venerdì 16 novembre 2007

La capanna di Bart




Terza puntata sulla “fiducia” e sulla “bassa fama” di cui godono attualmente i giornalisti (ne ho già trattato ieri e ieri l’altro).

Prima però una nota a margine, perché oggi mi ha scritto una mail Valeria, una persona a cui tengo molto e che di me conosce il meglio e il peggio, e commentando per la prima volta questo blog non mi ha nascosto la sensazione di “tristezza” che le suscita.
“I commenti sono sempre pochi e sempre dei soliti” così mi ha scritto.
Le ho risposto che poco me ne importa. Non è un balcone su una piazza che cerco. Piuttosto, un ripostiglio. Una capanna su un albero, tipo quella di Bart Simpson. Un luogo dove ritirarsi ogni tanto, dove ospitare qualche amico persino e lasciare un segno di presenza, qualche post it, a futura memoria, soprattutto per me, forse perché divento vecchio e mi trovo esattamente in mezzo al guado: ho superato quei giorni in cui si crede di avere avanti a sé tutto il tempo immaginabile per lasciare in eredità qualcosa di fondamentale, che merita di esser conosciuto al mondo, e non sono ancora entrato in quell’età in cui ci si rende conto che tutto passa e ciò che merita di essere conosciuto al mondo è proprio ciò che non è possibile mettere per iscritto.
Scrivo per me, insomma, anche se sono grato (e assai) per tutti coloro che mi accompagnano, che danno una sbirciatina ogni tanto e a volte addirittura aggiungono del loro. Vi considero amici, anche se non vi conosco.

E ora che mi sono fatto prendere la mano, non ho più testa per dedicarmi alla terza puntata. Peccato. Avrei voluto scrivere di un caso giudiziario e della responsabilità che come giornalisti abbiamo. Lo farò in un altro momento, anche se avrei preferito farlo oggi, giornata in cui ho saputo che un collega, storico cronista de “La Provincia”, Alessandro Galimberti, se ne andrà al Sole 24 Ore.

Personalmente di Galimberti ho sempre apprezzato la preparazione, ma per essere tra i miei preferiti gli manca quella “sensibilità umana” che i grandi hanno e di cui scrivevo giorni fa. Parere personale, senza alcuna invidia. Per la nuova avventura, il migliore in bocca al lupo.

4 commenti:

Alessandro Baffa ha detto...

Permettimi di contraddire chi ha definito il tuo blog come "triste". Secondo me è molto profondo e mai banale, uno di quelli che non puoi leggere in modo veloce, ma che ti costringe a fermarti un attimo e riflettere. E' un blog da leggere e non solo da scorrere velocemente. Non è cosa da poco!

La fiducia tra persone è un sentimento molto più profondo secondo me. Quando dici "gode della mia stima e dunque della mia fiducia" mi sembra quasi in contraddizione con "Ci sono persone che godono della mia fiducia "a pelle", senza troppi orpelli, e altre che devono conquistarsela". Così sembra che da un lato la stima, che può non essere un sentimento profondo verso una persona, ma anche solo la coscienza delle grandi capacità di essa, sia chiave per acquistarsi la fiducia e dall'altro invece includi un meccanismo più profondo. Se la fiducia, dal mio punto di vista, vuol dire fidarsi di una persona al punto di affidargli anche cose importanti o credere nella sua parola, allora la sola stima mi sembra una via troppo facile.
La fiducia è un sentimento che si basa molto sull'aspetto umano, più personale. Avere fiducia nella parola di una persona vuol dire prendere essa come vera, difficilmente andrei a verificare la veridicità di una cosa detta da una persona di cui ho fiducia.

Per lo stesso motivo penso che i blog, in un momento in cui i giornalisti non hanno una grande fama, proprio perchè scarseggiano di autocritica e sembrano omologati, quasi lontani (il prezzo che pagate ai servi è decisamente grande), possano aiutarlo a ritrovare vigore. Se è difficile includere una sorta di "carta d'identità del giornalista", il blog e la blogosfera in generale, con anche la possibilità di commenti, hanno questa componente umana che aiuta ad incrementare la fiducia. Quindi la fama.
Ovviamente questa è una personalissima opinione.

Aspettiamo la terza puntata! ;-)

Giovanna Alborino ha detto...

anche a me non importava niente di chi mi visitasse o meno, volevo solo un diario..ma oggi e' diverso, se non esco per aggiornare e rispondere i link amici almeno devo avere gli ascolti...ogni cosa si fa' per un fine. se non rispondi ad altri bloggers, se non ti fa' conoscere come puo' succedere che ti cercano! l'ho fatto io, continuo a lasciarti qualche commento, ti ho anche linkato, tu non l'hai mai fatto con me. Non voglio portarti da me, ma forse scrivo male? pubblico cazzate per te? o a te non interessa visitare nessuno? se si lanciano post sul web, significa che tutti possono leggerli

Giorgio ha detto...

@alessandro: grazie, le cose che mi hai scritto "costringono" anche me a fermarmi un attimo e dunque le giudico preziose.
@ giovanna: non scrivi male, leggo volentieri i tuoi commenti, visito anche il tuo sito e mi incuriosiscono alcuni temi. Però la reciprocità non è una moneta di scambio né materiale da baratto. Credo sia un po' come in amore: non sempre è a prima vista, a volte occorrono lunghi corteggiamenti, tanta pazienza, qualche delusione persino. Se tutto fosse scontato (io linko te, tu linki me) diventerebbe banale ogni contatto. C'è una gioia nell'attesa e ancor più nella gratuità di interessarsi di una persona ricevendo poco o nulla in cambio.
Comunque era da qualche giorno che ci pensavo e metterò nel mio blog il tuo link. C'è una bella frase nel Vangelo, che recita: "Bussate e vi sarà aperto, chiedete ed otterrete". Almeno sei andata al sodo, senza giri di parole. Apprezzo anche questo :-)

Giovanna Alborino ha detto...

@giorgio:ti capisco perfettamente, ma vedi, cio' che voglio dirti e' che io non ti visito perche' tu vieni da me, puoi anche non farlo, per me non e' importante, il sul mio blog non chiedo quasi mai uno scambio di links, se un blog mi interessa lo aggiungo, e lo visito..vsdo dietro agli argomenti e a come viene scritto..
un caro saluto
gio