martedì 13 novembre 2007

Qualcosa di buono, qualcosa di Como


L'esperienza blog prosegue e, pur un tantino impigrito nei confronti della tecnologia, i giorni si sommano ai giorni, le parole alle parole.
Approfittando di questa pausa pranzo, non mi metterò di nuovo alla berlina pubblicando "gioie e dolori, scoperte e imbarazzi di un blogger attempato" (a volte mi diverto ad elencarle nel dettaglio, ma non vorrei alla fine risultare stucchevole, apparendo come un orango alle prese con il flipper o come un bimbo buontempone che ad ogni piè sospinto sussulta e grida: "Mamma, guarda: un link!" o "Papà, papà, che cos'è un tag? Me lo compri? Dai!").

Piuttosto, vorrei parlare di una buona notizia, proprio quelle che faticano a trovar spazio sui mezzi di informazione tradizionali.

Già in qualche post precedente ho sottolineato l'esistenza di una Como dinamica, preparata, competente, sensibile, attenta agli sviluppi della tecnologia ma altrettanto sensibile ai valori della convivenza umana.
E' una Como che stenta ad essere riconosciuta e raccontata, a cui mi piacerebbe prestare voce, se non un vero e proprio megafono.

C'è un giornale, ad esempio, un mensile di assoluta qualità, intitolato "TALE&A" che ogni mese esce in edicola e di cui si trova anche un'accurata edizione on line (da cui ho tratto la foto che vedete qui sopra).
Come recita il sottotitolo, gli argomenti principali sono "territorio e ambiente lariano, edilizia & architettura".
Ora, non mi dilungherò nel farne un resoconto: chi vuole può dargli un'occhiata senza staccare la mano dal mouse. Ciò che mi preme invece è tessere un elogio alla persona che più di ogni altra questa rivista l'ha voluta e realizzata e che, in un certo senso, gli assomiglia.
Sto parlando di Sergio Pozzi, che non fa il giornalista, né il designer, bensì l'imprenditore nel settore edile e in particolare di cave, sbancamenti di terreno, materiale "inerte". Ebbene, mai ho conosciuto una persona che per occupazione professionale dovrebbe essere "terra, terra" (in tutti i sensi) e invece riesce a guardare lontano, ad avere una "visione" persino.
Tanto per ripetere ciò che a questo proposito mi dice Mauro Migliavada, il Consorzio Comense Inerti è stata una delle prime attività imprenditoriali ad aprire un sito Internet, ormai tanti anni fa, quando il Web 2.0 era ancora nella mente del creatore e il Web 1.0 aveva i calzoni corti.
Sergio Pozzi non è un guru o un profeta, semplicemente un uomo di affari senza paraocchi e con un'attenzione, una sensibilità culturale (scriverei "sociale", ma non vorrei che il termine fosse frainteso) che altri si sognano.

2 commenti:

valentina orsucci ha detto...

anche io credo che ci sia una como non raccontata.
per esperienza personale, io mi riferisco alla como dei volontari. ne ho conosciuti tanti, una marea di persone che dedica ogni minuto libero della propria vita a quella degli altri.
è un popolo che non si racconta, perchè pensa ad agire, forse.
ma di cui da comasca sono fiera.

Giorgio ha detto...

@Valentina: segnalamene una, di quelle persone che meritano, che vada a conoscerla e metto l'intervista sul blog.