giovedì 11 agosto 2011

Il tavolo (in Italia dalla crisi non usciremo mai)


Chiedo scusa a Leonora se oggi faccio un'eccezione e al posto di una sua fotografia scelgo, a malincuore, una banalissima foto d'agenzia.
Mi serve, poiché essa spiega più di mille parole perché non ce la faremo mai, perché l'Italia è destinata alla decandenza.
E' l'immagine scattata ieri l'altro, all'incontro tra governo e parti sociali. Una pletora di persone che, solo per convocarle, una manovra finanziaria se ne va in bolletta telefonica. Ma li vedete? Saranno duecento. E quella che ho trovato in rete è una foto che non rende giustizia, poiché ha un inquadratura ristretta. Sui giornali, ieri, ne ho viste alcune che pareva d'essere allo stadio. Roba che se dovessero parlare uno alla volta, per cinque minuti, occorrerebbe una giornata intera.
Ce li vedete, questi signori in grisaglia, che s'oppongono ai raider della finanza? Quelli schiacciano un bottone in chissà quale oscura saletta di Honk Kong o Londra o New York e in un nanosecondo si pappano miliardi, milioni di milioni che neanche la stella di Negroni brilla più. A loro s'oppone un esercito di pacifici burocrati, riuniti attorno a un tavolo a cui non vogliono assolutamente mancare, forse perché alla parola "tavolo" sanno che solitamente c'è anche qualcosa da mangiare.
A guardarli bene, in faccia, più che alle contromisure efficaci contro la speculazione finanziaria sembrano interessate a cosa offre il caffé sotto palazzo Chigi, dal buffet mattutino alla merenda. Quelli, gli speculatori, fanno razzia dei risparmi accantonati da milioni di italiani, con fatica. Questi, i rappresentanti delle parti sociali, vanno in gita a Roma, per farsi immortalare dalle telecamere e poter comparire al telegiornale delle 20, che per una sera sostituisce "Il grande fratello" e "Caramba, che sorpresa".
Ieri, mentre allibito osservavo una versione cartacea della suddetta fotografia, m'è caduto l'occhio sulla targa in primo piano, di fronte a un uomo brizzolato, che si guardava attorno compiaciuto. A metà della tavolata, unici distingubili, c'erano, piccoli piccoli, Berlusconi, Tremonti e Sacconi sulla destra e, di fronte, la Marcegaglia, Bonanni e Angeletti. Il resto, perfetti sconosciuti. Compreso il tale in primo piano, di cui si leggeva chiaramente soltanto la categoria: "Unione nazionale quadri".
Unione nazionale quadri dell'industria, credo. Roba che anche le Giovani Marmotte, al confronto, paiono giganti di autorevolezza. "Ecco - ho pensato - se per contrastare la crisi dobbiamo coinvolgere anche i quadri, non ne usciamo neanche dipinti sui muri". Gli speculatori hanno per modello Warren Buffet, noi il buffet l'abbiamo per religione, oltre che meta. Sta tutta qui la differenza.

1 commento:

Natale Carelli ha detto...

Non stupiamoci più di quel tanto. Dobbiamo solo renderci conto che sta marmaglia della politica ne ha fatto una professione ben retribuita, tramadabile ai posteri. All'interno fanno finta di scannarsi, dopo vanno al ristorante e magari anche al bordello alla faccia dei cretini che li hanno votati. Cosa dobbiamo aspettarci ancora? ma hai visto Schifani come è corso subito ai ripari dopo la pubblicazione del menù riservati a questi? che politica ci dobbiamo aspettare? i trombati vengono parcheggiati nei vari CDA in attesa di ricollocazione!