Venti righe. Indro Montanelli sosteneva che in venti righe si può raccontare tutto. Bastano tre parole invece per spiegare le ragioni di questo blog: comunicare, in libertà. Per il resto, vale per me ciò che scrisse Jorge Luis Borges, "I miei limiti personali e la mia curiosità lasciano qui la loro testimonianza".
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lunedì 31 dicembre 2018
Se chiudo gli occhi (Grazie per chi c'è stato)
Se chiudo gli occhi e guardo indietro vedo una distesa di giorni ammucchiati, intricati come quando cascano gli appendini di filo di ferro e non capisci dove inizia uno e finisce l'altro.
Se chiudo gli occhi e mi osservo, allo specchio, trovo un uomo che non conoscevo, diventato adulto senza accorgersene nemmeno, smarrite molte certezze, ma proprio per questo più forte, meno prigioniero, tuttora curioso di conoscere, pur se aggrappato alla zona di conforto, come un naufrago, con le unghie, allo scoglio.
Se chiudo gli occhi e respiro, piano, ritrovo i momenti migliori dell'anno, quegli stessi attimi che rivivo talvolta andando a letto, cercando il sonno, ancorandomi a situazioni piacevoli, trasportandole dal passato al presente, sentendone sotto pelle le sensazioni, il battito del cuore accelerato.
Se chiudo gli occhi incontro lo sguardo delle persone che nei mesi recenti mi hanno accompagnato, chi per un tratto di strada breve, chi a lungo, senza curarsi che fosse un sentiero stretto o largo, nei vicoli di città o in un bosco, con sotto i piedi l'asfalto o polvere o fango.
Se chiudo gli occhi c'è una parola che per prima prende forma e si staglia, nitida, luminosa. Inizia con la medesima consonante del mio nome e conta sei lettere in tutto: "Grazie".
Grazie per tutto ciò che ho avuto, che mi è stato dato, persino che mi è stato tolto. Grazie a ciascuno di voi, che passa di qui, e mi fa sentire mai solo.
In questo incredibile cammino ch'è la vita si guarda meglio al passato tenendo chiusi gli occhi, ma è aprendoli che si accoglie il futuro.
lunedì 12 marzo 2012
Uno, nessuno, centomila contatti
Centomila. Centomila visualizzazioni e qualche spicciolo, ad oggi, e non da sempre, bensì da quando ho messo il contatore qui a fianco. Non sono mai rimasto infatuato dai numeri, agli incastri delle combinazioni preferisco le coincidenze casuali, quelle di cui mi accorgo notando uno spigolo, uno scostamento di passo o una rotondità, come in questo caso. Così come non m'ingabbia o toglie fiato l'ansia di trasformare una visita di amici in un'addizione forzata, ecco perché preferisco coltivare l'orto piuttosto che allargare il cerchio. Centomila sono già uno sproposito, che se ci penso - tante persone che per farle sedere tutte non basterebbero gli spalti di San Siro - ho un capogiro. Lo stesso mal di testa che mi viene quando cerco di riflettere sul fatto che in anni di appunti ormai il blog s'è trasformato in qualcosa che va al di là del singolo passo. Vedo un cammino, non un quadro compiuto. Può darsi che un giorno qualcuno, guardandole dall'alto, con distacco sappia intravedere tra le tessere un mosaico, ma questa non è impresa che si può chiedere a me, almeno non ora, che ci sono dentro fino al collo e già a tener fuori dall'acqua il naso e gli occhi faccio uno sforzo.In ogni caso, per tutti i visitatori che passano con regolarità o anche saltuariamente da qui ho in serbo un abbraccio, fraterno. Raramente tra le righe mi sono risparmiato, quasi mai censurato. Grazie a questa fessura sapete di me moltissimo, a volte immagino più di quanto conoscete di molte persone che vi sono vicine. Il regalo più bello sarebbe che questa intimità, il desiderio continuo di dialogo, la spola ininterrota tra parola ed ascolto sia estesa proprio a quelle persone che avete accanto. Allora sì queste centomila gavette non saranno di ghiaccio e averle scritte avrà avuto un senso. E ancora l'avrà, interessasse a centomila persone o anche a uno solo.
Foto by Leonora
mercoledì 24 agosto 2011
Grazie mille
Al buon Dio, se esiste, che mi ha fatto nascere con la camicia e anche con un pullover, per quando fa freddo.
Alle donne, che sono la dimostrazione che Dio esiste, specie quelle che in tutti questi anni, spesso senza neppure sfiorarmi con un dito, mi hanno portato lo stesso in paradiso.
Ad Angelo, che mi considera un fratello. Più di un fratello.
A Isabella, che mi rimane ancora a fianco, nonostante le debolezze, gli errori, le asprezze che potevo evitare e che invece ho accentuato.
A Raffaele, Paolo, Brunella, Paola, Lela, Manuela, Cristina e tutti gli amici d'infanzia, che mi sono rimasti amici ancora adesso.
A Viviana, Elisa, Claudia, Maddalena, Federica, Sabrina, Valeria, Giuliana, Simona, Antonella, Chiara, Paola, Elena, Fabiola, Rosa, Marianna, Caterina, Maria Grazia, Valentina. Il perché lo so io.
A mia madre, per cui sono tutto.
A mio padre, che mi ha insegnato che nulla è tutto e che si deve sopravvivere sempre, lo stesso, tenendo in equilibrio sensibilità e amor proprio.
A Gianni, che se n'è andato troppo in fretta e che ha fatto "come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte".
Ad Angelina e Carletto, che mi hanno ricordano di godere la vita in salute, perché poi è tardi e la vecchiaia e gli acciacchi se la portano via.
Ad Emilio e Angelina, che mi rammentano che senza passioni si può morire dentro anche se si rimane in vita.
A Carla, una delle altre troppe persone che non ci sono più e che non posso abbracciare, dicendo loro che non l'ho mai fatto abbastanza.
A Eudemia, mia nonna, per tutte le volte che mi ha tenuto al caldo del suo letto, la mattina, e per la carne inpannata, che mi faceva trovare il pomeriggio per merenda.
A Sabina, perché l'amore non ha bisogno di parole e neppure di ricordi per restare impresso come stigmate, nella memoria.
A David, amico per elezione e stella polare quando sono nella nebbia.
A Mauro e Marco, che non conoscono il pesa della riconoscenza.
Al direttore che se n'è appena andato via e che mi ha voluto qua e che non potrò mai ricambiare in generosità, neanche se campassi fino a cento otto anni, come la Porta Musa.
Al mio nuovo e attuale direttore, che mi costringe a alzare l'asticella, migliorando sempre di più, senza accontentarmi dell'acqua bassa.
Ad Angelo Curtoni e Adolfo Caldarini, i miei primi direttori, che hanno creduto in me, tenendomi sotto la loro ala protettiva ma anche spingendomi a volare.
A Mario Rapisarda e Maurizio Giunco, nonostante tutto, perché a volte si è spinti a volare anche quando si riceve nel sedere una pedata.
Ai miei colleghi di Espansione Tv, del Corriere di Como e ora de La Provincia, perché da loro ho imparato più di quanto abbia insegnato.
A Mauro Colombo, che mi ha aiutato nella prova scritta di matematica alla maturità e pure in tutti i cinque anni del liceo, perché senza di lui mi avrebbero bocciato senza speranza.
Alle professoresse delle medie, Bugnoni e Taborelli, la seconda perché mi ha ferito nell'orgoglio spingendomi a reagire, la prima perché ha creduto in me, non facendomi sentire una schifezza.
A Laura, Roberto, Roberta, Loris, Fabrizio, Flavia, Fulvio, Manuela e Matteo, Giulia, Cristian, Alice, Alberto, Silvia, che mi fanno sentire parte di una famiglia.
A Angelo, per tutti i mobili e i lavoretti che ha fatto in casa mia.
A Basco e Luisella, che mettono a disposizione la loro casa e hanno un'ospitalità senza salamelecchi, genuina.
Ad Ambrogio, Amelio, Filippo e anche Giulio, loro sanno perché.
A don Nello, don Mario, don Luigi e ai preti in generale, che in tanti ne parlan male, ma per me sono stati una guida, esempio di libertà e fratellanza.
A Elisabetta, che aveva sette/otto anni più di noi e ci portava tutti in vacanza, in Puglia, guidando un 127 Blu che allora non era neanche stretto e non faceva neppure caldo, nonostante fosse un agosto afoso quanto questo e non esistesse aria condizionata né climatizzatore incluso nel mezzo.
A Giampietro e a ciò che è stato per me quando da bambino che ero sono diventato ragazzo.
A George, e Peter, David e tutti gli American Bardaglios, che rendono il mondo piccolo e ogni continente una casa.
A Francesco Corrado, che mi ha sempre trattato come un figlio.
A Dino Merio, esempio mirabile di professionalità giornalistica anche senza essere un professionista.
Agli amici di Facebook.
Ai membri del Como Blog (Elena, Gaspar, Frenz, Alessandro, Giovanni, Luca, Andrea....) orizzonte aperto sulla mente e sul mondo.
A Leonora, che presta i suoi occhi per dare immagine a questo angolo virtuale.
A tutte le persone che qui non ho nominato e che lo avrebbero meritato.
E, soprattutto, a tutti coloro che con piccoli gesti, di cui spesso neppure mi accorgo, rendono la mia vita migliore, comoda, interessante, vivace, bella, felice, buona.
A tutti, grazie. Foto by Leonora
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