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mercoledì 11 novembre 2020

L'estate di San Martino (La natura che aggiusta)

Al mio compleanno, da che sono nato, segue il giorno che nella tradizione contadina si dedicava al trasloco, con i lavoratori stagionali che lasciavano la cascina, la casa padronale, con la natura entrata a riposo e poche braccia necessarie a mandare avanti tutto.
È per una coincidenza che in questa data mi sia trovato ad entrare nei locali dove tuttora abito, e oggi, quarantotto anni dopo, riscopra pienamente il contatto con la terra, il gusto di mettere fisicamente mano all'erba, alle piante, al giardino.
Un piacere che in parte ha sostituito quello della lettura, l'unica esperienza che fino ad ora mi permetteva di distrarmi da tutto, di rilassarmi, di riparare, di "aggiustarmi", in qualche modo, entrando e vivendo un altro mondo.
Non so se durerà, se il desiderio irrefrenabile di accantonare tutto e di prendermi cura del prato, dell'orto, delle aiuole, del bosco, sentendomi con la natura un essere unico, durerà a lungo, se sarà un fuoco di paglia o goccia che scava la roccia, che cambia non soltanto l'esterno di casa oppure l'essenza di ciò che sono, dentro.
Faccio pochi calcoli, come ho scritto ieri, "vivo l'attimo", avvertendo tuttavia il germoglio di un cambiamento profondo e intravedendo all'orizzonte il desiderio di essere un uomo diverso, con differenti obiettivi, priorità, la volontà di rifuggire l'ansia, lo stress, togliendo dal piedistallo la carriera, la posizione, il denaro, il comando, entrando più in armonia con il mondo, assecondando la ruota che gira, da sempre, sentendomi parte di un tutto.
Sono sulla soglia di quella stagione di vita tra estate ed autunno. Sto diventando vecchio.
Mi fa un poco paura, ma non mi dispiace affatto.

P.S. L'undici novembre ricorda San Martino, santo guerriero, famoso per avere diviso il mantello con chi aveva freddo. In quel mantello diviso io vedo tuttora un simbolo, il segno del materiale che non può, non deve essere fonte di divisione, piuttosto deve essere diviso, poiché esiste qualcosa di più grande, importante, essenziale, buono. Uno scrupolo attuale oggi, in questo tempo in cui sempre più il denaro rischia di diventare la misura di tutto. Il contatto con la natura insegna pure questo: a mettere in giusta scala il valore del possesso, dell'armonia, del tempo, dei fini, del mezzo.

domenica 5 agosto 2018

A come Agosto (e come vAccanza, con due c)


https://www.flickr.com/photos/lyonora/6099725560/
C'è chi si accontenta di poco, io di moltissimo.
Due giorni a casa da solo, un fine settimana regalato dalle persone che mi vogliono più bene e che sanno quanto apprezzo l'abitazione di famiglia, l'ombra del sottotetto, i refoli di aria che lieve o forte da nord soffia sempre, le comodità dell'elettronica, le parole da leggere, le compagnie improvvisate e occasionali e soprattutto il tempo davanti senza ostacoli, gabbie o impedimento.
E' un bell'agosto, che dà modo di sentirmi appieno umano e invita a dire grazie per ciò che ha valore grande, nonostante sia in apparenza piccolo.

Cinque esempi.
  • Le discussioni davanti a un aperitivo o a cena, attorno a un tavolo, parlando del più e del meno, condividendo, confrontandoci, cambiando idea o rafforzandola, se è il caso.
  • Le chiese aperte a mezzogiorno (sono sempre meno e mi spiace, anzi, credo dovremmo rifletterci, invitare a un cambiamento, poiché non è possibile che sia nei paesi sia in città in pausa pranzo si possa fare di tutto, tranne entrare e sostare nei luoghi dedicati allo spirito).
  • I messaggi inviati senza uno scopo preciso, soltanto per dire: "Ciao, mi sei venuto in mente, volevo salutarti e dirti che mi ricordo di te e che per qualsiasi cosa ci sono".
  • I libri, attraverso i quali viaggio ovunque, nello spazio e pure nel tempo (da una settimana faccio compagnia al Conte di Montecristo, capace di sorprendermi in ciascuna delle mille e trecento pagine che mi porto appresso)
  • La frutta e la verdura di stagione, nell'orto e ancor meglio nel piatto.
P.S. Giorni così a casa nostra li chiamiamo "vaccanza", con due c, per sottolineare come l'unica regola sia fare ciò che più aggrada, senza altro limite che rispettare la libertà altrui di trascorrere a loro volta momenti simili.

sabato 27 agosto 2016

Su, coraggio (La faccia tosta di scrivere)

Foto by Leonora
Due mesi e un giorno. Due mesi e un giorno di silenzio qui e poche chiacchiere altrove. Il tempo di prendere fiato e togliere laccio e museruola ai pensieri, facendoli decantare come in una pozza, una pozza di acqua limpida e placida ma dal fondale scuro, quasi nero. Ho sciacquato i miei panni lì, guardando il mio volto riflesso, cercando di capire come posso essere migliore dell'uomo che sono.
Lo ammetto subito: non l'ho compreso. Però sono contento di ciò che mi è capitato nel frattempo: ho viaggiato parecchio, corso molto, camminato altrettanto, lavorato il giusto, letto tantissimo. Steinbeck, Faulkner, Tolstoj, Cronin, Bernanos... Compagni di viaggio ingombranti e discreti, che hanno moltiplicato le epoche vissute e i luoghi che ho visitato.
Una dozzina di volte ho deciso di scrivere qualcosa, altrettante volte ho rinunciato, consapevole dell'impossibilità - almeno da parte mia - di mettere nero su bianco qualcosa di serio, di definitivo.
Un'ambizione a cui ho rinunciato presto, mentre più difficile è stato superare la pigrizia subentrata nel mezzo. La supero oggi, più per rompere il ghiaccio che per un concetto di senso compiuto.
Se proprio dovessi scegliere un pensiero, uno solo, su tutti, direi che nella vita spesso occorre sfrontatezza, assenza di eccessivo pudore. In una parola, occorre "coraggio". Il coraggio della faccia tosta, anche, o della leggerezza, meglio. Il coraggio del non darsi troppa importanza, di non pretenderla soprattutto. Il coraggio dell'autoironia, di sfidare il senso del ridicolo. Il coraggio dei buoni propositi, dei progetti ambiziosi, delle aspirazioni ardite, dei sogni da realizzare e prima ancora da avere. Il coraggio di parlare, di esprimersi, di dialogare, dopo essere stati per lungo tempo in silenzio.

sabato 30 giugno 2012

Ritrovar me stesso

Foto by Leonora
Dare ordine, definire le priorità, badare al tempo medio (i prossimi due mesi) e non soltanto al giorno dopo oppure a settembre, l'orizzonte che mi sono dato per un cambio di passo, soprattutto lavorativo. Do priorità anche così, scrivendo, concedendo forma al magma delle emozioni, degli stati d'animo. Che abbia bisogno di un poco di riposo mentale lo capisco ascoltando la radio. In questi giorni detesto le chiacchiere, le futilità e vorrei ascoltare soltanto musica. Di più. In quella straordinaria invenzione ch'è la radio interattiva (per chi non lo sapesse, su Internet - con Sibilla di R101, ad esempio - c'è la possibilità di scegliere la musica in base a come ci si sente: serio, allegro, energico...) in questi giorni mi scopro sempre a scegliere la modalità "rilassato". Vorrà pur dire qualcosa. Luglio e agosto sono dunque nominati d'urgenza e de facto come i mesi della lieta coscienza di sé e della giusta ricollocazione nel quadro infinito dell'universo. Vabbè, forse l'universo è esagerato. Facciamo la terra, il mondo. È troppo lo stesso? L'Italia. Como, Monza. Casa mia, la camera da letto. Ok, io medesimo. Luglio e agosto sono nominati d'urgenza e de facto i mesi della giusta ricollocazione nel quadro finito di me stesso. Se mi trovo, non dovrebbe neppure essere malaccio.