L'amore è un filo elastico (auto cit.), una corda lunga, vietato tirarla troppo. Sbagliata è già la pretesa di tenderla, quasi fosse un laccio, qualcosa che si può imporre, a proprio piacimento.
L'amore è l'esatto contrario, è l'inesigibile, un'emozione di sola andata senza presunzione di ritorno.
Non per caso lo si associa al cuore: come il muscolo cardiaco, batte da sé, indipendentemente dalla nostra volontà, su di esso non abbiamo potere alcuno, non possiamo dire come Giosué di fronte ai nemici Amorrei, nella terra di Canaan: «Shimshî dôm», «Fermati, o sole». Semmai somiglia alle particelle della fisica quantistica, che non sai dove si trovano, eppure ci sono.
Se così non fosse, l'amore si chiamerebbe altro: interesse, gelosia, possesso, brama, tornaconto...
Quanta inutile sofferenza, quanto dolore spropositato, quanto vuoto e fuoco per un malinteso intendimento, per aver confuso il sentimento più grande con un piccolo mercimonio.
Al contrario, dovremmo tatuarcelo sulla pelle, scolpirlo sull'architrave delle porte, dipingerlo alle pareti, insegnarlo ai nostri figli appena pronunciano verbo, che l'amore si dà e non si può riceverlo che gratis, come ogni vero dono.
P.S. L’abbiamo fatta lunga, potevamo cavarcela con poco: due parole in tutto, prendendole a prestito dai greci antichi, che come sostiene Umberto Galimberti, «erano gente seria», gli unici insieme con i tedeschi a contare su una lingua puntuale, precisa, capace di generare sistemi concettuali complessi. Ciò che noi chiamiamo “amore” lo nominavamo con svariati vocaboli (quattro i principali, una dozzina in tutto). Il termine di quello di cui sopra è «Agape», l'amore che dà, a differenza di «Eros», l'amore che prende. Il primo è amore ascendente, sale verso il soggetto; il secondo è discendente, si abbassa sull'oggetto. L'uno sorge dalla pienezza e dall'abbondanza, l'altro nasce dal bisogno e dalla mancanza. Nel contatto fisico uno è fare «l’amore» («all’amore», come piace dire sorridendo malizioso al mio amico Stefano), l’altro è «sesso». L'agape trasforma chi è amato (vuole elevare ed è disposto a lasciar andare) ed è sempre sano, l'eros trasforma chi ama (vuole possedere, pretende di trattenere) e corre il rischio concreto di diventare malato. Differenze sottili dal punto di vista dialettico, sostanziali all'atto pratico. Saperle riconoscere è il primo passo per provarle, senza fraintendimento, decidendo chi siamo. Che al cuore non si comanda, alla nostra testa si.






