lunedì 12 novembre 2007

Ferruccio e noaltri "under attack"


Sabato, come ho già scritto, hanno premiato il collega Mauro Migliavada al Circolo della Stampa, con il premio "Guido Vergani".
Sabato era un giorno particolare e avevo scelto di non andare alla cerimonia, però, parlando con Isabella nella tarda sera del venerdì, ci siamo detti che non sarebbe stato giusto mancare. O meglio, l'amico Mauro avrebbe capito, ma per il collega Migliavada era giusto che qualcuno della tv fosse presente, per cui sabato mattina c'ero e n'è valsa la pena.
Innanzi tutto per le parole di Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole 24 Ore, nonché della giuria del premio, il quale ha in tre minuti dato un senso non soltanto al riconoscimento, non soltanto alla cerimonia, ma a un intero mestiere.
"Testimoni civili della verità" sono stati definiti da de Bortoli i cronisti premiati. "Perché la verità va sempre detta, anche se è scomoda, soprattutto se è scomoda anche per sé stessi".
Era accalorato de Bortoli, mentre parlava, pur mantenendo quell'aplomb, quello charme che lo contraddistinguono, mentre parla aggiustandosi il ciuffo e muovendo nell'aria gli occhiali che mette e toglie e tiene nelle mani.
"Il cronista corre un pericolo e mi pare sotto attacco, generalmente screditato persino - ha detto de Bortoli (le frasi non sono però testuali) - ma proprio per questo è corretto sottolineare i limiti del cronista, ma anche le virtù. Poiché sarebbe una società peggiore senza quelle persone che fanno il lavoro di giornalista, che aiutano a capire i cambiamenti della società e a immaginare il futuro, dove essa andrà. E' grazie al giornalista che così veniamo a sapere che esiste una nuova Italia fatta di persone nate altrove, di uomini e donne venute da lontano, che hanno diritto di cittadinanza e che vogliono costruire un paese migliore. Ma è anche grazie allo stesso giornalista che è possibile raccontare come c'è un rovescio della medaglia, fatta di paure, di preoccupazioni per l'ondata migratoria che rischia di mettere in ginocchio la parte più debole di questa nostra società".
E' stato elegante ed efficace insieme, de Bortoli. Che ha ribadito il diritto/dovere di informare e di essere informati, sollecitando la lezione che fu, tra i tanti, di Enzo Biagi: "La verità non va taciuta. Mai."
Poi è venuto il turno di altri discorsi e della consegna delle targhe e dei premi in denaro (Mauro ha ricevuto un assegno di 1000 euro, ma - non avevo dubbi - ha deciso di dividerlo con tutti noi della redazione, poiché proprio lui, che nel caso specifico è stato il più brillante a recuperare la notizia, sa com'è la squadra che conta e che da soli, in questo mestiere, si fa poca strada).
Ben tre i comaschi (li vedete nella foto) tra gli otto premiati.
Gisella Roncoroni, del quotidiano "La Provincia", per l'inchiesta sulla presenza di amianto tra le macerie della Ticosa.
Paola Pioppi, de "Il Giorno", per l'intervista a Rosa Bazzi, poi rea confessa per la strage di Erba.
Mauro Migliavada, di Etv, per aver fatto parlare Olindo Romano, marito di Rosa Bazzi, e anch'egli reo confesso per la strage di Erba.

3 commenti:

Elena ha detto...

Forse noi ascoltatori e lettori non ve lo diciamo abbastanza spesso: bravi e grazie! ve lo siete meritato :)

Marco Migliavada ha detto...

Ne chiacchieravo ieri con Mauro. Secondo me l'insegnamento di Enzo Biagi è molto importante.
Non è mai stato il tribuno pronto a immolarsi per la verità, l'eroe, il Montanelli fascista (per esempio)ma che smentisce le bugie del regime sulla guerra di Spagna.
Biagi mi è sembrato un uomo pronto a confrontarsi con il potere e a farne parte (in Rai come altrove), a mediare, a creare dialettica senza però rinunciare al vero.
Pacato, ma non debole, mite senza frustrazioni, potente ma onesto.

Anonimo ha detto...

BRAVO MIGLIA!!! COMPLIMENTI DAVVERO!!!