sabato 24 novembre 2007

Venti righe sotto il mare



Noi giorni scorsi ho ricevuto una mail. Me l'ha spedita David, uno degli amici che ho più cari, anche perché, quando fatico a camminare, mi prende sulle spalle e, quando corro, mi costringe a sostare.

Caro Giorgio, leggo quasi quotidianamente il tuo blog. A differenza di Valeria, non lo trovo triste. Lo trovo profondo e per questo anche impegnativo da leggere. Nell'intensità dei tuoi pezzi trovo però un limite... mi lasciano spesso senza parole, paralizzato, mi lasciano ad una profondità alla quale probabilmente non sono abituato e mi tengono a distanza. Per questo non riesco a scriverti nulla. Forse potresti lasciare qualche "sospeso", qualcosa che permetta agli altri di entrare... invece i tuoi scritti portano in sè una compiutezza, un'interezza che li rende inavvicinabili. Un pò come le vecchie lettere pastorali di Martini o certi editoriali di Scalfari (se non ti offendi, con le dovute proporzioni!). Il pezzo sulla morte e sulla disperazione dei non credenti, ad esempio. Perchè inchiodare i non credenti alla disperazione?

Io ci vengo anche "venti righe sotto il mare" a scoprire la profondità dei tuoi pensieri, tu qualche volta galleggia e lasciati trasportare dal tuo vecchio amico, spalle al mare, sotto questo bellissimo cielo azzurro, verso chissà quale deriva. Ma con leggerezza.



Ti abbraccio, David

5 commenti:

Andrea ha detto...

il tuo blog è ,per me, un grande stimolo intellettuale ed emotivo .
Anche io sono però dell'idea di lasciare qualche porticina aperta ai non credenti.

Giovanna Alborino ha detto...

mi sa che David ha ragione, il tuo blog e' molto profondo e sensato, anche per questo ti ho sempre cercato e continuato a leggere..
un saluto

Giorgio ha detto...

@ Giovanna e Andrea: grazie!
@ tutti, David compreso: ad onor del vero, debbo una precisazione a Valeria, che viene citata per aver definito "triste" il mio blog. E' colpa mia. Valeria, che è una tra le persone migliori che conosca, aveva aggiunto anche molti complimenti, che ho omesso per non aggiungere alle lodi l'imbrodamento. Chiedo venia...

Luisa Lo Gatto ha detto...

La lettera del tuo amico David mi è arrivata come un pugno allo stomaco inaspettato: esprime una intensità e una complicità che non credo sarei disposta a condividere con altri.
Non so se sia una questione di coraggio od altro.....

Giorgio ha detto...

@ Luisa: ci sono cose che, in amicizia, credo sia giusto non oltrepassino il recinto dell'intimità. Per altre, invece, può valer la pena superare quella soglia, poiché proprio nella condivisione l'amicizia trova respiro e fecondità.
Ho pensato parecchio prima di rendere pubblica la mail di David, chiedendo anche a lui - ovviamente - il permesso di farlo.
Credo raccontino meglio di mille discorsi il senso e l'orizzonte di un'amicizia nata sui banchi dell'università e che non ha risentito delle strade differenti intraprese dopo.