Oppure se la linea temporale fosse montata al contrario e la vita uno scorrere all'indietro, come nelle pellicole in bianco e nero dei proiettori super otto, con ciò che siamo ora frutto di cosa siamo stati, ma nel futuro (tenendo conto che tutto procede a rovescio).
Ogni tanto mi capita di pensare alle svariate possibilità di realtà alternative, immaginando spunti per sceneggiature o soltanto semplicemente per il gusto di immaginare scenari, effetti, conseguenze.
È in quei momenti che torno il bambino che ero, che si annoiava un sacco, disteso ad aspettare il pullman della scuola sul bordo di un muretto, a guardare le nuvole cercando di trovarvi una forma, un volto, un disegno.
Dico spesso che giorni, mesi, anni passano più veloci adesso, come se avessero preso l'abbrivio, se somigliassero alla ruota di un gigante ingranaggio che si mette con lenta fatica in movimento, mentre poi sfrutta l'inerzia e procede spedita, quanto un treno.
Una percezione, non un dato oggettivo, sostiene la fisica (anche se i fisici quantistici replicherebbero che, essendo il sistema osservato influenzato dall'osservatore, di oggettivo c'è nulla, tutto è soggettivo).
Forse il motivo di un ruzzolare tanto svelto, rispetto alle distese di istanti infiniti di quando ero ragazzo, è che il tempo lo adoperiamo tutto, lo farciamo di mille impegni, appuntamenti, scadenze, incombenze, affari, piaceri. Ci siamo pure inventati un termine lieve, che fa diventare gradevole ciò che in verità è una macina che trita tutto e non lascia scampo: il passatempo. E il tempo lo definiamo "libero" soltanto quando c'è da riempirlo.
P.S. La diagnosi c'è, manca la cura. Come fare cioè per invertire la rotta, azionare la leva del freno o, banalmente, riconquistare una parte di quanto va perso.
Forse, anche in questo caso, la soluzione sta nel paradosso: si trova ciò che si perde, si mantiene quanto si è disposti a lasciare. E il segreto è considerare l'orologio che abbiamo dentro noi, non quello sincronizzato sulle lancette del mondo. Chiudere gli occhi, placare l'animo, tornare a riappropriarsi di una dimensione piana, senza vettori, allargare il presente a più non posso, smettendola con il desiderio di anticipare all'estremo il futuro, che soltanto se è già qui, adesso, posso domarlo, controllarlo, eliminare l'incertezza, metterlo al sicuro. In fondo hanno ragione i fisici quantistici: tutto è soggettivo. Dipende da noi. Respiriamo.






