perfettamente d'accordo anch'io, pur senza vodka, sigari e oceano, ma con davanti agli occhi lo straordinario panorama del lago e nel sangue un mezzo litro di prosecco ghiacciato. E forse possiamo farcela anche noi, se non scordiamo che un debito di riconoscenza l'abbiamo anche noi, con chi ci ha preceduto, con chi non è partito per l'America ma ha lavorato lo stesso, per anni e anni, dall'alba al tramonto.

Foto by Leonora

1 commento:

Natale Carelli ha detto...

Sai Giorgio, perche a mio avviso l'America avrà la forza di risollevarsi e superare la crisi?
perche gli americani, come tu stesso hai scritto, si sentono americani! amano la loro Patria e sono patrioti a differenza di noi!
negli Stati Uniti, ad esempio, la Patria è un valore molto sentito, come testimoniato dall'affollamento delle celebrazioni legate ad essa e dal forte senso di identità trasmesso da scuole, chiese e politicanti ai singoli cittadini.
Prova a vedere i filmati di qualche soldato americano, con quale cura e rituale viene piegata la bandiera che avvolgeva il feretro, da dare ai parenti
Noi Italiani sentiamo l’appartenenza alla nostra nazione solo quando ci sono i mondiali di calcio!
durante le cose veramente importanti per il nostro paese, le bandiere però non sventolano e lo spirito patriottico degli Italiani viene meno e poi, in Italia, tra calciatori della nazionale che non conoscono l'inno, partiti politici che auspicano la secessione e città che antepongono l'orgoglio cittadino a quello nazionale, ma dove vogliamo andare?