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mercoledì 12 ottobre 2022

Il lavoro che verrà (Oltre il mercato)

"Finché i leoni non cominceranno a raccontare le loro storie, i cacciatori saranno sempre gli eroi"
Proverbio Africano

Nell'ultimo arrivo massiccio di migranti, mi sono trovato di fronte a un dilemma teorico (teorico, poiché non avendo incarichi istituzionali o ruoli di responsabilità, fondamentalmente non avevo né ho potere alcuno).
Da un lato l'ipotesi di ospitare chi tende la mano senza chiedere nulla in cambio, smentendo così la convinzione secondo cui il lavoro è utile poiché dà dignità all'essere umano, ne soddisfa un bisogno di realizzazione personale.
Dall'altro l'opportunità di trovar loro un'occupazione, sfidando la magmatica burocrazia e soprattutto il rischio che venisse fatta concorrenza sleale, poiché non retribuita il giusto, con chi quei possibili lavori li svolgeva già per conto suo (penso alla manutenzione del verde, ad esempio).
La risposta che mi diedi allora e che considero tuttora valida fu questa: occorrerebbe "inventarsi" professioni, mestieri che ora non ci sono o che, se anche ci fossero, non otterrebbero facilmente nicchie di mercato.
Il "memorialista" ad esempio. Colui o colei che raccoglie in forma scritta o audio video i ricordi delle persone anziane. Oppure il cantastorie, il "raccontatore" professionista. O ancora Il censore di alberi. L'intrattenitore alle fermate del bus. Il giocoliere. Il lettore a domicilio. Il conversatore.
Tutti mestieri con un senso, con un valore, non un mercato. Perciò ancora più attraenti, davvero a misura di essere umano.

P.S. Sempre anni fa, partecipando a un incontro di orientamento per ragazzi e ragazze delle scuole superiori, l'interlocutore che avevo accanto disse che negli anni a venire sei mestieri su dieci sarebbero stati nuovi, non erano dunque ancora stati inventati. Mi sembrò un'esagerazione. Con il senno del poi ammetto che è vero, che aveva ragione. Quel mondo, lo riconosco, è diventato il mio.

venerdì 30 ottobre 2020

To be or not to be (Coorious)

Un seme, un germoglio, un'intuizione. È partito tutto da qui, in abbinata all'ostinazione di chi non si arrende e alla capacità - che per me ha del prodigioso - di chi osserva la realtà e riesce a ricavarne modelli, qualcosa di replicabile e trasmissibile (Paolo, sto parlando di te).
Domani il nuovo progetto di Edoomark verrà presentato ufficialmente su L'Eco di Bergamo, che in questa ciorcostanza è il primo partner, ma la piattaforma per capire meglio di cosa si tratta è già pronta dal pomeriggio di oggi.
Si chiama Coorious ed ha a che fare con il mio mestiere in senso lato, cioè sulla competenza del cercare, capire, raccontare.
Una gestazione per cui sono occorsi mesi e che ho avuto il piacere di seguire, anche se il grosso, ciò che conta, l'hanno fatto altri, sempre comunque appartenenti ad una squadra, a un gruppo di lavoro in cui ciascuno fa la propria parte e il tutto risulta assai maggiore di ogni singola componente.
Per il momento può bastare così, anche perché il resto, il senso più generale di simili esperienze, l'ho già raccontato tra le righe, in passato, compreso un post di un paio di settimane fa, sempre in questo blog, citando la vera anima di tutti i progetti, insieme al nocciolo più autentico del loro valore.

P.S. “Coorious” non è un’accademia, né un corso, né tanto meno una scuola, bensì qualcosa di simile alla bottega artigiana, un’esperienza in cui facendo, realizzando, mettendo testa e mano, si impara.

domenica 9 novembre 2014

A tempo guadagnato

Foto by Leonora
C'è un effetto della crisi, della modernità, del desiderio di efficientismo o decidete voi che altro, capace di erodere un valore fondamentale per fare le cose per bene: il tempo. Specie quello che a un occhio distratto pare perso e invece è essenziale quanto il lievito per il pane o l'azzurro per il cielo.
Torno in basso, facendo esempi terra terra, quali il poliziotto, l'insegnante, il medico e tutti quei mestieri, giornalista compreso, che non si possono misurare a ore o a prestazioni singole, bensì presuppongono un investimento ad ampio raggio.
Prendiamo il commissario Maigret o Montalbano, se preferite. Nessuno può negare siano personaggi positivi eppure "perdono" un sacco di tempo, fumando la pipa, passeggiando per i boulevard di Parigi, o nuotando "a ripa di mare", a Marinella, concedendosi lunghe e abbondanti pause pranzo, con tanto di caponatina e sarde a beccafico.
Cosa fa la differenza? Perché siamo propensi a concedere loro ciò che invece negheremmo al funzionario pubblico che abita sul nostro stesso pianerottolo o al collega della scrivania a fianco?
Semplice: il risultato. Maigret o Montalbano alla fine il loro lavoro lo fanno, acchiappano il ladro o l'assassino o lo acchiappano quasi sempre in virtù dei ragionamenti, delle intuizioni, dei contatti sia relazionali, sia cerebrali, che si creano mentre stanno facendo tutt'altro rispetto a quello che in senso stretto è il loro lavoro.
Non la faccio lunga, volevo solo dire questo: l'efficienza è importante ma non si può misurare unicamente a ore o a prestazioni, con un modello fordista, da catena di montaggio.