martedì 2 agosto 2011

Giuseppe D'Avanzo e le regole di buon giornalismo

Ho pudore nello scrivere della mia professione anche qui, perché mi piace troppo e so che esagererei, come tutti gli innamorati che non parlerebbero d'altro che della proprio amata. Oggi però è tardi, a casa sono arrivato da poco, mi hanno già fatto una testa tanto con mille incombenze di cui mi importa poco a nulla, sono mutato d'umore, non vedo l'ora di andare a letto e l'unica cosa che mi viene in mente di lasciare d'appunto qui è uno stralcio d'articolo di Marco Imarisio, del Corriere della Sera, in ricordo di un suo collega e amico, Giuseppe D'Avanzo, che con lui ha lavorato per tre anni, prima di tornarsene a casa, a Repubblica. D'Avanzo è morto una settimana fa, all'improvviso, d'infarto. Aveva cinquantuno anni e non sono mai stato un suo lettore accanito, ma le sue regole di lavoro, riportate da Imarisio, non meritano l'oblio, specie per chi vuole fare il mestiere in modo serio e non si accontenta dai frutti che cascano dal fico.

"Le regole di Peppe le ho chiamate per anni: al mattino fai cinque telefonate a cinque fonti diverse, a persone che ti possono dare notizie, non importa quali, basta che ti spieghino come stanno le cose; studia, non smettere mai di studiare, appassionati ai problemi, falli tuoi; rispondi, devi rispondere sempre quando il giornale ti chiama; ricordati che questo lavoro lo devi vivere con passione, ogni benedetto giorno, e metti passione in quello che scrivi, coinvolgi il lettore, butta sempre il cuore in quel che fai. Altrimenti, disse, non ne vale la pena, non è giornalismo".

Non c'è altro d'aggiungere. E' bastato rileggerle e m'è tornato il buonumore, insieme all'idea di poter (e dover) fare sempre meglio.

1 commento:

Natale Carelli ha detto...

Concordo con le Sue regole. In tutti i lavori o professioni, per riuscire al meglio, a mio avviso necessitano tre fattori o se vogliamo tre regole fondamentali:
1) trovare il collega anziano che abbia voglia di "perdere tempo" ad insegnarti;
2) la voglia di imparare e soprattutto, da non tralasciare mai, l'umiltà, cancellano l'odioso"io";
3) aggiornarsi sempre, studiando.