domenica 11 novembre 2007

11 novembre 1972



Giorni di anniversari.
Oggi, ad esempio, sono esattamente trentacinque anni che abitiamo nella casa costruita da mio padre, per buona parte il sabato e la domenica, con sacrifici che ora si stenta persino a rammentare.
Era l’11 novembre del 1972. La casa era a malapena conclusa, tranne per alcuni aspetti che allora non erano considerati essenziali. Mancavano le porte, ad esempio. C’era il celophane e il gasolio da riscaldamento costava poche lire al litro, per cui i caloriferi andavano giorno e notte. Noi – e per noi intendo noi tre, mio padre, mia madre ed io, dormivamo al primo piano, nel locale destinato a diventare la “sala” nelle intenzioni del geometra Pietro Berbenni, un buon uomo, abile a progettare, quasi avesse lo stampo, case a pianta quadra, tutte eguali, tanto che nei nostri paesi ne abbondano.
I serramenti giunsero qualche giorno dopo, così come la porta d’entrata. I ladri tuttavia non incutevano timore, sommariamente perché nulla c’era da rubare. E nonostante allora qui fosse aperta campagna e mia madre si lamentasse non poco dei disagi e della desolazione tutt’attorno, tanta era la voglia di indipendenza, di metter piede nella nuova abitazione, che ostacoli non se ne trovarono per rimandare il trasloco di armi e bagagli (bagagli pochi, arma nessuna).
I pochi mobili e le supellettili dell’appartamento in affitto in centro paese vennero caricati in breve tempo sul camion dell’Ambrogio, un Leoncino Fiat rosso fiammante.
Fu un anno di novità epocali, per me, che da poco più di un mese andavo a scuola e avrei avuto nel volgere di un paio di settimane, anche una stanza tutta mia.
La casa è ancora la stessa pur se subì un sostanziale cambiamento interno ad inizio anni Ottanta, quando fu completato anche il pian terreno e venne dipinta di bianco la facciata, mentre circa cinque anni fa partitorno i lavori per ampliarne i locali, con modifiche anche della parte esterna, l’aggiunta di un sottotetto, l’adeguamento ai criteri ecologici per quanto riguarda illuminazione e riscaldamento, oltre che una bella mano di giallo a sostituire il candido che ormai non era più (quella che vedete è una foto scattata da Roberto & Laura) .
Sono passati trentacinque anni da quel giorno di San Martino in cui dormimmo qui per la prima volta. Mio padre ricorda pure cosa mangiammo per cena: risotto.

2 commenti:

Roberto ha detto...

3 foto recenti di casa te le forniamo volentieri noi.
Basta che vai su quello che sarà (o dovrebbe diventare), il mio blog. Comunque...
http://classezara.spaces.live.com

Giorgio ha detto...

Grazie! L'ho già aggiunta al post...