Che conta, più del nocciolo, è il grado, l’intensità che la distingue e varia, da persona a persona. Di certo un’amicizia non capita, si sceglie. Una decisione senza tornaconto, per quelle sincere, le uniche che considero autentiche, rispondendo ad un’affinità elettiva che prescinde appunto il calcolo, le cui logiche non hanno logica.
Al pari dell’amore, essa nasce per istinto o coincidenza, ma si alimenta di sostanza, di una decisione convinta e rinnovata. A volte si spezza, specie nell’età della formazione, altre si ricuce non restando però la stessa, altre ancora è un filo robusto, che unisce oltre le stagioni e gli spazi, definendo nell’altro o nell’altra ciò che siamo, restituendo senza bisogno di parole l’immagine di noi che più ci somiglia.
P.S. Si sono fermati da noi una sera, al ritorno dall’ennesima vacanza comune, credo la sesta o la settima. Gli amici e le amiche di Giovanni sono un’eccezione poiché spostano ogni anno più in là l’asticella di qualcosa destinato ad estinguersi ossia l’amicizia di gruppo, le compagnie che si creano di ragazzi e ragazze e per qualche anno sono un incubatore di formazione della personalità sociale ed umana. Poi, esaurito il compito, si spezzano, si disgregano, si riformulano su base più stretta, sovente coincidendo con le prime relazioni di coppia o l’inizio della carriera lavorativa. La maggior parte s’infrange sugli scogli del passaggio tra adolescenza e giovinezza, qualche altra brigata ha coda lunga, in molti casi da una costala di esse nascono le amicizie più profonde, per alcuni, una sorta di fratellanza. In ogni caso le amicizie combattono e spesso vincono una buona battaglia: farci sentire meno soli, in questo spicchio di universo dove la luce taglia lo sterminato buio e l’istante si dilata fino a far sembrare tutto il nulla.






